Da: www.caffe.ch 14.2.10
Giovanna Guareschi non si arrende al rapimento di Alessandro
‘Non vedo mio figlio da quasi un anno, temo di impazzire’
Simonetta Caratti
Nemmeno nel peggiore dei suoi incubi poteva immaginare una sofferenza simile. Da tre anni Giovanna Guareschi, insegnante luganese, lotta come una leonessa per riavere suo figlio Alessandro, che il compagno trattiene in Italia. Risucchiata in una girandola infernale di denunce, perizie e visite sorvegliate la donna, seppur sfiancata, non si arrende. “Lotterò fino alla fine”, dice al Caffè la protagonista di quello che è diventato un incidente diplomatico tra Svizzera e Italia per il rapimento di un minore: Alessandro, compirà sette anni a settembre, non vede la madre da un anno. “So che la Svizzera non ci abbandonerà”, dice Guareschi, vittima di una burocrazia che sta stritolando i suoi diritti di madre.
Nessun genitore dovrebbe patire un calvario simile,
soprattutto in Paesi che si definiscono democratici, ma poi non rispettano le convenzioni sui minori dell’Aia: Berna da tempo chiede a Roma di osservare gli accordi internazionali e restituire Alessandro alla madre.
Anche il senatore Dick Marty ha sollecitato qualche mese fa il Consiglio federale, chiedendo di intervenire in una vicenda che ha definito “allucinante”.
Mentre la Svizzera agisce per vie diplomatiche e non esclude di optare per eventuali contromisure, la madre di Alessandro non trova pace: “Nemmeno alla peggiore criminale viene vietato di abbracciare suo figlio per quasi un anno. Annamaria Franzoni, l’omicida di Cogne, lei i suoi figli li può vedere. Io è da marzo del 2009 che non so nulla di Alessandro. A volte mi sembra di impazzire dal dolore”.
Il sorriso Giovanna Guareschi l’ha perso da un pezzo, nella sua casa a Cademario, si accumulano documenti di tribunali. Chili di carta, raccontano anni di battaglie legali per riavere Alessandro, che il padre approfittando di un diritto di visita, da tre anni trattiene a Parma, accusandola di maltrattamenti. Accuse pesanti archiviate la scorsa estate dalla giustizia italiana e in precedenza già vagliate e abbandonate dalla giustizia svizzera. Quelle ecchimosi sulle gambe di Alessandro non erano, come sosteneva il padre, frutto di maltrattamenti della mamma, ma il risultato di giochi e corse che ogni bimbo di quell’età conosce. Con la sentenza italiana che la scagiona totalmente l’estate scorsa mamma Guareschi tira un sospiro di sollievo, pensa ad una svolta, ma si sbaglia: “Ho chiesto di poterlo almeno sentire al telefono, ma non mi hanno nemmeno risposto”. Nulla cambia nemmeno a fine luglio quando la tutoria di Agno, decide per l’ennesima volta, che il piccolo è affidato alla madre e deve rientrare in Svizzera. Ora si è messa in moto la diplomazia.
A Guareschi chiediamo se in tutta questa brutta storia, si rimprovera qualcosa: “Mi pento di avere permesso il diritto di visita al mio ex compagno. Avrei dovuto difendere mio figlio. Ho perso 4 anni della sua vita, nessuno me li ridarà”.
Commenti