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Archivio Dfe

Da: La regione, 1.3.08, pagina 3

 

‘Sono solo fatti miei...’
Archivio Dfe, Masoni svela il mistero e precisa: solo note personali


Ben 1.200 scatole, una più una meno. Stracolme di bigliettini d’auguri, discorsi pubblici, rela­zioni, conferenze saluti, inter­venti, interviste, appunti, bozze: insomma, un «bagaglio» perso­nale creato in dodici anni d’atti­vità, sostiene lei,
Marina Ma­soni.
Certo, ma in tutte quelle scatole c’è anche documentazio­ne preziosa e necessaria all’atti­vità del governo, dunque atti uf­ficiali dello Stato, ribattono i suoi ex colleghi che ne chiedono la restituzione.
L’inquietante storia dell’ar­chivio scomparso segnala perlo­meno una tappa importante: si sa dov’è. È depositato negli uffi­ci di
Lorenzo Anastasi, presi­dente del Tribunale cantonale amministrativo (Tram). Come c’è finito? Ce l’ha depositato agli inizi dello scorso dicembre la stessa Marina Masoni per caute­larsi di fronte alla richiesta esplicita di restituzione giuntale l’8 dicembre scorso dal Consi­glio di Stato tramite raccoman­data.
Gentile signora, scrive la pre­sidente del governo,
Patrizia Pesenti, mancano all’appello gli archivi delle ultime tre legi­slature: « Incarti contenuti in più di un migliaio di scatole a suo tempo depositati negli armadi ‘compactus’ nell’apposito archi­vio di Direzione del Dfe ». A scan­so di equivoci, più avanti si pre­cisa: « Non vi è peraltro dubbio alcuno che questi incarti hanno essenzialmente una valenza pub­blica e non possono certo essere considerati alla stregua di docu­menti privati o personali ». Que­sta « spiacevole situazione », pro­segue la raccomandata dello scorso 8 dicembre, pregiudica l’attività del Dfe. Ergo, « ci vedia­mo costretti – scrive Pesenti – a chiederle di restituire al più pre­sto al Cantone tutti gli incarti asportati nella loro integrità, con l’auspicio che non siano state fat­te o vengano fatte delle copie».
Comprendendo che far tornare a Palazzo 1.200 scatole non è im­presa semplice, il governo offre a Masoni l’opportunità di defini­re le modalità di riconsegna del­la documentazione – entro dieci giorni – con il Cancelliere, Giampiero Gianella. Insomma, trovato l’accordo faccia pure con comodo.
L’ex direttrice del Dfe reagi­sce quasi subito con un’altra raccomandata spedita tre giorni dopo, l’11 dicembre 2007: si trat­ta di un archivio privato, precisa Masoni, ma ho deciso di conse­gnare immediatamente tutte le scatole sigillate al Tribunale cantonale amministrativo. E si dice sorpresa, l’ex consigliera di Stato, che solo ora (otto mesi dopo la sua uscita dal governo) ci si renda conto della necessità di quell’archivio.
Il fatto è che (vedi rapporto della Cia, pagina 3 e scheda a parte) mancherebbero anche al­cuni documenti ritenuti essen­ziali e riferiti all’affaire Frapol­li; documenti richiesti dai periti dell’apposita Commissione d’in­chiesta ma ‘scomparsi’. È a quel punto che l’attuale direzione del Dfe ha compreso che in quell’ar­chivio forse non ci sono solo ‘ri­cordi personali’. Marina Maso­ni in proposito è categorica: «
I dossier e le carte di rilevanza per le attività dello Stato sono tutti in possesso dei servizi competenti », come peraltro capitava in passa­to: quando entrai in governo, ag­giunge, « mi fu detto che non esi­steva un archivio di Direzione del Dfe ». Tutto ciò che è stato porta­to via, dunque, fa parte di « un archivio personale ». Archivio co­munque a disposizione, ma solo tramite la ‘mediazione’ del giu­dice Anastasi. Lo stesso giorno, infatti, l’ex direttrice del Dfe inoltra un ricorso al Tram con­tro la richiesta del Consiglio di Stato. Procedura, va detto, deci­samente insolita; lo ammette la stessa Masoni. « Spiacente – si legge alla fine del ricorso – di do­ver adire codesto tribunale con una domanda ibrida e inusua­le...
». Che la situazione sia ‘ibri­da’ ne è consapevole lo stesso Anastasi che, in una lettera del 13 dicembre scorso al Consiglio di Stato, rende nota la decisione di Marina Masoni ed aggiunge: « Considerata la particolarità della fattispecie e l’assenza di di­sposizioni che attribuiscono al Tribunale cantonale ammini­strativo una qualsivoglia compe­tenza in materia, evito, almeno per il momento, di aprire un pro­cedimento formale. (...) Mi limito a dichiararmi disposto a fungere da mediatore per dirimere la ver­tenza in modo pragmatico e di­screto ».
Il presidente del Tram propo­ne quindi un incontro fra le par­ti all’inizio di gennaio 2008. Ma il governo, sostiene Masoni, non ha risposto. Ieri è giunta la repli­ca
del Consiglio di Stato. La si­gnora Masoni, si precisa nella nota, « non ha sinora proceduto alla riconsegna » e si è rivolta al Tram anche se quest’ultimo non ha competenza in materia. Il governo non cede.
Il motivo? «
Si ricorda infatti che, in virtù di un concetto incon­testato della dottrina archivisti­ca ogni documento raccolto o pro­dotto nell’esercizio della funzione pubblica appartiene alla medesi­ma ed è per definizione di perti­nenza dell’autorità». E la dottri­na giudiziaria cosa dice in pro­posito?




‘È il mio archivio, composto da biglietti privati, discorsi, saluti...’

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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