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Ben 1.200 scatole, una più una meno. Stracolme di bigliettini d’auguri,
discorsi pubblici, relazioni, conferenze saluti, interventi,
interviste, appunti, bozze: insomma, un «bagaglio» personale creato in
dodici anni d’attività, sostiene lei,
Marina Masoni.
Certo, ma in tutte quelle scatole c’è anche documentazione preziosa e
necessaria all’attività del governo, dunque atti ufficiali dello
Stato, ribattono i suoi ex colleghi che ne chiedono la restituzione.
L’inquietante storia dell’archivio scomparso segnala perlomeno una
tappa importante: si sa dov’è. È depositato negli uffici di
Lorenzo Anastasi,
presidente del Tribunale cantonale amministrativo (Tram). Come c’è
finito? Ce l’ha depositato agli inizi dello scorso dicembre la stessa
Marina Masoni per cautelarsi di fronte alla richiesta esplicita di
restituzione giuntale
l’8 dicembre scorso dal Consiglio di Stato tramite raccomandata.
Gentile signora, scrive la presidente del governo,
Patrizia Pesenti,
mancano all’appello gli archivi delle ultime tre legislature: «
Incarti contenuti in più di un migliaio di scatole a suo tempo
depositati negli armadi ‘compactus’ nell’apposito archivio di
Direzione del Dfe
». A scanso di equivoci, più avanti si precisa: «
Non vi è peraltro dubbio alcuno che questi incarti hanno
essenzialmente una valenza pubblica e non possono certo essere
considerati alla stregua di documenti privati o personali
». Questa «
spiacevole situazione
», prosegue la raccomandata dello scorso 8 dicembre, pregiudica l’attività del Dfe. Ergo, «
ci vediamo costretti –
scrive Pesenti –
a chiederle di restituire al più presto al Cantone tutti gli incarti asportati nella loro integrità, con
l’auspicio che non siano state fatte o vengano fatte delle copie».
Comprendendo che far tornare a Palazzo 1.200 scatole non è impresa
semplice, il governo offre a Masoni l’opportunità di definire le
modalità di riconsegna della documentazione – entro dieci giorni – con
il Cancelliere, Giampiero Gianella. Insomma, trovato l’accordo faccia
pure con comodo.
L’ex direttrice del Dfe reagisce quasi subito con un’altra
raccomandata spedita tre giorni dopo, l’11 dicembre 2007: si tratta di
un archivio privato, precisa Masoni, ma ho deciso di consegnare
immediatamente tutte le scatole sigillate al Tribunale cantonale
amministrativo. E si dice sorpresa, l’ex consigliera di Stato, che solo
ora (otto mesi dopo la sua uscita dal governo) ci si renda conto della
necessità di quell’archivio.
Il fatto è che (vedi rapporto della
Cia, pagina 3 e scheda a parte) mancherebbero anche alcuni documenti
ritenuti essenziali e riferiti all’affaire Frapolli; documenti
richiesti dai periti dell’apposita Commissione d’inchiesta ma
‘scomparsi’. È a quel punto che l’attuale direzione del Dfe ha compreso
che in quell’archivio forse non ci sono solo ‘ricordi personali’.
Marina Masoni in proposito è categorica: «
I dossier e le carte di rilevanza per le attività dello Stato sono tutti in possesso dei servizi competenti
», come peraltro capitava in passato: quando entrai in governo, aggiunge, «
mi fu detto che non esisteva un archivio di Direzione del Dfe
». Tutto ciò che è stato portato via, dunque, fa parte di «
un archivio personale
». Archivio comunque a disposizione, ma solo
tramite la ‘mediazione’ del giudice Anastasi. Lo stesso giorno,
infatti, l’ex direttrice del Dfe inoltra un ricorso al Tram contro la
richiesta del Consiglio di Stato. Procedura, va detto, decisamente
insolita; lo ammette la stessa Masoni. «
Spiacente
– si legge alla fine del ricorso –
di dover adire codesto tribunale con una domanda ibrida e inusuale...
». Che la situazione sia ‘ibrida’ ne è consapevole lo stesso Anastasi
che, in una lettera del 13 dicembre scorso al Consiglio di Stato, rende
nota la decisione di Marina Masoni ed aggiunge:
«
Considerata la particolarità della fattispecie e l’assenza di
disposizioni che attribuiscono al Tribunale cantonale amministrativo
una qualsivoglia competenza in materia, evito, almeno per il momento,
di aprire un procedimento formale. (...) Mi limito a dichiararmi
disposto a fungere da mediatore per dirimere la vertenza in modo
pragmatico e discreto
».
Il presidente del Tram propone quindi un incontro fra le parti
all’inizio di gennaio 2008. Ma il governo, sostiene Masoni, non ha
risposto. Ieri è giunta la replica
del Consiglio di Stato. La signora Masoni, si precisa nella nota, «
non ha sinora proceduto alla riconsegna
» e si è rivolta al Tram anche se quest’ultimo non ha competenza in materia. Il governo non cede.
Il motivo? «
Si ricorda infatti che, in virtù di un concetto incontestato della
dottrina archivistica ogni documento raccolto o prodotto
nell’esercizio della funzione pubblica appartiene alla medesima ed è
per definizione di pertinenza dell’autorità».
E la dottrina giudiziaria cosa dice in proposito?
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