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Bosco e Carì: gli errori della Sezione promozione economica e dell’Ufficio lavori sussidiati

Da: La regione, 1.3.08, pagina 2

 

Autopsia del colabrodo
Bosco e Carì: gli errori della Sezione promozione economica e dell’Ufficio lavori sussidiati


Il ‘Nevegate’ ai raggi X. Nel centinaio di pagine del rapporto della Commissione d’inchiesta amministrativa (Cia) – il docu­mento nella versione integrale è stato ap­pena pubblicato dal settimanale “il caffè” sul proprio sito online
– vi è tutto quello che c’è da sapere sui pesanti retroscena dei progetti di rilancio degli impianti di risalita e delle infrastrutture invernali di Bosco Gurin e Carì.
Progetti targati Giovanni Frapolli, im­prenditore e dallo scorso aprile deputato
Ppd al Gran Consiglio. Progetti al benefi­cio di sostanziosi finanziamenti pubblici concessi con la ‘benedizione’ di una rile­vante fetta del mondo politico ticinese e senza sufficienti approfondimenti da ser­vizi dell’Amministrazione cantonale.
E il quadro che emerge dal documento firmato dal consulente giuridico del go­verno Guido Corti e dall’economista Mi­chele Passardi è tutt’altro che edificante. Sullo sfondo del ‘Nevegate’ interessi pri­vati, pressioni interne ed esterne all’Am­ministrazione,
leggerezze di funzionari, procedure e normative non sempre inter­pretate in maniera corretta. In base al mandato conferito loro – l’apertura del­l’inchiesta è stata decisa dal Consiglio di Stato lo scorso settembre – i periti Corti e Passardi si sono concentrati sulle moda­lità con le quali sono stati elargiti i sussi­di per lo sviluppo delle stazioni invernali di Bosco e Carì nell’arco di un decennio, fra il 1996 e il 2006. Hanno così passato in rassegna: il voluminoso e dettagliato rap­porto, che ha dato il via all’inchiesta am­ministrativa, allestito fra il luglio e l’otto­bre 2007 dal Controllo cantonale delle fi­nanze su incarico del governo; alcuni de­gli atti dell’inchiesta penale avviata nel 2003 dalla Procura in seguito a una denuncia e sfociata l’anno dopo in un “non luogo a procedere” per Frapolli e al­tri; documenti della Sezione del promovi­mento economico e del lavoro (Spel), poi Sezione della promozione economica (Spe), del Dfe.




Giovanni Frapolli

 

Speciale Il rapporto della Cia a cura della Redazione foto Ti-Press

La nota a protocollo di Gendotti e Pesenti stroncava il messaggio per Bosco e Carì
La ‘nota a protocollo’ inserita da Gendotti e Pesenti nel messaggio governativo del 28 marzo 2007 che proponeva il risanamento di Bosco e Carì – messaggio firmato da tutti e cinque i consiglieri di Stato – non era una semplice riserva su qualche paragrafo ma una stroncatura a tutti gli ef­fetti. “I risanamenti così come proposti – scrivevano – non risolvono i problemi delle due stazioni e delle due Sa, nemmeno a medio termine. Si impongono quindi, a nostro modo di vedere, misure molto più incisive e tali da consentire una gestione economicamente sostenibile e la costi­tuzione di riserve per garantire le necessarie operazioni di manutenzione e ristrutturazione degli impianti”. Non sarebbe stato meglio, allora, non votare il messaggio? Tanto più che le obiezioni – spiega la Cia – erano «
supportate anche da rilievi di natura contabile ».

Quell’inchiesta penale all’epoca snobbata


Nel 2004 il governo non chiese copia del non luogo a procedere. ‘Incomprensibile’

Dell’operato di Frapolli nell’ambito delle società Centro Turistico Grossalp e Giovani­Bosco il Ministero pubblico si era occupato tra il 2003 e il 2004. Il procedimento era parti­to in seguito a una denuncia privata che ipo­tizzava reati diversi: amministrazione infede­le qualificata, appropriazione indebita, fal­sità in documenti e conseguimento fraudo­lento di falsa attestazione. L’inchiesta, titola­re l’allora pp Emanuele Stauffer, era termina­ta con un decreto di non luogo a procedere nei confronti di Frapolli e altri.
Dunque tutto archiviato. Nell’apparente in­differenza del governo, all’epoca peraltro in­teramente formato da ministri con formazio­ne giuridica. Tant’è che né il Consiglio di Sta­to né i suoi funzionari avevano ritenuto ne­cessario sollecitare copia del ‘non luogo’ alla magistratura. La prima e unica richiesta del
governo è del 25 settembre 2007: un’istanza (successivamente accolta) alla Camera dei ri­corsi penali affinché il Controllo cantonale delle finanze, per poter allestire il suo rappor­to, potesse visionare anche gli atti di quel procedimento.
Annota in maniera alquanto critica la Commissione d’inchiesta amministrativa: «
Ora, se la mancata trasmissione spontanea degli atti da parte della Procura appare senz’altro legittima dal profilo formale, questa Commissione difficilmente comprende le ragio­ni per cui il Consiglio di Stato non abbia tem­pestivamente richiesto l’accesso agli atti di una procedura che pure aveva coinvolto (quale te­stimone) un suo funzionario e che vedeva coin­volta quale parte una persona che aveva otte­nuto importantissimi aiuti pubblici sia a titolo personale (per la realizzazione dell’Albergo Walser) sia in qualità di amministratore di so­cietà beneficiarie di consistenti sussidi ».
Ancor più sorprendente è il fatto che, a fronte di una campagna stampa abbastanza virulenta nei confronti di Frapolli, il CdS e le istanze preposte non abbiano (apparente­mente) riscontrato alcuna esigenza di ap­profondimento o di accertamenti ammini­strativi supplementari negli incarti che vede­vano coinvolte le persone e le Sa oggetto della procedura penale. Nemmeno il Gran Consi­glio ha fatto sentire la propria voce: non risul­tano stranamente agli atti né interrogazioni né interpellanze.
Il governo, rileva la Cia, s’è mosso soltanto quando il deputato Attilio Bignasca ha tra­smesso la perizia contabile (allestita nell’am­bito dell’inchiesta penale) a Laura Sadis a fine maggio 2007.

 

Da non fare
Buoni volo, azioni e tessere


La Cia ha accertato una «
diffu­sa pratica » di pagamento di pre­stazioni svolte a Bosco e Carì mediante buoni volo Heli TV e mediante azioni emesse dalle Sa promotrici dei progetti; cui va aggiunta la distribuzione di carte stagionali per accedere alle piste. Buoni volo: per Gros­salp a Bosco se ne registrano per 495’384 franchi (anni 2001­06); per la GiovaniBosco Sa 172’200 franchi (2002-03); per Carì 2000 Sa 598’630 (2003-06). Totale: quasi 1,3 milioni, che « rappresenta un aumento del­l’indebitamento verso terzi ri­spetto al piano di finanziamento originario ».
La Cia ritiene che tali modalità di pagamento «
andavano conte­state dall’Ulsa e dalla Spel/ Spe ». Quanto fatto, invece, « co­stituisce una violazione dello spirito della Legge sui sussidi, che prevede il versamento del sussidio a fronte del pagamento della prestazione ». Questa mo­dalità di pagamento « non è sta­ta comunicata al momento della decisione sul sussidio e rappre­senta inoltre una modifica a po­steriori del piano di finanzia­mento ». Un « ulteriore aspetto problematico » è riferito ai casi « in cui le prestazioni sono state deliberate mediante procedure di concorso: qui, il pagamento con azioni o buoni volo rappre­senta una modifica unilaterale e a posteriori delle condizioni del bando: questo modo di procedere ha indebitamente modificato la procedura di delibera ».

 

‘Non ci sono prove di controlli concreti’

 
«
Un problema particolare si pone in presenza delle ‘autorizza­zioni d’inizio anticipato dei lavo­ri’ ». La Commissione d’inchiesta amministrativa (Cia) attacca così, a pagina 24 la serie di rispo­ste ai quesiti posti dal Consiglio di Stato.
Tali autorizzazioni «
sono state richieste e rilasciate in modo siste­matico in tutti i progetti realizzati sia a Bosco dalla Grossalp Sa, dalla GiovaniBosco Sa e da Fra­polli personalmente, sia a Carì dalla Carì 2000 Sa ». Non essendo ancora stata presa una decisione formale relativa al sussidio, in questa fase di domanda penden­te il potenziale beneficiario del sussidio non è ancora soggetto all’applicazione della Legge sugli appalti, poi trasformatasi in Leg­ge sulle commesse pubbliche. « L’autorizzazione all’inizio anti­cipato dei lavori lo abilita però ad avviare tutta una serie di opera­zioni concrete, quali la stipula di contratti, poi acquisiti nella suc­cessiva realizzazione del progetto eventualmente sussidiato ».
Conclusione: «
Risulta così pos­sibile deliberare opere senza sotto­porsi ai vincoli procedurali e di delibera previsti dalla LApp/LC­Pubb nel periodo di tempo tra la decisione d’inizio anticipato dei lavori e la decisione formale di concessione del sussidio ». Questa carenza « va imputata all’istanza esecutiva competente per l’eroga­zione del sussidio (la Spe), l’unica a intrattenere contatti col richie­dente al momento in cui l’obbligo del rispetto della LCPubb va fatto valere ».
Gli acconti

«
La procedura sinora seguita dalla Sezione della promozione economica (Spe) in materia di pa­gamento di acconti si fonda su una norma di delega assai am­pia, non sufficientemente precisa­ta da direttive interne di applica­zione ». Tale norma, evidenzia la Cia, « concede alla Spel/Spe la competenza per versare acconti fino a concorrenza dell’80% del sussidio stanziato. La legge e il re­golamento non subordinano il versamento ad alcuna verifica o condizione particolare, fatta ecce­zione per la congruenza fra entità degli acconti ed effettivo avanza­mento dei lavori ». La Spel/Spe, evidenzia la Cia, « ha fatto uso di questa ampissima e forse addirittura eccessiva dele­ga di regola senza coinvolgere al­cun servizio tecnico a titolo di preavviso e fissando unicamente quale parametro interno alcune condizioni minime quali la pre­sentazione di un giustificativo contabile (fattura) e della prova dell’avvenuto pagamento ».
(volumi,
quantitativi);
Appalti e incarichi diretti

Per le opere realizzate a Bosco e Carì, secondo la Cia «
non risul­tano prove di controlli concreti ef­fettuati dalla Spel/Spe riguardo al rispetto della Legge sulle com­messe pubbliche ». Verifiche pun­tuali sono state eseguite dall’Uffi­cio lavori sussidiati e appalti (Ulsa) « ma solo a posteriori in sede di verifica della liquidazione finale. Per tale ragione, gli accer­tamenti hanno potuto avere solo carattere di constatazione, ma non hanno potuto esplicare alcun effetto preventivo ».
Agli atti figurano diverse ri­chieste di ratifica di scelte proce­durali particolari formulate dal­le Sa: «
Approvate dall’Ulsa, mira­vano a ottenere autorizzazioni per procedere con incarichi diretti o l’approvazione di estensioni d’incarico. In relazione a queste approvazioni è necessario sottoli­neare come le stesse fossero soven­te (abilmente) formulate in modo da rendere difficilmente praticabi­le una decisione di segno opposto: questo non giustifica però una si­stematica approvazione senza al­cuna osservazione critica, che pur avrebbe potuto essere segnalata ». In almeno un caso – trasporto materiali con elicotteri della Heli Tv per 903mila franchi – la Cia ha constatato che l’autorizzazione di procedere con incarico diretto « sia stata presa senza che l’Ulsa abbia effettuato le necessarie e più che opportune verifiche ». La deli­bera « è intervenuta sulla base di una semplice lettera del Cda della Grossalp Sa con la motivazione generica secondo cui l’esecuzione dei lavori prevedeva la necessità di far capo a un Super Puma a quel tempo apparentemente in do­tazione alla sola Heli Tv ».
Restituire soldi?
L’osservanza della LCPubb rappresenta una delle condizioni generali cui è subordinato il rico­noscimento di sussidi pubblici in base alla LSuss: « Il mancato ri­spetto di tali norme – della cui esi­stenza i promotori dei progetti erano al corrente avendole pure in altri casi applicate – può rappre­sentare un motivo che giustifica una richiesta di restituzione par­ziale del sussidio erogato. Tutta­via, la constatazione del mancato rispetto della LCPubb avrebbe do­vuto essere oggetto di verifica ed evidenziata nei rapporti di liqui­dazione dell’Ulsa e avrebbe anche dovuto indurre la Spe ad accerta­re se i presupposti per un’eventua­le riduzione del sussidio finale erano adempiuti ».
Documentazione incompleta
Solo raramente – scrive la Cia – la documentazione presentata
permetteva una visione comple­ta e dettagliata dei progetti per i quali venivano inoltrate le do­mande di sussidio: « Le richieste di completazione sono state però limitate e solo in casi eccezionali hanno permesso di migliorare si­gnificativamente la visione globa­le sui progetti. In molti casi, infat­ti, le richieste di precisazione con­ducevano alla trasmissione di atti supplementari parziali, senza che vi fosse un necessario aggiorna­mento completo della documenta­zione, ciò che rendeva assai diffici- le l’interpretazione da parte delle istanze preposte ». Ma non è tutto: « Per sua scelta la Spel/Spe rinun­ciava al coinvolgimento preventi­vo di istanze specializzate nella verifica tecnica dei progetti; inol­tre le informazioni sull’effettiva situazione finanziaria delle so­cietà promotrici giungevano spes­so con notevole ritardo per rap­porto alle domande di sussidia­mento ». E nemmeno in presenza di preavvisi critici o negativi (So­cietà di credito alberghiero, Ett, Confederazione/Uft, Sezione e Ispettorato delle finanze) « si è proceduto con verifiche supple­mentari in tal senso ».
In un caso, addirittura, l’auto­rità cantonale preposta all’eroga­zione del sussidio previa verifica della sostenibilità finanziaria del progetto «
si è parzialmente sosti­tuita al promotore stesso, instau­rando trattative dirette con l’auto­rità federale per giustificare la so­stenibilità finanziaria che gli uffi­ci federali competenti, appunto, ri­tenevano non essere garantita ». A monte di tutto ciò vi è « l’in­dirizzo politico dato negli anni 1998-2005 al settore degli impianti di risalita ». Un indirizzo « perce­pito dai funzionari incaricati del­la gestione dei dossier come pro­mozione attiva di questo settore e più in generale del turismo inver­nale in Ticino ». Tutto questo, commenta la Commissione d’in­chiesta, « ha indubbiamente con­tribuito, erroneamente, ad allen­tare le maglie e la rigidità dei con­trolli ».




Verifiche: ecco cosa manca
-
Manca un controllo formale finale (anche in forma di autocertificazione) sul rispetto delle condizioni legali generali (diritto edilizio, di­ritto ambientale, rispetto della normativa per le commesse pubbliche, pagamento degli one­ri sociali ecc.) e delle condizioni particolari poste dall’istanza competente in sede di con­cessione del sussidio ( concessioni di eserci­zio, rispetto delle norme di sicurezza ecc.).
-
Manca un controllo materiale di congruenza tra il progetto approvato e il progetto realiz­zato
-
Manca un controllo materiale di congruenza tra il piano di finanziamento approvato e il fi­nanziamento effettivo del progetto realizzato a tutela di un indebitamento eccessivo;
-
Manca la prova della copertura di eventuali sorpassi di spesa mediante mezzi propri;  - - Manca la prova del controllo globale dei sus­sidi pubblici ottenuti, allo scopo di evitare il cumulo di finanziamenti pubblici per un me­desimo

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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