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Negligenze non gravi: cinque funzionari

 Da: La regione, 27.02.2008, pagina 2

 

Negligenze non gravi: cinque funzionari
Sono cinque i funzionari del­l’Amministrazione cantonale in carica ai quali il rapporto Cia ha attribuito alcune ‘leggerezze’: tre attivi al Dipartimento finan­ze ed economia e due al Diparti­mento del territorio (Ufficio la­vori sussidiati e appalti). Cinque dipendenti pubblici ai quali nel­l’ambito del dossier impianti di risalita su cui si è concentrato il lavoro della Commissione d’in­chiesta amministrativa vengono rimproverate delle negligenze. Giudicate però non gravi: il Con­siglio di Stato, come si legge nel­la nota stampa diffusa ieri pome­riggio, non ha infatti ravvisato gli estremi per aprire a loro cari­co procedimenti disciplinari o amministrativi. “Negligenze e inadempienze” sono state tutta­via commesse anche da ex di­pendenti dell’Amministrazione.

 

Il Ppd: occorre rivedere l’organizzazione di tutti i settori dello Stato che erogano sussidi e contributi
Servono «
maggiori approfondimenti su eventuali gravi inadempienze o negligenze da parte dei funzio­nari coinvolti nella gestione delle richieste » finalizza­te all’ottenimento di aiuti cantonali alle stazioni in­vernali. Ad auspicarli è il Ppd che invita inoltre i competenti dipartimenti e il governo « a rivedere l’organizzazione di tutti i settori dello Stato che ero­gano sussidi e contributi ». Per il partito è necessario verificare « le modalità di lavoro e di analisi dei pro­getti, il controllo del loro sviluppo nonché l’assegna­zione delle specifiche competenze e responsabilità al­l’interno dell’Amministrazione cantonale ». Detto ciò, il Ppd, di cui Giovanni Frapolli è deputato, ritie­ne « fondamentali » le iniziative promosse nel corso degli anni per rilanciare le regioni periferiche « e, nel caso specifico, i comprensori turistici di Bosco Gu­rin e di Carì ». Questi progetti targati Frapolli « han­no in effetti consentito di salvaguardare importanti posti di lavoro e investimenti in zone economicamen­te in difficoltà del cantone ». L’indotto globale sulle regioni « e i vantaggi offerti a un gran numero di fa­miglie e di cittadini ticinesi » dalle stazioni in questio­ne « giustificano una pragmatica discussione in vista delle importanti decisioni da prendere nei prossimi mesi », si legge ancora nella nota firmata dal Ppd. Il quale giudica infine « inopportuno » che il governo « si rivolga in procedure giudiziarie ai tribunali com­petenti attraverso lettere rese pubbliche ». Il partito si riferisce alla vertenza Frapolli e alla lettera inviata la settimana scorsa dal CdS alle Preture con la ri­chiesta di garanzie. Il comunicato stampa è stato co­munque diffuso dal governo a missiva spedita.

 

 ‘Pressanti inviti’ a sostenere Frapolli
Impianti di risalita: il governo ha consegnato alla Gestione il rapporto della Commissione d’inchiesta Il Consiglio di Stato: negligenze e servizi inadeguati (ma anche pressioni di vario tipo) a monte di tutto


Due dossier decisamente corposi. Il pri­mo è quello stilato dal Controllo cantona­le delle finanze (Ccf), il secondo consegna­to dalla Commissione d’inchiesta ammi­nistrativa ( Cia), ovvero da Michele Pas­sardi e Guido Corti. Ieri i due documenti sono giunti sul tavolo della Gestione, il primo solo per una visione “al volo”, men­tre il secondo è rimasto nelle mani dei commissari. Categorico il giudizio di en­trambi
i rapporti: le società Grossalp e Carì 2000 presentavano una situazione fi­nanziaria complicata e i servizi cantonali coinvolti (del Dfe e del Dt) hanno commes­so evidenti negligenze ed inadempienze, ma non tali da giustificare provvedimenti disciplinari: almeno per i cinque dipen­denti tutt’oggi attivi nell’amministrazio­ne. Per gli altri, per coloro che sono anda­ti via, non è dato sapere. La Gestione esa­minerà e discuterà il rapporto della Cia martedì prossimo. Il governo l’ha già fat­to ed è giunto alla conclusione « che le pur importanti carenze emerse nell’ambito delle procedure non sono principalmente imputa­bili a errori o responsabilità personali dei funzionari interessati attualmente in funzio­ne – come si legge in una nota – quanto piuttosto all’inadeguatezza dell’organizza­zione e delle risorse umane dei servizi compe­tenti, in rapporto a progetti importanti, dove vi era una forte aspettativa sul piano politi­co, espressa con pressanti inviti a sostenere iniziative, inviti pressanti non di rado in contrasto con valutazioni espresse a livello federale o da studi specialistici ». A questo punto il Dfe sta valutando la possibilità di farsi restituire quei sussidi che, secondo il rapporto della Cia, sarebbero stati ero­gati in eccedenza.
Patrizia Pesenti, presiden­te del governo, arriva per pri­ma. Entra in sala stampa sorri­dente con ben stretti in mano i due rapporti sull’“affaire Fra­polli”. Di lì a breve arrivano an­che Marco Borradori e Lau­ra Sadis. Ad attenderli, dietro il tavolo, il Cancelliere Giam­piero Gianella e il giurista Guido Corti, consulente del go­verno e uno dei due periti del­la Commissione d’inchiesta amministrativa. Delegazione nutrita perché la neve si sta sciogliendo e la trasparenza s’impone dato che il “dossier” sta raggiungendo alte tempe­rature.
Negligenze e inadempienze, ma non così gravi da giustifica­re provvedimenti disciplinari nei confronti dei ( cinque) di­pendenti pubblici ancora in servizio, precisa subito la pre­sidente del Consiglio di Stato. «
C’è però un aspetto importante – aggiunge Pesenti – ed è quello che ha messo in evidenza l’ina­deguatezza dell’organizzazione e delle risorse dei servizi di fron­te ai corali inviti tesi a sostenere questa iniziativa » . Tradotto, tutti spingevano per finanziare (tramite la Lim) gli impianti di risalita di Bosco Gurin e Carì e l’autorità cantonale non era in grado di valutare la fattibilità ma anche la correttezza dell’o­perazione. Tutti spingevano, ma chi? « Le pressioni politiche sono giunte dalla Regione Tre Valli, dai Municipi di Bosco Gu­rin e Faido e sono emerse anche tracce di note scritte da ex fun­zionari del Dfe », risponde Lau­ra Sadis, all’epoca dei fatti non in governo. Si diceva di sì ai fi­nanziamenti nonostante i preavvisi negativi delle auto­rità federali, ma come è possi­bile? « I preavvisi federali non arrivano sul tavolo del governo, ma si fermano negli uffici dipar­timentali. E comunque – affer­ma Marco Borradori – vorrei precisare che la sottodotazione del personale valeva per la Se­zione promozione economica, ma non per gli uffici competenti del Dipartimento del territorio ». Un quadro imbarazzante. I due impianti di risalita hanno rice­vuto finanziamenti pubblici pari al 75 per cento degli inve­stimenti totali – sussidi versati con il “metodo del salame”, un pezzo alla volta – e tutti batte­vano le mani senza porsi do­mande. « Quanto capitato ha di­verse cause. Fra queste – precisa Sadis – servizi che hanno opera­to per anni senza un responsabi­le ( la Spe, ndr). Non ci si deve stupire se poi i dossier non sono ben seguiti. Nel caso specifico, poi, si aveva a che fare con pro­motori agguerriti. Ma ci sono state anche cause esterne al­l’Amministrazione come quegli enti che, interpellati, hanno sempre espresso pareri positivi ». Quasi un sistema. Nessuno dunque è davvero colpevole, ma il governo non se la sente di fare un’autocritica? « Le respon­sabilità ce le siamo assunte con la volontà di approfondire que­sta questione. Vorrei però ricor­dare – prosegue Pesenti – che esistono diversi livelli di compe­tenza. Certe decisioni non pas­sano dal Consiglio di Stato, ma vengono prese dalle Divisioni, dai singoli Dipartimenti. E certe decisioni non sono mai passate dal governo, non per cattiva vo­lontà ma perché lo permette il nostro regolamento » . Come dire, l’eventuale responsabile politico oggi non è più qui; non è stato rieletto in Consiglio di Stato. E Borradori: « I rapporti consegnati non indicano un ca­pro espiatorio, ma chiamano a raccolta la classe politica per una necessaria riflessione. A un certo punto ‘bisognava’ investi­re nelle Regioni di montagna », magari senza porsi troppe do­mande pare di capire.
Certo, così facevan tutti... «
Ma non è certo una scusante per chi sbaglia. Non amo la po­litica che mischia le responsabi­lità », ammonisce Sadis che, pe­raltro, vorrebbe saperne di più sul funzionamento del Dfe nel­la precedente legislatura ma, ricorda, « non dispongo più del­l’archivio del Dipartimento e quindi non ho accesso agli atti ». Se l’è portato via, chissà per­ché, l’ex direttrice del Dfe.
E con l’archivio, poco dopo, sono partiti anche alcuni alti funzionari del dipartimento. Contro questi ultimi non c’è provvedimento che tenga. Non ci sono più, sistemati altrove come le tracce (documenti, dos­sier ecc.) lasciate in dodici anni di attività.

 

La Gestione ha potuto tenere solo il rapporto Cia
Solo le novantotto pagine del rappor­to della Commissione d’inchiesta am­ministrativa ( Cia, ovvero Corti/ Pas­sardi) hanno potuto portare via al ter­mine della seduta. L’altro documento sullo scottante
affaire degli impianti di risalita, quello elaborato dal Con­trollo cantonale delle finanze ( Ccf), i membri della commissione parlamen­tare della Gestione hanno invece dovu­to riconsegnarlo al governo. Motivo? La presenza nelle carte firmate dal Ccf di dati sensibili ( pagamenti, nomi di ditte e società oltre a quelle al centro degli accertamenti amministrativi...). Insomma, giusto il tempo di dargli un’occhiata. Alla Gestione il rapporto del Controllo finanze verrà dato nuo­vamente in visione martedì prossimo, quando al suo esame la commissione granconsigliare consacrerà buona parte della seduta.
Due dunque gli incartamenti, volu­minosi, trasmessi ieri mattina alla Ge­stione. Presenti per l’occasione tutti e cinque i ministri. Non sono mancate domande e commenti. C’è chi fra i de­putati
ha chiesto per esempio se è in­tenzione del Consiglio di Stato verifi­care l’esistenza di aspetti penali che potrebbero essere oggetto di una se­gnalazione d’ufficio al Ministero pub­blico.
Da ricordare che l’operato di Gio­vanni Frapolli nell’ambito delle so­cietà Centro turistico Grossalp e Gio­vanibosco era già finito sotto la lente della Procura: partita nel 2003 in se­guito a una denuncia, l’inchiesta si era conclusa l’anno successivo con un de­creto di non luogo a procedere nei con­fronti dell’imprenditore/ parlamenta­re e di altre persone. Quanto poi alle ‘ leggerezze’ commesse da alcuni fun­zionari dell’Amministrazione canto­nale ed evidenziate dal rapporto Cor­ti/ Passardi, le negligenze non sono state ritenute tali da richiedere, secon­do Cia e governo, “ procedimenti disci­plinari o amministrativi”. Sarebbero invece partite nel frattempo, da parte del Consiglio di Stato, segnalazioni al­l’Avs, al Fisco e all’Amministrazione federale delle contribuzioni. Sempre
nell’incontro di ieri, il governo ha fat­to sapere alla Gestione che sta facendo i necessari approfondimenti per un’e­ventuale restituzione dei sussidi “ ero­gati in eccedenza”.
Anche quest’ultimo aspetto viene af­frontato dal rapporto della Cia. La Commissione d’inchiesta amministra­tiva ritiene fra l’altro incomprensibile che per progetti promossi da privati e destinati comunque a una stretta cer­chia di cittadini ( sciatori ed escursio­nisti) siano stati decisi aiuti pubblici che in più di un caso hanno raggiunto il 75 per cento dei costi complessivi. A simili livelli e più in generale quando il sussidio supera il capitale di rischio privato appare poco opportuno, secon­do il rapporto Cia, parlare di sussidia­rietà: in tali circostanze meglio sareb­be parlare di progetti o infrastrutture pubblici. Nel documento si parla an­che di pressioni di varia natura legate al progetto di rilancio della stazione di Carì inizialmente escluso dagli aiuti cantonali. Progetto poi accolto dal par­lamento. Si era nel 2001.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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