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Il giudice Zali sotto accusa

Da: La regione, 28.02.2008, pagina 3

 

Il giudice Zali sotto accusa
Appropriazione semplice, è il reato ipotizzato a carico del magistrato del Tribunale penale Fornì consulenza a una conoscente denunciata in seguito per appropriazione indebita


L’accusa gli è stata promossa dal procuratore generale Bruno Balestra ieri mattina al termine dell’interrogatorio. Appropria­zione semplice: è il reato ipotiz­zato a carico del giudice del Tri­bunale penale cantonale Claudio Zali in relazione alla vicenda del­l’inventario di un ristorante sot­tocenerino. «
Gli indizi di rilevan­za penale si riferiscono alla consu­lenza fornita e all’allestimento di contratti mediante i quali è stata disposta, nell’estate del 2006, la cessione di un inventario di un esercizio pubblico del Luganese », si legge nello stringato comuni­cato diffuso nel pomeriggio dalla Procura.
Cominciate lo scorso mese (Zali era stato sentito una prima volta dal Pg l’11 gennaio), le inda­gini preliminari si sono quindi concluse con la promozione del­l’accusa. Un epilogo amaro e inatteso per il magistrato del Tri­bunale
penale che in un memo­riale diffuso a inizio mese (vedi l’edizione del 2 febbraio), in se­guito a indiscrezioni giornalisti­che, sosteneva di aver agito cor­rettamente e in buona fede. Chiu­sa la fase dell’assunzione delle informazioni preliminari e pro­mossa l’accusa, l’inchiesta ora procede con ulteriori approfon­dimenti. Terminerà con l’ema­nazione di un decreto d’accusa (che equivale a una proposta di condanna) oppure con un decre­to d’abbandono (proscioglimen­to).
L’inventario contestato Le indagini su Zali – 47 anni, dal 1992 in forza al Tribunale d’Appello su proposta della Lega e dal 2001 giudice del Tribunale penale – sono partite da un pro­cedimento che ha coinvolto una sua amica. Quest’ultima era sta­ta denunciata nel settembre 2006 per appropriazione indebita da un’altra donna in riferimento a una parte dell’inventario – parte la cui proprietà veniva rivendi­cata dalla denunciante – di un piccolo ristorante che la cono­scente del giudice aveva acqui­stato dalla precedente gerente. Davanti al procuratore pubblico Arturo Garzoni, la denunciata aveva fatto a un certo punto il nome del giudice, che le aveva prestato consulenza nella verten­za sull’inventario sfociata poi nella querela.
Il procedimento nei confronti della conoscente di Zali è termi­nato nel dicembre 2007 quando Garzoni le ha notificato un decre­to d’accusa per appropriazione indebita, con la proposta di una pena pecuniaria sospesa condi­zionalmente. Decreto al quale la donna ha fatto nel frattempo op­posizione.
Sul ruolo avuto da Zali in questa storia ha però voluto (e vuole) vederci chiaro il Ministe­ro pubblico. In gennaio il Pg Ba­lestra ha così avviato delle inda­gini preliminari che, come detto, si sono concluse con la promo­zione dell’accusa a carico del giu­dice per appropriazione sempli­ce. E questo, ritengono gli inqui­renti, per aver aiutato chi ha commesso il reato di appropria­zione indebita (nella fattispecie l’amica del giudice, la quale, ri­cordiamo, ha fatto opposizione al decreto d’accusa). Reato conte­stato alla persona che, recita il Codice penale, “si appropria di una cosa mobile altrui (nel caso concreto parte dell’inventario) che gli è stata affidata”.
Cosa intende fare ora Zali? Si autosospende in attesa dell’esito dell’inchiesta? Aspetta la deci­sione
del Consiglio della magi­stratura che sorveglia sull’opera­to di giudici e procuratori? Da noi interpellato, Zali non rilascia al riguardo dichiarazioni, nep­pure sulla decisione presa in mattinata dal Ministero pubbli­co: « Mi limito a confermare quan­to dichiarato nelle scorse settima­ne ». Ovvero quanto ha scritto nel suo memoriale di inizio febbraio. “Ho agito in assoluta buona fede, avendo dato credito alla versione dei fatti datami da una mia cono­scente, al solo scopo di aiutarla in una situazione di bisogno”, annotava Zali evidenziando “la correttezza del mio operato” nel­la vicenda: “(...) non vedo come potrei avere commesso reato”.
Il Consiglio della magistratura La promozione dell’accusa sarà discussa e valutata nei pros­simi giorni dal Consiglio della magistratura presieduto da Gio­vanna Roggero-Will, anch’essa giudice al Tribunale penale can­tonale. Uno dei compiti del Cdm è quello di adottare provvedi­menti disciplinari nei casi di ma­gistrati che col loro comporta­mento ledono la dignità e l’im­magine dell’istituzione di cui fanno parte. Vi si arriva però – puntualizza la presidente – alla fine dell’istruttoria.
A questo stadio della procedu­ra il Cdm valuterà se sia il caso di adottare provvedimenti provvi­sionali nei confronti di Zali (fra i quali vi è la sospensione) in atte­sa che i fatti siano definitivamen­te
chiariti.




TI- PRESS
Claudio Zali

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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