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L’accusa gli è stata promossa dal procuratore generale Bruno Balestra
ieri mattina al termine dell’interrogatorio. Appropriazione semplice:
è il reato ipotizzato a carico del giudice del Tribunale penale
cantonale Claudio Zali in relazione alla vicenda dell’inventario di un
ristorante sottocenerino. «
Gli indizi di rilevanza penale si riferiscono alla consulenza
fornita e all’allestimento di contratti mediante i quali è stata
disposta, nell’estate del 2006, la cessione di un inventario di un
esercizio pubblico del Luganese
», si legge nello stringato comunicato diffuso nel pomeriggio dalla Procura.
Cominciate lo scorso mese (Zali era stato sentito una prima volta dal
Pg l’11 gennaio), le indagini preliminari si sono quindi concluse con
la promozione dell’accusa. Un epilogo amaro e inatteso per il
magistrato del Tribunale
penale che in un memoriale diffuso a inizio mese (vedi l’edizione del
2 febbraio), in seguito a indiscrezioni giornalistiche, sosteneva di
aver agito correttamente e in buona fede. Chiusa la fase
dell’assunzione delle informazioni preliminari e promossa l’accusa,
l’inchiesta ora procede con ulteriori approfondimenti. Terminerà con
l’emanazione di un decreto d’accusa (che equivale a una proposta di
condanna) oppure con un decreto d’abbandono (proscioglimento).
L’inventario contestato
Le indagini su Zali – 47 anni, dal 1992 in forza al Tribunale d’Appello
su proposta della Lega e dal 2001 giudice del Tribunale penale – sono
partite da un procedimento che ha coinvolto una
sua amica. Quest’ultima era stata denunciata nel settembre 2006 per
appropriazione indebita da un’altra donna in riferimento a una parte
dell’inventario – parte la cui proprietà veniva rivendicata dalla
denunciante – di un piccolo ristorante che la conoscente del giudice
aveva acquistato dalla precedente gerente. Davanti al procuratore
pubblico Arturo Garzoni, la denunciata aveva fatto a un certo punto il
nome del giudice, che le aveva prestato consulenza nella vertenza
sull’inventario sfociata poi nella querela.
Il procedimento nei confronti della conoscente di Zali è terminato nel
dicembre 2007 quando Garzoni le ha notificato un decreto d’accusa per
appropriazione indebita, con la proposta di una pena pecuniaria sospesa
condizionalmente. Decreto al quale la donna ha fatto nel frattempo
opposizione.
Sul ruolo avuto da Zali in questa storia ha però voluto (e vuole)
vederci chiaro il Ministero pubblico. In gennaio il Pg Balestra ha
così avviato delle indagini preliminari che, come detto, si sono
concluse con la promozione dell’accusa a carico del giudice per
appropriazione semplice. E questo, ritengono gli inquirenti, per aver
aiutato chi ha commesso il reato di appropriazione indebita (nella
fattispecie l’amica del giudice, la quale, ricordiamo, ha fatto
opposizione al decreto d’accusa). Reato contestato alla persona che,
recita il Codice penale, “si appropria di una cosa mobile altrui (nel
caso concreto parte dell’inventario) che gli è stata affidata”.
Cosa intende fare ora Zali? Si autosospende in attesa dell’esito dell’inchiesta? Aspetta la decisione
del Consiglio della magistratura che sorveglia sull’operato
di giudici e procuratori? Da noi interpellato, Zali non rilascia al
riguardo dichiarazioni, neppure sulla decisione presa in mattinata dal
Ministero pubblico: «
Mi limito a confermare quanto dichiarato nelle scorse settimane
». Ovvero quanto ha scritto nel suo memoriale di inizio febbraio. “Ho
agito in assoluta buona fede, avendo dato credito alla versione dei
fatti datami da una mia conoscente, al solo scopo di aiutarla in una
situazione di bisogno”, annotava Zali evidenziando “la correttezza del
mio operato” nella vicenda: “(...) non vedo come potrei avere commesso
reato”.
Il Consiglio della magistratura
La promozione dell’accusa sarà discussa e valutata nei prossimi giorni
dal Consiglio della magistratura presieduto da Giovanna
Roggero-Will, anch’essa giudice al Tribunale penale cantonale. Uno dei
compiti del Cdm è quello di adottare provvedimenti disciplinari nei
casi di magistrati che col loro comportamento ledono la dignità e
l’immagine dell’istituzione di cui fanno parte. Vi si arriva però –
puntualizza la presidente – alla fine dell’istruttoria.
A questo stadio della procedura il Cdm valuterà se sia il caso di
adottare provvedimenti provvisionali nei confronti di Zali (fra i
quali vi è la sospensione) in attesa che i fatti siano definitivamente
chiariti.
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