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Immagini pedofile, la Radio romanda in subbuglio

Da: La regione, 1.3.08, pagina 8

 

Il caso
Immagini pedofile, la Radio romanda in subbuglio

di Andrea Ostinelli

Losanna – J.R., un tecnico informatico che denuncia pubblicamente, tramite il sito internet della sua famiglia, d’essersi imbattuto in immagini e video pedopor­nografici nel sistema della Radio Svizze­ra Romanda (Rsr) e chiede alla direzione di denunciare il caso alla magistratura. La direzione dell’emittente, che sulla scorta di una
«perizia indipendente» de­classa il contenuto dei file in questione da «pedofilo» a «pornografico» , afferma d’a­ver preso misure nei confronti del deten­tore dei documenti compromettenti e – paradossalmente – licenzia (per giunta in modo abusivo) il tecnico che ha denuncia­to l’accaduto. E ora lo diffida con una rac­comandata, minacciandolo di nuovo di li­cenziamento (il primo era appunto invali­do) per violazione degli obblighi profes­sionali di riservatezza, se non ritira da in­ternet le sue rivelazioni. Sono questi gli interpreti e i ruoli di una vicenda kafkia­na, ancora tutta da chiarire, che negli ul­timi giorni sta mettendo in subbuglio la radio francofona di servizio pubblico.
«Ne ho viste passare di foto a contenuto pornografico, feticistico, sadomaso alla Rsr – ricorda l’informatico in una lettera aperta alla direzione e ai collaboratori –.
Anche allora ho scritto al mio capo ma sen­za risposta. Questo tipo di dati, benché vie­tati, sono cose tra adulti e ciò non mi ha mai scioccato più di tanto»
. Non così la scoperta dei file incriminati, durante un’operazione di “pulizia” del server, ri­salente al 18 maggio 2005. All’epoca J.R., che è anche un attivista sindacale, ne ave­va parlato al suo diretto superiore ma solo nelle scorse settimane, pungolato dalla coscienza, ha deciso di rilanciarla su su, fino ai vertici aziendali, con collo­qui e lettere aperte al direttore. E di riaf­fermare, nero su bianco, che per lui le im­magini sono esplicite e inequivocabil­mente pedofile. Di qui la richiesta ultima­tiva di J.R.: «Mostrare tutte le prove affin­ché la giustizia possa fare il suo corso» ; e «che la direzione denunci l’affare alle auto­rità competenti, perché, così facendo, tutti potranno ritrovare la pace e la Rsr non ri­schierà di essere accusata da forze politiche ostili di aver voluto nascondere alcunché» .
«Per noi il caso è chiuso già dal 2005»
re­plica il segretario generale della direzio­ne Rsr, Blaise Rostan, raggiunto ieri po­meriggio.
«Abbiamo svolto il nostro do­vere sottoponendo le immagini indebita­mente scaricate sul server a una commis­sione indipendente con medici, legali ed esperti dell’infanzia – chiarisce Rostan –. Dal momento che non hanno ritenuto le immagini di carattere pedofilo, abbia­mo applicato le sanzioni disciplinari e le misure di accompagnamento necessitate dal caso» . Quali sanzioni e quali misure non è dato sapere. Mentre la direzione sottolinea che si tratta di «un affare re­suscitato » a due anni e mezzo di distan­za dai fatti, ieri mattina il Giudice istruttore ha aperto d’ufficio un’inchie­sta in proposito. Il magistrato farà il compito suo, intanto l’immagine e la credibilità della radio pubblica sono messe a dura prova.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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