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Scomparso l’archivio Dfe

Da: La regione, 29.2.08, pagina 2

 

Scomparso l’archivio Dfe: ‘Un tantino inquietante’
Interpellanza urgente del Ps. Ma ci sono gli estremi per una denuncia penale?


Il fatto è «
molto poco ortodos­so e un tantino inquietante », per dirla con le parole usate da otto deputati socialisti nell’inter­pellanza urgente inoltrata ieri. Davvero poco ortodosso e leg­germente inquietante venire a sapere che è scomparso nel nul­la l’archivio del Dipartimento delle finanze e dell’economia (Dfe).
Ben dodici anni di documen­ti sottratti non si sa da chi e per quali motivi: documenti, si pre­sume, ufficiali e dunque di pro­prietà dello Stato. Si presume,
perché al di là dell’annuncio sulla scomparsa – espresso martedì scorso dall’attuale di­rettrice del Dfe, Laura Sadis – non si sa molto di più.
Proprio per questo l’interpel­lanza del Ps (primo firmatario
Manuele Bertoli) intende far chiarezza. Cosa è esatta­mente scomparso? È possibile stimarne la mole quantitativa? A che anni si riferisce la docu­mentazione sparita? Contene­va dati sensibili coperti dal se­greto d’ufficio? Ed ancora, chi aveva la responsabilità della custodia dell’archivio volatiz­zato? Appurata la misteriosa scomparsa, domandano i socia­listi, « è stato chiesto conto di questo increscioso fatto alla re­sponsabile del Dfe fino al 31 marzo 2007 e se sì, con quali ri­sultati?
». Infine, cosa s’intende fare per rientrare in possesso dei documenti scomparsi?
Un fatto inquietante, sottoli­nea il Ps, ma ancor di più in­quieta sapere che a tutt’oggi non esiste un regolamento sui diritti e i doveri di un consiglie­re di Stato in partenza, che la­scia
la carica. Fa stato il codice penale svizzero, come del resto per le attività private. Può ba­stare?
Ma nel caso specifico, si può intravedere un reato penale? I pareri divergono, a giusta ra­gione. Il Codice penale annove­ra alcuni articoli che potrebbe­ro prestarsi al caso. Potrebbe­ro. Come il 179 nuovo 1, in vigo­re dal 1 ° luglio 1993 e riferito alla protezione dei dati che così recita: ‘‘ Chiunque sottrae da una collezione dati personali degni di particolare protezione
o profili della personalità non liberamente accessibili è puni­to, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria’’.
O l’articolo 312 sull’abuso di autorità: ‘‘I membri di una au­torità od i funzionari, che abu­sano dei poteri della loro carica al fine di procurare a sé o ad al­tri un indebito profitto o di re­car danno ad altri, sono puniti con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pe­cuniaria’’. Nel caso specifico vi sono gli estremi?

 
 

 

Spazio aperto
Impianti turistici, basta con la faciloneria e l’irrazionalità
di Raoul Ghisletta, capogruppo Ps in Gran Consiglio
Il rapporto del 25 gennaio 2008 della Commissione d’inchiesta amministrati­va (Cia) sulle modalità di sussidio dei progetti delle stazioni invernali di Bosco Gurin e Carì conferma le preoccupazioni da tempo espresse dal Ps, evidenziando le forti carenze gestionali della Sezione com­petente della Divisione economia dell’era Masoni (chiaramente sottodotata di per­sonale), ma anche errori dell’Ufficio lavo­ri sussidiati e appalti (appartenente al Di­partimento del territorio, diretto dall’on. Borradori) e innumerevoli comportamen­ti scandalosi da parte degli operatori turi­stici, che non di rado sono stati aiutati sino al 75% dei costi complessivi da parte dello Stato.
Sottolineiamo tuttavia che questo siste­ma basato sulla faciloneria e sull’irrazio­nalità
è stato favorito da un evento cen­trale secondo il rapporto Cia, che è avve­nuto nel 2001: a seguito delle forti pressio­ni politiche locali e cantonali, esercitate da Frapolli direttamente anche su consi­glieri di Stato nel marzo 2001, il Governo il 13 giugno 2001 ha varato il messaggio per il rilancio di Carì nel 2001 (messaggio 5131 che stanzia 13 milioni di franchi), dopo che la stazione leventinese era stata inizialmente esclusa dagli aiuti cantonali per il costo troppo elevato del rilancio! Il rapporto Cia documenta la non conformità nell’applicazione della legge sulle commesse pubbliche (elusa spesso tramite l’autorizzazione ad anticipare i lavori da parte della Sezione competente della Divisione economia) e le carenze nei controlli amministrativi sull’utilizzo de­gli acconti (che raggiungono sino all’80% del sussidio stanziato) da parte della Se­zione competente della Divisione econo­mia, la quale a differenza di altri settori amministrativi (ad esempio del Dss per i sussidi alle case anziani) non coinvolgeva l’Ufficio appalti e lavori sussidiati.
Il rapporto segnala le carenze nella do­cumentazione dei promotori turistici, tol­lerata dalla Sezione competente della Di­visione economia: tolleranza che è anche il frutto dell’intensa pressione politica in­terna ed esterna allo Stato. Altro proble­ma sono gli ampliamenti dei progetti dopo il varo dei sussidi, i sorpassi dei pre­ventivi e i cambiamenti nella contabiliz­zazione dei mezzi pubblici nelle società, che lasciano per il futuro pesanti ipoteche finanziarie per il Cantone. Vi è anche l’e­rogazione
di sussidi in eccesso da parte della Sezione competente della Divisione economia o versamenti su lavori propri delle società di Frapolli non documentati. Infine vi sono operazioni disinvolte e/o scandalose da parte dei promotori turisti­ci relativamente all’Ostello Giovani Bo­sco, all’Albergo Walzer di Bosco, al po­steggio di Carì, ecc. ma anche relativa­mente ai lavori in proprio e ai buoni volo. Dopo questo ennesimo scandalo occor­re adottare provvedimenti amministrati­vi e legislativi estremamente rigorosi. Il governo ha già fatto le segnalazioni del caso ad Avs e fisco: inoltre valuterà il recu­pero di sussidi non dovuti o non utilizzati conformemente.
Per il Ps occorre anche un riesame ap­profondito
e completo della questione im­pianti di risalita volto a: adottare una pianificazione vincolante degli impianti turistici sulla base di dati economici che quantifichi in modo chiaro i benefici del turismo (posti di lavoro, indotto); prepa­rare una politica di ridimensionamento degli impianti invernali sulla base dello studio Ire 2003; esigere una nuova gestio­ne, unica e razionale, delle società turisti­che risanate; ristrutturare gli enti del turi­smo, in modo che il loro funzionamento diventi più efficace e razionale.
Occorre imboccare una strada di asso­luto rigore e assoluta razionalità se vo­gliamo mantenere i sussidi per il turismo e per lo sviluppo economico nelle regioni periferiche: ambiti economici che il Ps ri­tiene fondamentali per la coesione territo­riale.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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