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Ex postino condannato per il furto di due postcard si professa innocente e dopo la riapertura delle indagini chiede giustizia
Si professa innocente da sette anni. Innocente dal giorno del suo arresto avvenuto il 16 maggio 2001.
« Quando alla fine del processo ho sentito la parola colpevole mi sono sentito crollare il mondo addosso » .
E oggi non si stanca di ripetere la sua estraneità ad una vicenda che
lo assilla quotidianamente. Soprattutto dopo un colpo di scena
intervenuto il 13 settembre 2005, quattro anni dopo il processo, con la
riapertura delle indagini – un’autentica rarità – in seguito
all’interrogatorio del suo ex collega di lavoro che con il caso
potrebbe c’entrare a tal punto ( valga naturalmente la presunzione
d’innocenza) da scagionarlo completamente o perlomeno da sottoporlo a
un nuovo giudizio che potrebbe indurre i giudici a ripensare al
basilare principio
in dubio pro reo
e ottenere così
il proscioglimento.
Il particolare caso giudiziario in esame potrebbe infatti imboccare una
via inedita: la difesa si dice infatti pronta a richiedere alla
Cassazione la revisione del processo in virtù dell’articolo 397 del
codice penale che si applica nel caso in cui «
esistano fatti o mezzi di prova rilevanti che non erano noti al giudice penale nel primo processo
» .
Ed è quanto potrebbe valere per questa singolarissima vicenda
giudiziaria. Protagonista è un ex dipendente della Posta, 50 anni,
luganese. Addetto alla distribuzione delle lettere, l’uomo il 16
maggio 2001 viene arrestato ( trascorrerà otto giorni di
carcere) perché accusato dal procuratore pubblico Antonio Perugini di
aver rubato due postcard ( e relativi codici ‘ pin’) sottraendole da
lettere raccomandate destinate a uno dei tanti clienti del giro di
distribuzione.
I sospetti degli inquirenti ricadono sul 50enne, perché portano alla
scoperta che tra i prelievi al Postomat compiuti con la carta rubata (
in totale sei, di cui uno tentato, per un totale di tremila franchi)
ne figura uno
avvenuto esattamente 40 secondi prima di un altro prelevamento
effettuato dallo stesso apparecchio automatico da parte del 50enne
con la sua personale carta postale.
Secondo gli inquirenti, dunque, l’ex postino avrebbe utilizzato ad uno
stesso Postomat dapprima la postcard rubata e poi la propria.
«Sarei un pazzo se facessi una cosa simile»
– ribadisce a sua discolpa l’ex funzionario postale. Eppure a mente
della giudice Agnese Balestra- Bianchi, presidente delle Assise
Correzionali che aveva processato l’uomo, questo asserito ‘
depistaggio’ delle prove costituisce uno degli elementi portanti della
sentenza di condanna. Al termine di un processo indiziario, in bilico
fra assoluzione e condanna e conclusosi a tarda sera, all’uomo
vengono inflitti 7 mesi di detenzione posti al beneficio della
sospensione condizionale per un periodo di prova di due anni per i
reati di ripetuto furto, ripetuto abuso di un impianto per
l’elaborazione di dati e ripetuta violazione del segreto postale.
Il ricorso ad ogni istanza
Fine della vicenda? Nient’affatto. L’ex postino prosegue la sua
personale battaglia giudiziaria ( nel frattempo sarà costretto a
dimettersi dalla Posta dopo 26 anni di servizio, cadrà in depressione e
finirà al beneficio di una rendita di invalidità) ricorrendo contro la
sentenza di condanna dapprima in Cassazione,
poi al Tribunale federale e richiederà inoltre la revisione del processo. Tutte istanze che si vedrà respingere.
La svolta, o presunta tale, avviene dopo un ennesimo appello alla
giustizia che viene raccolto dal commissario di polizia Bruno Ongaro,
il quale convoca in ufficio l’ex postino per ascoltare la sua vicenda
giudiziaria.
Risultato?
‘C’è qualcosa di strano’
L’inquirente conclude il colloquio con un
«c’è qualcosa di strano in questa inchiesta»
e fa riaprire le indagini. La stranezza risiederebbe nell’agire dell’ex
collega di lavoro del 50enne ( con il quale divideva il turno di
distribuzione delle lettere) che di fronte al commissario di polizia
ha ammesso di aver ritoccato, sul libretto delle raccomandate, un
codice che accompagnava proprio una delle lettere sparite contenenti
una delle due carte di credito rubate.
Ora la nuova indagine che dovrebbe istruire questi nuovi, e forse,
cruciali elementi che potrebbero addirittura ribaltare la posizione
del 50enne, si trova davanti al Ministero pubblico. Una nuova indagine
che tuttavia, da quel 13 settembre 2005 ( cioè da quasi due anni e
mezzo) non accenna ad avanzare, lasciando nel limbo l’ex postino, il
quale da sette anni non si stanca di professare la propria innocenza e
chiede che il suo caso giudiziario sia riesaminato.
G.G.
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