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‘Riesaminate il mio caso giudiziario’

 Da: La regione, 29.02.08, pagina 19

 

‘Riesaminate il mio caso giudiziario’


Ex postino condannato per il furto di due postcard si professa innocente e dopo la riapertura delle indagini chiede giustizia

Si professa innocente da sette anni. Innocente dal giorno del suo arresto avvenuto il 16 maggio 2001.
« Quando alla fine del processo ho sen­tito la parola colpevole mi sono senti­to crollare il mondo addosso » .
E oggi non si stanca di ripetere la sua estraneità ad una vicenda che lo assilla quotidianamente. Soprattutto dopo un colpo di scena intervenuto il 13 settembre 2005, quattro anni dopo il processo, con la riapertura delle indagini – un’autentica rarità – in se­guito all’interrogatorio del suo ex collega di lavoro che con il caso po­trebbe c’entrare a tal punto ( valga naturalmente la presunzione d’inno­cenza) da scagionarlo completamen­te o perlomeno da sottoporlo a un nuovo giudizio che potrebbe indurre i giudici a ripensare al basilare prin­cipio in dubio pro reo e ottenere così il proscioglimento.
Il particolare caso giudiziario in esame potrebbe infatti imboccare una via inedita: la difesa si dice in­fatti pronta a richiedere alla Cassa­zione la revisione del processo in virtù dell’articolo 397 del codice pe­nale che si applica nel caso in cui «
esistano fatti o mezzi di prova rile­vanti che non erano noti al giudice pe­nale nel primo processo » .
Ed è quanto potrebbe valere per questa singolarissima vicenda giudi­ziaria. Protagonista è un ex dipen­dente della Posta, 50 anni, luganese. Addetto alla distribuzione delle let­tere, l’uomo il 16 maggio 2001 viene arrestato ( trascorrerà otto giorni di
carcere) perché accusato dal procu­ratore pubblico Antonio Perugini di aver rubato due postcard ( e relativi codici ‘ pin’) sottraendole da lettere raccomandate destinate a uno dei tanti clienti del giro di distribuzione. I sospetti degli inquirenti ricadono sul 50enne, perché portano alla sco­perta che tra i prelievi al Postomat compiuti con la carta rubata ( in tota­le sei, di cui uno tentato, per un tota­le di tremila franchi) ne figura uno avvenuto esattamente 40 secondi pri­ma di un altro prelevamento effet­tuato dallo stesso apparecchio auto­matico da parte del 50enne con la sua personale carta postale.
Secondo gli inquirenti, dunque, l’ex postino avrebbe utilizzato ad uno stesso Postomat dapprima la postcard rubata e poi la propria.
«Sarei un paz­zo se facessi una cosa simile» – ribadi­sce a sua discolpa l’ex funzionario po­stale. Eppure a mente della giudice Agnese Balestra- Bianchi, presidente delle Assise Correzionali che aveva processato l’uomo, questo asserito ‘ depistaggio’ delle prove costituisce uno degli elementi portanti della sen­tenza di condanna. Al termine di un processo indiziario, in bilico fra asso­luzione e condanna e conclusosi a tar­da sera, all’uomo vengono inflitti 7 mesi di detenzione posti al beneficio della sospensione condizionale per un periodo di prova di due anni per i reati di ripetuto furto, ripetuto abuso di un impianto per l’elaborazione di dati e ripetuta violazione del segreto postale.
Il ricorso ad ogni istanza Fine della vicenda? Nient’affatto. L’ex postino prosegue la sua perso­nale battaglia giudiziaria ( nel frat­tempo sarà costretto a dimettersi dalla Posta dopo 26 anni di servizio, cadrà in depressione e finirà al be­neficio di una rendita di invalidità) ricorrendo contro la sentenza di condanna dapprima in Cassazione, poi al Tribunale federale e richie­derà inoltre la revisione del proces­so. Tutte istanze che si vedrà respin­gere.
La svolta, o presunta tale, avviene dopo un ennesimo appello alla giu­stizia che viene raccolto dal com­missario di polizia Bruno Ongaro, il quale convoca in ufficio l’ex postino per ascoltare la sua vicenda giudi­ziaria.
Risultato?
‘C’è qualcosa di strano’

L’inquirente conclude il colloquio con un
«c’è qualcosa di strano in que­sta inchiesta» e fa riaprire le indagini. La stranezza risiederebbe nell’agire dell’ex collega di lavoro del 50enne ( con il quale divideva il turno di di­stribuzione delle lettere) che di fronte al commissario di polizia ha ammes­so di aver ritoccato, sul libretto delle raccomandate, un codice che accom­pagnava proprio una delle lettere spa­rite contenenti una delle due carte di credito rubate.
Ora la nuova indagine che dovreb­be istruire questi nuovi, e forse, cru­ciali elementi che potrebbero addirit­tura ribaltare la posizione del 50enne, si trova davanti al Ministero pubbli­co. Una nuova indagine che tuttavia, da quel 13 settembre 2005 ( cioè da quasi due anni e mezzo) non accenna ad avanzare, lasciando nel limbo l’ex postino, il quale da sette anni non si stanca di professare la propria inno­cenza e chiede che il suo caso giudi­ziario sia riesaminato.
G.G.




Un ‘giallo’ irrisolto il caso dell’ex postino condannato sette anni fa?
TI- PRESS

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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