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Nessun provvedimento disciplinare per ora nei confronti del giudice
Claudio Zali,
a carico del quale mercoledì scorso il Ministero pubblico ha promosso
l’accusa per appropriazione semplice (titolare dell’inchiesta il
procuratore generale
Bruno Balestra)
in relazione alla vicenda di una parte dell’inventario di un piccolo
ristorante luganese. Per il momento dunque niente sospensione
cautelare. Il Consiglio della magistratura (Cdm), l’organo che vigila
sull’operato delle toghe, ha in pratica deciso di non decidere. O
meglio, di attendere gli sviluppi del caso. Lo ha stabilito dopo aver
sentito, venerdì, il giudice sotto inchiesta alla presenza del suo
difensore, l’avvocato
John Noseda.
«
Nel corso di tale audizione il magistrato si è detto sicuro di riuscire, grazie
all’intervento del suo patrocinatore, a chiarire la sua posizione
con il Ministero pubblico, in un incontro previsto per i prossimi giorni
– si legge nel comunicato diffuso ieri dal Cdm presieduto dalla giudice
Giovanna Roggero-Will
–.
Considerato che il magistrato, nell’interesse della giustizia,
si è dichiarato disposto a non celebrare processi per tutto il mese di
marzo, il Consiglio della magistratura ha deciso di attendere l’esito
del previsto incontro con il Procuratore generale e, nell’ambito delle
sue incombenze, seguirà con attenzione gli sviluppi del caso
». Zali ha quindi deciso di non presiedere questo mese processi:
continuerà comunque a svolgere le altre mansioni derivanti dalla
propria attività in seno al Tribunale penale cantonale.
Le indagini preliminari su di lui erano scattate nel gennaio di
quest’anno dopo che una sua amica era stata raggiunta, il mese prima,
da un decreto d’accusa per appropriazione indebita. Era stata
denunciata nel settembre 2006 da un’altra donna che rivendicava alcuni
oggetti dell’inventario di un esercizio pubblico che la conoscente del
giudice aveva acquistato dalla precedente gerente. Interrogata dal pp
Arturo Garzoni, la denunciata aveva fatto a un certo punto il nome di
Zali, che le aveva prestato consulenza nella vertenza sull’inventario
successivamente sfociata nella querela. Una pena pecuniaria sospesa
con la condizionale: questa la proposta contenuta nel decreto d’accusa
intimato lo scorso dicembre all’amica del magistrato, decreto cui la
donna ha fatto
opposizione. Nel frattempo c’è stata, terminata l’assunzione delle
informazioni preliminari, la promozione dell’accusa nei confronti di
Zali. Appropriazione semplice è il reato ipotizzato. Zali ha sostenuto
(vedi il suo memoriale d’inizio febbraio) e sostiene di aver agito in
maniera corretta e in buona fede e pertanto di non aver commesso alcun
reato.
Il magistrato ha affidato la propria difesa come detto all’avvocato John Noseda. «
Ho accettato il mandato di patrocinare il giudice Zali dopo aver
preso conoscenza degli atti e aver raggiunto il convincimento
assoluto della sua innocenza e dell’infondatezza dell’accusa che viene
ipotizzata. Spero di conseguenza di poter chiarire la posizione del
mio patrocinato nei prossimi giorni
», afferma Noseda
interpellato dalla ‘Regione Ticino’. Il difensore del giudice d’Appello non aggiunge altro «
per rispetto delle autorità giudiziarie che si stanno occupando del caso
». Nei prossimi giorni quindi si dovrebbe saperne di più.
RED.
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