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Giustizia. Il Cantone non dovrà risarcire nulla. Il TAF di San Gallo dà torto a Berna

Da: CdT, 18.1.2013, pag 9

Giustizia

Il Cantone non dovrà risarcire nulla
Il TAF di San Gallo dà torto a Berna che chiedeva 76 mila franchi per servizi di protezione civile


Il Canton Ticino non ha nessu­na responsabilità per danni al Fondo di compensazione per le indennità di perdita di guadagno (IPG) e non deve risarcire l'Uffi­cio federale delle assicurazioni sociali (UFAS). Lo ha deciso il 13 dicembre 2012 il Tribunale am­ministrativo federale accoglien­do il ricorso del Cantone. Motivo: la pretesa di risarcimento nei confronti del Cantone dell'im­porto di 75.087,05 franchi è da ri­tenersi estinta visto che la deci­sione è stata impugnata ben oltre il termine legale concesso, ovvero un anno dalla conoscenza del danno.
Con questa decisione del Tribu­nale amministrativo federale pe­rò non viene ancora scritta la pa­rola fine a una vertenza che dura ormai dal febbraio del 2008 per un risarcimento legato alle in­
dennità di perdita di guadagno per i giorni di protezione civile. L'UFAS può infatti impugnare quest'ultima sentenza davanti al Tribunale federale di Losanna.
Nell'ambito dell'operazione de­nominata «Argus», l'UFAS aveva effettuato - in collaborazione con l'Ufficio federale della prote­zione civile - delle investigazioni sui giorni di protezione civile svolti in diversi Cantoni poiché vi erano degli indizi tali da ritenere che le disposizioni in materia di giorni di servizio indennizzabili con le indennità di perdita di guadagno non fossero state ap­plicate in maniera corretta da tutti e i Cantoni.
In particolar modo l'UFAS rite­neva che alcuni lavori di prote­zione civile - svolti nel biennio 2004-2005 - non erano da rite­nersi di utilità pubblica e quindi
non sussisteva il diritto di versa­mento delle IPG. L'UFAS chiede­va dunque un risarcimento di 600 mila franchi in totale (da sud­dividere tra datori di lavoro di di­ritto privato e quelli di diritto pubblico). A livello svizzero l'am­montare del ristorno era di 4 mi­lioni di franchi.
Da Berna è dunque partita la doppia richiesta di restituzione dei quasi 76 mila franchi alle Cas­se di compensazione (per quanto attiene al diritto privato) e dei re­stanti 450 mila ai datori di lavoro di diritto pubblico. Richieste non accolte dai diretti interessati che hanno risposto interponendo un ricorso al Tribunale cantonale delle assicurazioni, ritenendo decaduto il termine per far valere la pretesa di restituzione nei con­fronti dei militi o dei loro datori di lavoro; questo primo ricorso è
stato accolto nel 2010 per quanto riguarda i 76 mila franchi. L'U­FAS, in seconda battuta, ha rite­nuto il Cantone responsabile dell'operato dei contabili degli organi di PCi e deciso di chiedere la restituzione della somma. Alla richiesta ha fatto immediata­mente seguito il ricorso del Can­tone al Tribunale amministrativo federale chiedendone l'annulla­mento perché «la pretesa di risar­cimento è da un lato perenta e dall'altro destituita di ogni fonda­mento». Una motivazione accol­ta a dicembre dello scorso anno dal Tribunale, ma che si riferisce solo al risarcimento di diritto pri­vato. Rimane ancora in sospeso il ricorso per la parte di diritto pub­blico ma visto che le motivazione della seconda operazione legale sono le medesime, a Bellinzona c'è cauto ottimismo.




«ARGUS»
Per Berna non tutti i lavori di protezione civile indennizzati erano di utilità pubblica.
(Foto Archivio CdT)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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