Da: La regione, 4.09.08, pag 1 e 30
L'editoriale
Caso Gheddafi la trasparenza che non c'è
di Matteo Caratti
Mentre, perlomeno dal punto di vista giudiziario, il
sipario sta calando sulla « vicenda Gheddafi » , quali considerazioni
si possono fare?
L'impressione è che la storiaccia estiva, nata con
l'apertura di un'inchiesta penale per presunte lesioni semplici,
minacce e coazione da parte del potente e ricco figlio e della nuora
del presidente libico Gheddafi ai danni di due impiegati al loro
servizio, rischi di incrinare nell'opinione pubblica la credibilità
della giustizia. Per questo è importante che chi rappresenta altri
poteri ad altri livelli, in particolare l'esecutivo federale, precisi
alcuni aspetti.
Il procuratore generale di Ginevra Zappelli ha
fatto quello che aveva facoltà di fare nel rispetto dei paragrafi del
codice penale: se le parti offese ritirano liberamente le querele e
vengono indennizzate il procedimento penale cade, le profumate cauzioni
vanno restituite ai Gheddafi, eccetera eccetera.
E fin qui nulla da obiettare.
Ma di fatto a cosa stiamo assistendo?
Ad un dittatore che ha mostrato i muscoli, promettendo e poi mettendo
in atto (all'insegna dell'occhio per occhio dente per dente) pesanti
misure di ritorsione fra le quali spicca l'incarcerazione di due
cittadini svizzeri residenti
in Libia e che ha di fatto partita vinta. E, che prima di
vincerla, ha dettato alcune condizioni alle nostre massime autorità:
chiusura dell'incarto penale a carico dei suoi famigliari e richiesta
di scuse ufficiali, condizioni queste per poter sbloccare la
situazione e riaprire i rubinetti del greggio. Il tutto senza curarsi
dei nostri sacrosanti principi: la separazione dei poteri, lo
stato di diritto e la distinzione fra competenze cantonali e federali.
Con l'abbandono del procedimento penale il primo desiderio del
colonnello si è realizzato. Realizzato senza però che all'opinione
pubblica elvetica, frastornata dall'accaduto,
determinate assicurazioni siano state date. Chi ha pagato
l'indennizzo ai domestici? Se non si può rivelare il nome del
‘benefattore' e questo lo possiamo capire, vorremmo che si escluda
ufficialmente che il versamento in qualche modo possa provenire da un
canale federale. Non per malizia, ma per chiarezza.
Invece da Berna sono giunte solo dichiarazioni che sottolineano che l'archiviazione dell'inchiesta è un «
elemento importante
» per poter ripristinare le relazioni con la Libia precedenti
allo scoppio della crisi. La voglia di chiudere il capitolo è fin
troppo evidente. Vedremo.
Nei prossimi giorni sapremo
anche se il presidente libico pretenderà pure le scuse
ufficiali del nostro governo. Se Berna cederà, ricorrendo a qualche
astrusa formula diplomatica per manifestare il suo rincrescimento per
la vicenda, vorrà dire che sono stati veramente gli interessi di
bottega a farla da padrone.
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