Da: CdT 29.11.2008 pag 42
LETTERE
AL CORRIERE
La famiglia ucraina e la legge dello Stato
Colui
che ha lanciato lo slogan «la legge è uguale per tutti» non è ormai più
raggiungibile e non se ne conoscono né le origini né la destinazione.
Sembra strano sollevare una simile obiezione inerente al concetto reso
visibile a caratteri cubitali in tutti i palazzi di giustizia, ma per
il caso in oggetto, logiche spiegazioni sono d'obbligo allorquando una
legge viene approvata seguendo determinati parametri. Il popolo si
chiede qual è il senso della nuova legge, che legalmente e sovente si
presta a varie interpretazioni. Dopo questa dovuta premessa, veniamo al
caso concreto concernente la famiglia ucraina che mesi orsono tentò di
entrare arbitrariamente in Svizzera passando dal Monte Lema innevato.
Durante il
lungo periodo in attesa dell'espulsione, l'autorità, invocando criteri
contrari alle leggi in vigore, otteneva «per vie traverse»
l'autorizzazione di prolungare il soggiorno abusivo.
Sul CdT del 24 novembre si riferiva quando segue: «Partenza Ucraini,
chiesta la proroga. Il legale della famiglia salvata sul Lema e che
entro domani dovrà lasciare il Paese, ha scritto alle autorità federali
chiedendo una proroga del termine». La richiesta inoltrata è stata
avvalorata dal nominativo del legale, che si ritiene «specialista di
diritto degli stranieri e dell'asilo».
Veniamo al dunque: l'ultimo
termine d'espulsione era stato emanato dal Tribunale amministrativo
federale e confermava un primo no di Berna alla domanda d'asilo.
Cadendo nelle maglie della burocrazia, arduo è uscirne.
Gianni Paltenghi,
Ponte Tresa
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