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Yasar Ravi è stato scarcerato. Ieri il Giar Edy Meli non ha confermato l'arresto dell'avvocato luganese nonché granconsigliere Ppd ordinato dal procuratore pubblico Arturo Garzoni che al 39enne contesta alcuni reati, tra cui la falsità in documenti, in relazione alla compravendita di una villa di Castagnola. Reati che avrebbe commesso in veste di legale e in correità con una sua cliente e un commercialista luganese, finito pure lui in un primo tempo dietro le sbarre.
Il provvedimento per Ravi era stato disposto da Garzoni giovedì al termine dell'interrogatorio dell'avvocato e deputato negli uffici di Bellinzona del Ministero pubblico. Il giorno dopo nel pomeriggio l'udienza - una lunga e accesa udienza - davanti al Giudice dell'istruzione e dell'arresto che come detto non ha convalidato la misura restrittiva. Difeso dall'avvocato John Noseda, Ravi, che si era detto e si dice estraneo ai fatti, ha così potuto lasciare in serata, intorno alle 21, il carcere giudi- ziario della Farera dove si è svolta l'udienza. Durante la quale il procuratore pubblico ha rivisto le accuse prospettate giovedì al granconsigliere: sono saltate quelle di istigazione alla falsa testimonianza, di sviamento della giustizia e di favoreggiamento mentre sono state mantenute quelle di falsità in documenti e di conseguimento fraudolento di una falsa attestazione. Ma ieri il Giar non ha confermato neppure l'arresto che Garzoni aveva ordinato per il commercialista. Anch'egli - patrocinato dall'avvocato Filippo Ferrari - si era dichiarato e si dichiara estraneo ai fatti. Fra i reati che gli erano stati addebitati la truffa: nel corso dell'udienza il pp ha però riconosciuto che questa ipotesi di reato non è sostenibile così come quella di favoreggiamento.
Ravi e commercialista restano indagati ma la loro posizione si è ridimensionata. Soprattutto sono stati scarcerati. « La decisione del Giar corrisponde completamente alle mie aspettative » , commenta soddisfatto il
difensore di Ravi, l'avvocato Noseda.
La villa di Castagnola
L'inchiesta sarebbe stata innescata qualche anno fa da un esposto dell'ex marito, cittadino britannico, della donna già proprietaria dell'immobile di Castagnola. A carico della quale, una 45enne originaria del canton Zurigo professionalmente attiva nel commercio con l'estero, la Procura, eseguiti i primi accertamenti, aveva aperto un procedimento per truffa, amministrazione infedele e conseguimento fraudolento di una falsa attestazione. Difensore dell'indagata l'avvocato Ravi.
Al centro della storia c'è la villa di Castagnola, che la 45enne aveva ceduto a un facoltoso inglese, il quale nei mesi scorsi l'ha venduta a terzi. Il prezzo indicato nel rogito, allestito nel maggio 2005 da un notaio luganese (non era Ravi), era di 6,5 milioni di franchi. Stando alle indagini il vero prezzo pattuito dalle parti sarebbe stato però di almeno 9 milioni, dei quali 2,5 versati separatamente per l'acquisto dei mobili. All'ex marito la donna avrebbe sottaciuto il fatto di aver intascato i 2 milioni e mezzo: ciò per non ripartire la somma con il coniuge come invece tra loro precedentemente concordato nella convenzione di divorzio riguardo a un'eventuale eccedenza sul prezzo di vendita della casa. La donna avrebbe quindi incassato sia l'importo dichiarato nel rogito (6,5 milioni), inferiore tuttavia a quello effettivamente stabilito con l'acquirente dell'immobile, sia, separatamente, i 2,5 milioni. Somma quest'ultima pagatale in base a un contratto per la cessione dei mobili, operazione che non necessita di un atto pubblico come è il rogito. Due milioni e mezzo: un importo ritenuto dagli inquirenti spropositato rispetto al valore reale del mobilio. Un contratto falso, insomma. Il sovrapprezzo dei mobili avrebbe costituito il nero della compravendita della villa. Per l'accusa, Ravi avrebbe partecipato a tutta l'operazione. Circostanza che l'avvocato e deputato nega. A.MA./L.B.
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