Da: Il Caffé della domenica, 11.11.2007
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L’inchiesta penale su una villa pagata con 2,5 milioni di franchi sottobanco |
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| La vicenda La disavventura giudiziaria di una luganese per una vendita taroccata |
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Quel 13 maggio del 2005, firmato il rogito del notaio, l’intraprendente signora Carole (il nome è di fantasia) pensava di aver fatto un ottimo affare. Ufficialmente aveva venduto la sua bella villa luganese per sei milioni e mezzo, altri due e mezzo li aveva intascati a parte, ovviamente ed esentasse. Giusto due anni dopo, su quell’atto di vendita il ministero pubblico ha aperto un procedimento penale per truffa, amministrazione infedele e conseguimento fraudolento di falsa attestazione. Una vicenda che la dice lunga sul ballo in nero di terreni e mattoni. Si lavora, si compra, si vende, e spesso il colore dei soldi è nero. Alla regola tacita dell’economia occulta, non sfuggono di certo le compravendite d’immobili che in questi ultimi anni in Ticino hanno toccato cifre record. Che non si tratti di poche centinaia di migliaia di franchi incassati sotto banco, lo dimostra la storia della signora Carol che, oltre al fisco, voleva anche fregare il marito da cui stava divorziando. Dall’inchiesta condotta dal procuratore pubblico Arturo Garzoni è risultato che il prezzo realmente pattuito della villa a Castagnola, era di almeno di nove milioni e non di sei e mezzo come registrato nel rogito. Per questo il procuratore Garzoni ha ordinato immediatamente la confisca dei beni della signora che si è ritrovata con i soldi in banca bloccati e sulle spalle accuse non da poco. Nella disavventura giudiziaria dell’intraprendente Carol c’è anche un significativo scorcio del volto nascosto del reddito cantonale, quello esentasse di grandi e piccole cessioni di case, appartamenti, ville e terreni, che si concludono con una firma ufficiale davanti al notaio e una strizzata d’occhio tra le parti. Se si pensa che solo nel biennio 2003-2004, il volume delle transazioni d’immobili ha toccato i 2,5 miliardi di franchi, uno dei massimi storici dal 1990, si vede subito quanto grasso possa essere il giro in nero e quanto denaro sia stato, magari, sottratto anche all’erario pubblico. Carol è però scivolata su un matrimonio andato a male, di quelli che finiscono con un divorzio in cui calcolatrice alla mano si stima tutto al millesimo dai mobili agli immobili. Quei due milioni e mezzo voleva soffiarli al marito in barba alla convenzione del divorzio firmata nel marzo del 2004, ma anche al fisco ticinese eludendo, come ha sottolineato il ministero pubblico, la tassa sull’utile immobiliare, quella d’iscrizione al registro fondiario e la tassa di bollo. Bei soldini. Un caso isolato? Poco probabile. Non esistono, purtroppo, stime precise di questa possibile elusione fiscale, né tantomeno del nero che circola nelle compravendite. Ci sono, però, delle possibili piste per intravedere quanto meno le dimensioni del fenomeno. Grazie ai bassi tassi d’interesse dal 2003 l’edilizia privata ha costruito appartamenti per oltre 1,4 miliardi di franchi all’anno. Quanto nell’acquisto dei terrreni e nelle vendite delle case è stato regolarmente dichiarato al fisco? Che molti dei soldi dovuti all’erario prendano altre vie, lo dimostrano i sbalorditivi incassi dell’amministia fiscale per gli eredi decisa dal cantone nel lontano 1987. Allora il condono in soli tre anni portò alla luce un miliardo di capitali sottratti all’erario dalle persone morte tra l’87 e il 2000. Gruzzoli frutto anche di beni immobili abilmente mobilizzati in nero. |
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