Da: La regione 17.12.10 pag 4
Noseda: ‘Voglio una struttura unita’
Il pg presenta la nuova organizzazione del Ministero pubblico. Un gruppo per i reati finanziari, tre per gli altri
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Al vertice l’Ufficio del procuratore generale composto del pg, di due suoi sostituti e di un pp capo. L’organigramma contempla poi due sezioni di magistrati inquirenti: una dedita al perseguimento dei reati finanziari; l’altra attiva nelle indagini su tutti gli altri reati, i cosiddetti reati di polizia (per esempio quelli contro l’integrità della persona). La prima sarà costituita da un’unica squadra di pp (otto) che opererà a Lugano e che sarà coordinata, perlomeno in una fase iniziale, direttamente dal procuratore generale. La seconda sezione, quella per i reati di polizia, sarà invece formata da tre squadre, ciascuna di quattro procuratori (responsabile compreso), una delle quali opererà nell’antenna bellinzonese: sono il Gruppo Bellinzona diretto da un sostituto pg, il Gruppo Lugano 1 capitanato dall’altro sost pg e il Gruppo Lugano 2 guidato dal pp capo.
Eccola la futura struttura del Ministero pubblico. Entrerà in funzione col 1° gennaio allorché scatterà la procedura penale unificata a livello nazionale. La nuova organizzazione, studiata per rispondere alle esigenze e ai tempi del codice federale, è stata presentata ieri ai media dal procuratore generale John Noseda . Con lui gli altri tre magistrati che formeranno l’Uffico del pg: i sostituti Antonio Perugini (alla testa del Gruppo Bellinzona) e Andrea Pagani (Gruppo Lugano 1) nonché il pp capo Nicola Respini , alla guida del Gruppo Lugano 2.
Dunque tre squadre di inquirenti per i reati di polizia, mentre sul fronte dei reati finanziari si è optato per un solo gruppo, diretto da Noseda. Il pg non esclude di dar vita in un secondo tempo a squadre di pp anche nella Sezione finanziaria: lo deciderà, come ha spiegato lo stesso procuratore generale, dopo il primo anno di attività del ristrutturato Ministero pubblico. Per ora ci sarà una sola équipe e ne sarà lui, Noseda, il responsabile. « Degli otto magistrati che compongono attualmente il settore finanziario, la metà è di fresca nomina: con il sottoscritto si occuperanno delle nuove inchieste – ha spiegato il procuratore generale –. Ai quattro procuratori che già oggi si occupano del perseguimento dei reati finanziari voglio così dare la possibilità di portare celermente a termine le inchieste che stanno svolgendo ».
Il Ministero pubblico del dopo 1° gennaio 2011 dovrà essere, nelle intenzioni di Noseda, « una struttura unita, flessibile, collaborativa e responsabilizzata: per questo farò in modo che in seno all’Ufficio del pg le decisioni vengano prese collegialmente, che siano condivise ». Insomma l’obiettivo del procuratore generale è di sviluppare « un clima di collaborazione e solidarietà » all’interno del Ministero pubblico, affinché « ogni magistrato possa rivolgersi a questo o a quel collega per un parere, per discutere i casi più delicati ». Un clima di collaborazione che Noseda vuole estendere alla polizia « per garantire fra l’altro interventi efficaci sul territorio ». Ieri il pg si è inoltre soffermato sul (delicato) capitolo dei rapporti fra magistratura inquirente e organi di informazione. Dal 1° gennaio la Procura avrà un addetto stampa cui i cronisti potranno/dovranno far capo: Saverio Snider , ex giornalista e collaboratore personale del ministro Pedrazzini.
Preventiva e recidiva: magistrati perplessi
I sost pp saranno pp. Segretari giudiziari per tutti
Venti procuratori pubblici più un pg: questa la composizione, per ciò che riguarda i magistrati, del Ministero pubblico ticinese a partire dal 1° gennaio. Cancellata infatti la figura del sostituto procuratore: gli attuali sei sost pp, che hanno competenze limitate, saranno procuratori pubblici a tutti gli effetti. Così ha deciso il Gran Consiglio votando in aprile gli adattamenti delle normative e delle strutture giudiziarie cantonali alla nuova procedura penale federale. Una decisione « che era stata auspicata dal Ministero pubblico », ha ricordato ieri il neo sostituto pg Andrea Pagani.
Ciascun pp, inoltre, avrà un segretario giudiziario, il quale « sarà di regola un giurista ». Una parte importante dell’attività dei tre gruppi di magistrati che si occuperanno dei cosiddetti reati di polizia sarà assorbita dagli arresti, ha poi evidenziato Pagani: « Nelle quarantotto ore dal fermo il procuratore pubblico, in base alla nuova procedura, dovrà obbligatoriamente interrogare, senza facoltà di delega alla polizia o al segretario giudiziario, la persona trattenuta ». Il che, ha aggiunto il magistrato, richiede « una struttura flessibile »: per questo in seno a ognuno dei tre gruppi dediti al perseguimento dei reati di polizia « ci saranno sempre due pp di picchetto ». Restando in materia di arresti e quindi di carcerazione, dal 1° gennaio il pericolo di recidiva, uno dei motivi che giustificano la detenzione preventiva, sussiste se la persona ha commesso in passato « almeno due reati analoghi », ha spiegato Pagani. Una novità piuttosto discutibile, come è stato sottolineato nella conferenza stampa di ieri. In pratica « se non c’è più un pericolo di fuga e l’inchiesta è terminata, e pertanto viene meno pure il pericolo di inquinamento delle prove », l’accusato potrebbe uscire dal carcere, potrebbe cioè essere posto in libertà provvisoria. Anche se la persona è accusata di un grave reato.
Da gennaio, nel dubbio pro istruttoria ‘Ma i procedimenti non saranno più lunghi’
Tutte le multe regolate dal nuovo codice
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Da gennaio sarà una sfida. Non lo nasconde il procuratore generale John Noseda, non lo nascondono nemmeno i tre magistrati a capo delle sezioni che si occuperanno dei reati di polizia: i due sostituti pg Andrea Pagani e Antonio Perugini e il procuratore capo Nicola Respini. Anzi, ieri davanti alla stampa lo hanno dette nemmeno troppo fra le righe: con l’entrata in vigore del Codice di procedura penale unificato a livello nazionale sarà necessario ricalibrare molti degli automatismi acquisiti nel tempo per sostituirli con altri, in grado di tenere conto dei molti cambiamenti introdotti dalle disposizioni federali. Con i tempi calcolati « al secondo » per chiedere la conferma dell’arresto al Giudice dei provvedimenti coercitivi (48 ore dal fermo, non un minuto in più) « non ci si potranno permettere tempi morti », ha riferito il sostituto pg Perugini; l’assoggettamento al codice di procedura anche delle forze dell’ordine e delle autorità di contravvenzione « richiederà un’ancor migliore collaborazione » fra Polizia cantonale, polizie comunali, guardie di confine e magistratura. « Dovrà esserci una catena ininterrotta per il passaggio delle competenze e degli incarti in base alla stessa procedura », ha commentato Perugini. Da gennaio anche agenti e ispettori avranno norme procedurali più rigorose: già dal primo interrogatorio i sospetti avranno diritto alla presenza di un avvocato che, a differenza di oggi, potrà porre domande e conferire direttamente con il cliente. I testimoni, poi, dovranno essere interrogati solo in presenza del procuratore, mentre chi è stato sentito solo dagli agenti sarà considerato ‘persona informata dei fatti’ e dunque non obbligata a testimoniare. Modifiche in vista anche per i Municipi e tutti gli uffici pubblici a cui è data competenza di infliggere multe, visto che pure loro dovranno fare capo al nuovo codice: « Persino le multe comminate dagli esecutivi comunali per i sacchi della spazzatura diventeranno “decreti di multa” e potranno, in teoria, essere impugnati in appello » ha fatto notare Perugini.
Ma la novità principale sta però altrove: è l’accorciamento al minimo indispensabile della raccolta delle informazioni preliminari, ovvero la fase delle indagini in cui le parti non devono essere obbligatoriamente informate del procedimento in corso. « Si privilegia la fase istruttoria », ha spiegato il pp capo Nicola Respini. Ciò significa che al magistrato basteranno « sufficienti indizi di reato » per aprire l’indagine formale. Indagine durante la quale alle parti sarà data la possibilità di chiedere l’assunzione di prove. « Nel dubbio, pro istruttoria », ha commentato Respini. « Alla fine delle indagini tutte le carte saranno già in tavola », riducendo le “sorprese” al termine della procedura. Un’impostazione, quella data dalle Camere federali al nuovo codice, che da più parti è stata valutata come una svolta garantista, fonte di possibili ritardi causati dal possibile ricorso sistematico alle molte clausole contenute nel testo da parte dei legali degli indagati. « Non credo sarà cosí – ha annotato Respini –. Alla procura sono dati diversi strumenti d’azione. Inoltre anticipando la fase istruttoria, i procedimenti potrebbero risultare addirittura più brevi ». Le nuove disposizioni procedurali varranno anche per le indagini già in corso, delle quali verrano comunque ritenuti gli atti istruttori già eseguiti. Dopo il 31 dicembre 2010, la vecchia procedura sarà applicata solo ai casi già approdati in aula.



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