Da: ww.caffe.ch 31.5.09 pag 11
LA STORIA
Senza permesso, una figlia in affidamento e costretta a partire
"Senza la mia Lyxandra
non torno a Cuba"
"Senza mia figlia non me ne vado", ripete perentoria. L'affidamento di Lyxandra l'ha deciso la tutoria, dopo una perizia psicologica voluta dal padre della bambina. "Era un periodo in cui lavoravo molto per mantenermi, ero sfinita e esaurita - spiega Ayme -. La psicologa ha pensato fosse meglio così, appoggiarsi ad una famiglia affidataria. Solo per qualche mese, il tempo di riprendermi. Le ho detto che avrei corso il pericolo di non più vederla... Non mi ha ascoltata".
Di Patrizia Guenzi
Questa è una triste storia, una triste storia davvero. Protagoniste, una mamma di 27 anni, Ayme Garcia Perez, e una bambina di 3, Lyxandra. Svizzera, la piccola, e quindi in diritto di vivere in Ticino; cubana Ayme, e costretta a lasciare il Ticino. Ultimo termine: domani! La donna, incinta di un nuovo compagno, svizzero, ha raccontato la sua disperazione al Caffè. In una mano, il foglio di via della Sezione dei permessi di Bellinzona e, nell'altra, il biglietto aereo con data 1 giugno. Domani, appunto. "Lo Stato mi caccia e mi ruba la figlia", grida Ayme quasi volesse farsi sentire dai funzionari che hanno preso questa decisione, mentre rigira tra le mani le foto della piccola, da due mesi in affidamento presso una famiglia.Insomma, questa è una triste storia, una triste storia davvero. Ayme da 10 anni vive nel Sottoceneri. Alle spalle un matrimonio con un cittadino elvetico, naufragato dopo tre anni. Non avendo più diritto al permesso di dimora (B), e malgrado numerosi ricorsi e richieste di proroga, lo scorso 22 aprile la risposta definitiva del cantone: "Deve lasciare immediatamente la Svizzera".
Ma Ayme non s'è mai data per vinta. Da quattro anni combatte. Recentemente, s'è pure messa in contatto con l'ambasciata cubana, con varie associazioni... "Senza mia figlia non me ne vado", ripete perentoria. L'affidamento di Lyxandra l'ha deciso la tutoria, dopo una perizia psicologica voluta dal padre della bambina. "Era un periodo in cui lavoravo molto per mantenermi, ero sfinita e esaurita - spiega Ayme -. La psicologa ha pensato fosse meglio così, appoggiarsi ad una famiglia affidataria. Solo per qualche mese, il tempo di riprendermi. Le ho detto che avrei corso il pericolo di non più vederla... Non mi ha ascoltata". Ma non è tutto.
Un anno fa Ayme conosce un coetaneo. La relazione diventa seria e adesso aspetta un altro bambino. I due vogliono sposarsi e si danno da fare per preparare i documenti. Ma c'è un ma... "Mi serve il certificato di domicilio - riprende Ayme -, ma non me lo danno perché è legato al permesso... che io non ho più". Insomma, di complicazione in complicazione. Così, il 16 aprile scorso, assieme all'attuale compagno, scrive una lettera alla sezione dei permessi di Bellinzona per spiegare la sua situazione. L'intenzione di sposarsi con uno svizzero, prima del parto, e chiedendo quindi una proroga o un consiglio sul da farsi. E non è ancora tutto. La giovane, nel corso di una recente visita medica, scopre di soffrire di ernia ombelicale: niente sforzi, quindi, massimo riposo. Tanto meno viaggiare. "E io dovrei andarmene in queste condizioni? - sbotta -. Ma non mi vengano a dire che la Svizzera è un Paese accogliente?".
Malgrado il destino avverso, in tutti questi mesi Ayme ha cercato di sopravvivere. "In passato ho lavorato sette anni e non ho diritto alla disoccupazione. Non ho altre entrate. Come faccio? Nemmeno tornare a Cuba è una soluzione. Farei la fame. La mia famiglia è messa peggio di me". Ma Ayme deve tenere duro, per la piccola Lyxandra. "Non la vedo da due mesi, malgrado abbia un diritto di visita quotidiano", bisbiglia con le lacrime agli occhi, tra le mani l'album con le foto della piccola.
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