Da: www.caffe.ch 7.6.09
“Volevo morire per mia figlia”
Libero D'Agostino
Mezza bottiglia di whisky per stordirsi, un centinaio di pasticche e qualche sorsata d’ammoniaca. Per farla finita. Trentasei anni, Laura, il nome è di fantasia ma lo storia atrocemente vera, per morire se n’era andata sull’argine del fiume Ticino. Sotto un grande albero, dove da bambina si fermava sempre con suo padre e dove da mamma portava spesso sua figlia Antonella, allora di due anni appena. Antonella non la vedeva ormai da mesi. In un momento di difficoltà l’aveva data in affidamento consensuale ad una famiglia: “E per me - racconta- è cominciata una lotta estenuante contro servizi sociali, commissione tutoria e psicologi, per riavere mia figlia. Mi sono sentita schiacciata in un meccanismo che mi annullava come mamma, da uno Stato che invece di aiutarmi mi lasciava sola. Ero disperata, pensavo che era meglio scomparire per sempre”.
Gennaio 2005. Laura, separata, lavorava come donna delle pulizie, ma non guadagnava abbastanza da potersi permettere una baby sitter. Ripiega sull’affidamento, sino a quando, pensava, non si fosse rimessa in carreggiata con un impiego migliore. I problemi cominciano due mesi dopo. Quando scopre che quella famiglia aveva battezzato Antonella, senza dirle niente. Lei li denuncia e si rivolge anche alla Curia. La situazione precipita pochi mesi dopo quanto perde il lavoro. La famiglia in cui vive Laura abita ad un centinaio di chilometri di distanza, lei non ha i soldi per andarla a trovare ogni fine settimana. “Soffrivo a saperla a casa di gente con cui ormai i rapporti erano tesi- racconta-. Mi ero rivolta all’assistenza sociale per avere un aiuto. Niente da fare”. Comincia la sua lotta per riavere Antonella, il calvario da un ufficio all’altro. “Una macchina infernale - dice -. Tutte quelle persone invece di aiutarmi mi facevano sentire ancora più sola, inutile, persa. Sono caduta in depressione”.
18 dicembre 2005. Natale è vicino. Davanti, la stanza vuota di Antonella non ce la fa più. Apre l’armadietto dei farmaci e se ne va in riva al fiume: “Pensavo che fosse il posto giusto per morire”. Viene soccorsa da una ragazza mentre alle tre e mezzo del mattino vagava sulla strada in stato d’incoscienza: “Non so come sia arrivata sulla strada. Se Dio mi ha voluto graziare- dice- un motivo c’è. Credo che il motivo sia mia figlia”. Ma Laura non ha ancora riavuto la sua bambina.
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