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Pedrazzini auspica dai politici più risorse, dai magistrati più celerità e dagli avvocati più etica

Da: La regione, 14.06.08, pag 3

Giustizia sana ma ancora troppo lenta
Pedrazzini auspica dai politici più risorse, dai magistrati più celerità e dagli avvocati più etica Critica la nuova presidente del Tribunale d'appello, Epiney-Colombo: ‘Problemi oggi come 20 anni fa...'

La Giustizia ticinese gode tutto som­mato di buona salute ma qualche acciac­co non le manca. Nulla di nuovo sotto il sole ma sia il consigliere di Stato Luigi Pedrazzini sia la nuova presidente del Tribunale d'appello Emanuela Epiney­Colombo intervenendo ieri a Lugano all'inaugurazione dell'Anno giudiziario hanno mostrato le ultime radiografie di un paziente « confrontato con problemi da risolvere » e che a breve-medio termi­ne dovrà affrontare importanti novità come l'entrata in vigore - probabilmen­te nel 2011 - dei due nuovi Codici di pro­cedura penale e civile, unificati per tutta la Svizzera, che richiederanno adegua­menti operativi, alcuni già decisi e altri attualmente allo studio.
Partiamo dalle novità in arrivo. L'uni­ficazione manderà in pensione i 26 Codi­ci procedurali cantonali: « Si tratta di un'erosione importante delle competenze cantonali e del federalismo - ha esordito Pedrazzini - ritenuta però necessaria per migliorare l'amministrazione della Giu­stizia sul piano nazionale ». Sul fronte pe­nale, con l'arrivo ad esempio di maggio­ri garanzie per gli indagati e del proces­so in Appello, si rendono necessarie mo­difiche organizzative che saranno rag­gruppate in un apposito messaggio go­vernativo: elaborato da uno speciale gruppo di lavoro formato da magistrati, avvocati e funzionari dell'amministra­zione cantonale, sarà sottoposto a inizio autunno al Gran Consiglio per l'appro­vazione. Innovazioni che imporranno uno sforzo di aggiornamento per giudi­ci, procuratori e agenti di polizia giudi­ziaria.
Innovazioni « che non saranno a costo zero », evidenzia il capo delle Istituzioni: « Inevitabile sarà l'aumento di risorse umane a disposizione dei magistrati, in parte per assicurare l'esistenza delle nuo­ve istanze (vedi Appello), in parte per far fronte al prevedibile aumento di lavoro determinato dalle scelte procedurali ». Non solo: « Appare anche necessario un aumento del numero dei magistrati, che dovrà però essere contenuto: l'esperienza di questi anni mi suggerisce di procedere piuttosto, quando possibile, dando rinfor­zi quantitativi e qualitativi alle retrovie ». Dettagli Pedrazzini per ora non ne forni­sce ma aggiunge che « abbiamo voluto in­cludere anche una riflessione sulla rior­ganizzazione del Ministero pubblico col­legata agli aspetti che toccano l'attività dei giudici di prima e seconda istanza e dell'Ufficio dei Giar che vedrà modificata la sfera delle sue competenze ».
Fra le altre novità, una è il recente ok parlamentare al potenziamento del Tri­bunale amministrativo cantonale che passa da 4 a 5 giudici; l'altra è la propo­sta governativa che chiede di conferma­re la giurisdizione amministrativa del Consiglio di Stato riguardo le decisioni dei propri servizi; vi è poi il progetto di legge sulla procedura in materia di assi­curazioni sociali il cui messaggio risale all'aprile scorso.
I problemi da risolvere I problemi, evidenzia il consigliere di Stato, « sono anzitutto di carico di lavoro. Che genera, malgrado l'impegno e la competenza dei magistrati, un rallenta­mento delle procedure ». Vi è una neces­sità d'intervento « in particolare nell'am­bito civile (nella prima e seconda camera civile del Tribunale d'appello e in alcune preture). Vi è inoltre la situazione già menzionata del Ministero pubblico. In al­tri tribunali si constata da qualche anno un aumento delle cause in entrata o pen­denti, in particolare nella Camera di di­ritto tributario e, seppur mantenendosi su livelli inferiori al passato, nel Tribu­nale cantonale delle assicurazioni ». Si tratta di variazioni talvolta generate da modifiche di legge. A questo riguardo il ministro delle Istituzioni vedrebbe bene « imporre nei nuovi messaggi del governo, accanto all'indicazione sulle conseguen­ze finanziarie, anche quelle sull'impatto giudiziario ».
E non è mancato un richiamo affin­ché non s'intacchi la credibilità delle istituzioni giudiziarie: « La responsabi­lità solidale deve spingere tutti gli attori a sentirsi più corresponsabili dell'autore­volezza e del funzionamento della Giusti­zia ». Il tema, di nuovo, è quello della tempistica: « Ancora recentemente un processo penale (vedi la condanna inflit­ta a Italo Frignani ed Emilio Pedrotta nella vicenda Tobler/BancaStato) si è concluso con una sanzione sulla cui en­tità ha influito il lungo tempo trascorso dai fatti ». Perché si arriva a ciò? « La do­manda interpella in primo luogo il politi­co per le sue responsabilità nella dotazio­ne delle risorse a disposizione della Giu­stizia e per le sue scelte procedurali, che pur ispirate dalle migliori intenzioni pro­ducono talvolta effetti di eccessivo garan­tismo ». Sul tema, aggiunge Pedrazzini, « devono riflettere anche i magistrati, per capire quali modalità di lavoro e di orga­nizzazione e di controllo del lavoro po­trebbero rendere più celere il corso delle procedure ».
E non si chiamino fuori gli avvocati, perché « il ruolo dei patrocinatori è sì quello di far pendere l'ago della bilancia dalla parte del cliente, ma non quello d'impedire alla bilancia di funzionare, sfruttando la debolezza e la naturale fragilità dei meccanismi istituzionali ». In parole semplici: meno ostruzioni­smo e « più senso di responsabilità », per­ché è un dato di fatto che « i rallenta­menti sono talvolta artificialmente pro­vocati per rendere il corso della Giusti­zia meno rapido e pertanto meno effica­ce ». Al riguardo Luigi Pedrazzini ha ri­cordato che la professione dell'avvoca­to « non è priva di una valenza d'interes­se pubblico, che deve avere delle radici etiche prevalenti ». In sala, ad ascoltare,
c'erano molti avvocati.




La giudice Epiney-Colombo ieri a Lugano col collega Balerna e il ministro Pedrazzini

Donne, Mao e Unione europea
‘Mi vergogno a rinviare le sentenze'

Dopo il dettagliato intervento del presidente uscente Raffaello Balerna che ha trac­ciato un bilancio dei suoi due anni di conduzione del Tribunale d'appello, la nuova coordinatrice Emanuela Epiney-Colombo ha dato un'occhiata all'orologio, come a indicare che sarebbe stata breve, e si è rivolta ai presenti (giuristi, avvocati, procura­tori e giudici) con un discorso fatto ‘a braccio' senza l'ausilio di una traccia scritta. Un caso più unico che raro. E lei, dal microfono, non le ha mandate a dire.
Dapprima un accenno all'esigua componente femminile in seno all'ordinamento giudiziario: « Quando vent'anni fa iniziai in Pretura a Lugano, ero l'unica... pretora ». Oggi a palazzo di giustizia « siamo il 13% e mi consolo visto che le dirigenti nell'ammi­nistrazione cantonale sono solo il 7%. Mao Tse-Tung una volta disse che "le donne reg­gono l'altra metà del cielo" ». Del cielo, appunto.
Col passare del tempo « la Magistratura è cambiata ma non sono cambiati i problemi. Le Preture hanno un carico di lavoro eccessivo. E come vent'anni fa in Pretura ci vole­va un anno per ottenere un'udienza, anche oggi in Tribunale ci tocca rispondere "spia­centi, l'anno prossimo" a chi sollecita una sentenza. Personalmente me ne vergogno ». Quanto ai nuovi Codici di procedura unificati su scala nazionale, « noi poveri svizze­ri stiamo ancora ragionando sulle differenze fra 26 cantoni... quando l'Unione europea sta unificando le procedure di 27 diverse nazioni ». Col nuovo Codice, poi, « si potrà ri­correre a tutto spiano contro qualsiasi decisione dei pretori. Qui urge potenziare ». Ma è prevista anche l'introduzione dell'obbligo di conciliazione: « Bisognerà quindi istitui­re appositi tribunali. A mio avviso, si potrà evitare d'investire nelle Preture se sapremo investire nella conciliazione ».
Ai magistrati viene chiesta più efficienza: « Ma oggi come oggi - replica Epiney-Co­lombo - non possiamo fare di più e meglio. Mi auguro che le autorità politiche reagisca­no. Perché noi vorremmo evadere più incarti, questo sì. Ma bisogna che qualcuno ci dia una mano, anche gli avvocati... ». E con ciò la nuova presidente si è allineata all'auspi­cio espresso poco prima da Luigi Pedrazzini. 

Balerna: ‘Problemi risolvibili ma limitati mezzi a disposizione'

Due anni di presidenza e il te­stimone è passato ieri nelle mani della collega Epiney-Colombo. « Problemi ve ne sono, come ovun­que, ma non mi sembrano irrisol­vibili », ha concluso il suo inter­vento il giudice Raffaello Ba­lerna:
« Spetterà in primis al Tri­bunale d'appello risolverli al suo interno, con il dialogo e se neces­sario col confronto, dimostrando la necessaria flessibilità, sempre avendo presente l'obiettivo fonda­mentale di amministrare la giu­stizia in tempi ragionevoli con i limitati mezzi a disposizione ». Un compito delicato, quello del presidente, « che consiste nel tene­re conto e conciliare le differenti nature, talora conflittuali, delle diverse istanze ».
Nel biennio appena concluso vi è stata la scomparsa del Tribu­nale della pianificazione del ter­ritorio, integrato in quello am­ministrativo. Vi è poi stata, con decisione parlamentare, la sop­pressione della tariffa dell'Ordi­ne degli avvocati: « Da gennaio l'onorario viene stabilito sulla scorta di uno specifico accordo fra legale e cliente. E così è tutto più chiaro ». Balerna non ha poi mancato di commentare la deci­sione parlamentare di « ritenere bastevole il solo diploma di ma­ster in giurisprudenza, non prece­duto da una bachelor nello stesso ramo, per poter ottenere la paten­te di avvocato in Ticino » nell'am­bito della libera circolazione de­gli avvocati entrata in vigore nel gennaio 2007. « Rispetto la decisio­ne del parlamento - ha concluso il giudice Balerna - ma la propo­sta governativa, volta a esigere requisiti di studio qualificati per poter accedere alla professione, appariva di gran lunga preferibi­le, sia per la tutela del cliente, sia per il funzionamento dell'appa­rato giudiziario ».




‘Patente avvocati, peccato...'

Segretari assessori, nuova regola
Accanto alla loro firma dovrà esserci quella del pretore


Ciascun segretario assessore potrà continuare a redigere e firmare decreti e sentenze della Pretura in cui opera, ma accanto alla sua firma dovrà sem­pre figurare quella del pretore titolare e dovrà esse­re indicato quando il segretario ha operato come re­dattore. Così ha deciso la Divisione della giustizia, attiva al Dipartimento delle istituzioni, dopo che il Tribunale federale ha accolto recentemente un ri­corso che contestava la competenza giurisdizionale di un segretario assessore.
La questione è stata resa pubblica ieri dalla nuo­va presidente del Tribunale d'appello, Emanuela Epiney-Colombo, durante l'inaugurazione dell'An­no giudiziario. La sentenza del Tf verte sull'inter­pretazione della norma della Legge cantonale sul­l'organizzazione giudiziaria, la quale prevede che il segretario assessore sostituisce il pretore, oltre che in caso di impedimento legale o di assenza, anche su richiesta e sotto la responsabilità di quest'ultimo quando lo esiga il funzionamento della Pretura. Nel caso concreto - spiega il Dipartimento delle istituzioni - un cittadino aveva impugnato davanti alla Corte suprema di Losanna una sentenza in ma­teria civile emanata e firmata dal segretario asses­sore di una Pretura, eccependo che a quest'ultimo difettasse la competenza di decidere le cause al po­sto del pretore. Il Tf ha annullato la decisione impu­gnata e ha rinviato la causa alla Pretura per un nuo­vo giudizio. Infatti la legge non riconosce al segreta­rio assessore una competenza giurisdizionale auto­noma e indipendente, parallela a quella del pretore, ma ne subordina l'intervento a una necessità per il funzionamento della Pretura e a una richiesta in tal senso da parte del pretore e sotto la sua responsabi­lità. Inoltre il Tf ha rilevato il fatto che la sentenza in questione era stata firmata dal solo segretario. In queste circostanze il cittadino non è in grado di ve­rificare che il pretore si è assunto la responsabilità del giudizio; diverso sarebbe stato il caso qualora il pretore avesse firmato la sentenza accanto al segre­tario che l'ha elaborata.
« L'assetto organizzativo delle Preture sarà attenta­mente studiato nell'ambito dell'adeguamento della legislazione cantonale al nuovo Codice di diritto pro­cessuale civile svizzero unificato, ora all'esame delle Camere federali », conclude il dipartimento.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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