Da: Mattino della Domenica, 7.09.08 (www.mattino.ch)
Scritto da Lorenzo Quadri - MDD
Quando diciamo che non siamo più padroni in casa nostra descriviamo una
situazione che è purtroppo sotto gli occhi di tutti. Non si tratta di
un facile slogan, come dimostra quanto accaduto ad un nostro lettore
trovatosi coinvolto in una situazione a dir poco paradossale, che l'ha
fatto arrabbiare parecchio. Ed è facile capire perché.
Questo signore, che chiameremo Mario, e che conosciamo come persona
assolutamente educata e corretta, con formazione universitaria, ha
avuto una discussione con un cittadino straniero residente. Durante la
discussione, Mario ha osato esprimere, peraltro con toni tutt'altro che
offensivi, la propria opinione sui problemi che ci sta portando in casa
una presenza straniera eccessiva.
Ora, l'interlocutore straniero, nel caso non condividesse le
affermazioni fatte da Mario, avrebbe potuto semplicemente
controbattere. Invece cosa fa? Pensa bene di "montare la panna" attorno
a quanto detto e di denunciare Mario al Ministero pubblico per
diffamazione, calunnia, discriminazione razziale e chi più ne ha più ne
metta!
Ovviamente la denuncia finisce con un non luogo a procedere, e ci
sarebbe mancato altro, essendo manifestamente infondata. Intanto però
la Magistratura ticinese, che si spera abbia cose più importanti da
fare, ha perso tempo (e soldi del contribuente) per emettere una
sentenza di svariate pagine in cui in sostanza si spiega perché in
Svizzera non è reato dire la propria opinione - anche sugli stranieri.
Il contribuente paga
Ma non è ancora finita, perché la persona straniera dalla denuncia
facile beneficia pure di prestazioni sociali pagate dai contribuenti!
Qui è davvero il caso di ri-mettere in chiaro un paio di cosette. Se ci
sono persone straniere, residenti da noi, che ritengono che gli
svizzeri e i ticinesi siano razzisti, bene, nessuno li obbliga a
rimanere in Ticino. Cosa ci stanno a fare? Tornino nel loro paradisiaco
paese d'origine dove staranno senz'altro meglio. Se pensano di poter
imbavagliare a suon di denuncie penali la gente ticinese che esprime il
proprio malcontento per una situazione che si fa sempre più critica, è
ora che abbassino la cresta. Se poi queste persone sono addirittura a
beneficio di aiuti sociali, pagati dal contribuente ticinese, beh,
allora possono proprio solo tacere.
Al proposito, qualche tempo fa l'ONU se ne è uscita con la solita
corbelleria della Svizzera che non avrebbe fatto abbastanza per
combattere il razzismo. Secondo l'ONU (e chi alle nostre latitudini le
regge la coda) infatti, la criminalità straniera non è un problema,
bensì un'invenzione populista, mentre il razzismo, quello sì che
sarebbe un problema. Noi siamo invece convinti del contrario. Il
problema sono gli abusi e la criminalità d'importazione. Il problema è
chi spalanca indiscriminatamente le frontiere mettendo il cittadino
svizzero nella condizione non riuscire più a trovare lavoro nel proprio
paese e di non sentirsi più sicuro nella propria casa. Vedi al
proposito i 600 furti con scasso commessi nei primi sette mesi di
quest'anno da cittadini dell'Est in Ticino. Cominciamo ad impedire che
si verifichino queste incresciose situazioni, e vedremo il presunto
"razzismo" sparirà da sé.
Inoltre sarebbe tempo ed ora che la nostra giustizia ponesse dei freni
alle denuncie facili da parte di cittadini stranieri, cui evidentemente
sfugge qualcosa, contro ticinesi che hanno l'ardire di esprimere quello
che pensano, e questo in casa propria.
Ad esempio, si preveda il prelievo di sostanziose spese e tasse di
giustizia in caso di soccombenza del denunciante; ciò che invece adesso
non viene fatto. Così magari chi è ospite nel nostro paese, beneficia
di prestazioni sociali, e pretende anche di dettare legge e di venire
servito e riverito, prima di cominciare a denunciare a go-go Tizio e
Caio per inesistenti reati d'opinione, ci penserà due volte.
E il Ministero pubblico, quando si trova davanti simili denuncie, la
cui infondatezza emerge palese ad un chilometro di distanza, invece di
prodursi in dotte dissertazioni giuridiche pagate dal contribuente, le
metta semplicemente in fondo al cassetto, come peraltro già fa con
denuncie relative a reati concreti e gravi, dove ci sono in ballo
parecchi milioni.
E forse, quando si tratterà di rinnovare permessi e prestazioni
assistenziali a queste persone straniere dalla denuncia facile, sarà
forse il caso di chiedersi se chi si comporta in tale modo sia da
considerarsi integrato oppure no.
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