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L'accusa chiede 5 anni di carcere. Ma l'imputato critica le indagini

Da: La regione, 10.9.08 pag 20

Di nuovo in aula il ‘numero uno dei ladri'
L'accusa chiede 5 anni di carcere. Ma l'imputato critica le indagini


In Ticino viene considerato il ‘numero uno dei ladri'. E tra gli inquirenti c'è chi se lo ri­corda alla sua prima volta, quando a soli 16 anni scomodò la Magistratura dei minoren­ni, debuttando con una serie di ‘colpi'.
Ieri il protagonista del triste primato - Jörg Willimann, 42 anni, capelli ormai grigi dopo aver esercitato l'illecita atti­vità praticamente tutta la vita, collezionando una dozzina di condanne che lo hanno tenuto in carcere complessivamente per ben 20 anni e 10 mesi - è tornato sul banco degli impu­tati davanti alla Corte delle as­sise criminali di Lugano per ri­spondere di una cinquantina di furti compiuti sia in Ticino, sia in altri Cantoni ( Zurigo, Argovia, Zugo e Nidwaldo) tra il maggio e l'ottobre 2007. Valo­re della refurtiva denunciata: mezzo milione di franchi, tra computer, macchine fotografi­che, articoli sportivi e soldi in contanti.
Ma ieri l'imputato, che non ha mancato di criticare i risul­tati dell'inchiesta penale, du­rante la quale s'è avvalso del diritto di non rispondere, ha tagliato corto, quasi a voler fa­cilitare il compito del giudice Mauro Ermani, presidente del­la Corte, dicendosi autore di soli 11 dei 50 furti di cui è accu­sato. Jörg Willimann, in deten­zione preventiva da quasi un anno, non ha tradito timidezza in aula e s'è praticamente dife­so da solo nel corso dell'istrut­toria dibattimentale, precisan­do di non aver rubato in Ticino ma soltanto oltre Gottardo. L'imputato ha attaccato il si­stema carcerario, sottolinean­do come nessuno si sia mai adoperato per un suo reinseri­mento professionale. E poi ha demolito l'inchiesta, ritenendo inspiegabile le diverse moda­lità d'indagine fra Cantoni: «In Ticino non sono state eseguite le prove del Dna, mentre oltre Got­tardo sì e non riesco a spiegar­mi il motivo».
Ma il processo aperto ieri non si presenta di facile solu­zione. Già, perché il deposito per la refurtiva scoperto dalla polizia a Manno e preso in af­fitto da Willimann, sarebbe stato ad uso, secondo l'imputa­to, anche di altre persone (leg­gi ladri) di cui l'imputato non ha tuttavia voluto fornire i nomi.
Un alibi comodo, questo, se­condo il procuratore pubblico Antonio Perugini, grazie al quale l'imputato può derespon­sabilizzarsi della paternità di molti dei 50 furti. Secondo il magistrato - che ieri al termi­ne della propria requisitoria ha proposto cinque anni di car­cere, chiedendo la conferma integrale dell'atto d'accusa - Willimann è un ladro incorreg­gibile, che ha compiuto una precisa scelta di vita: rubare per mestiere. Persona scaltra - l'ha definita Perugini - che non ha nessuna intenzione di cambiare.
« Contro Willimann ci sono solo indizi e non prove: le inda­gini degli inquirenti sono lacu­nose »
- ha invece sottolineato nella sua arringa l'avvocato di difesa, Yasar Ravi, il quale ha chiesto il proscioglimento da tutti i furti, tranne gli 11 episo­di ammessi dall'imputato. Il le­gale ha inoltre posto in eviden­za come anche per Willimann valga la presunzione d'inno­cenza, nonostante i suoi prece­denti penali. La sentenza è at­tesa per oggi. G.G.







FOTOSERVIZIO
L'avvocato di difesa Yasar Ravi
TI- PRESS
Il p.p. Antonio Perugini
 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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