|
In Ticino viene considerato il ‘numero uno dei ladri'. E tra gli
inquirenti c'è chi se lo ricorda alla sua prima volta, quando a soli
16 anni scomodò la Magistratura dei minorenni, debuttando con una
serie di ‘colpi'.
Ieri il protagonista del triste primato - Jörg
Willimann, 42 anni, capelli ormai grigi dopo aver esercitato l'illecita
attività praticamente tutta la vita, collezionando una dozzina di
condanne che lo hanno tenuto in carcere complessivamente per ben 20
anni e 10 mesi - è tornato sul banco degli imputati davanti alla Corte
delle assise criminali di Lugano per rispondere di una cinquantina di
furti compiuti sia in Ticino, sia in altri Cantoni ( Zurigo, Argovia,
Zugo e Nidwaldo) tra il maggio e l'ottobre 2007. Valore della
refurtiva denunciata:
mezzo milione di franchi, tra computer, macchine fotografiche, articoli sportivi e soldi in contanti.
Ma ieri l'imputato, che non ha mancato di criticare i risultati
dell'inchiesta penale, durante la quale s'è avvalso del diritto di non
rispondere, ha tagliato corto, quasi a voler facilitare il compito del
giudice Mauro Ermani, presidente della Corte, dicendosi autore di soli
11 dei 50 furti di cui è accusato. Jörg Willimann, in detenzione
preventiva da quasi un anno, non ha tradito timidezza in aula e s'è
praticamente difeso da solo nel corso dell'istruttoria
dibattimentale, precisando di non aver rubato in Ticino ma soltanto
oltre Gottardo. L'imputato ha attaccato il sistema carcerario,
sottolineando come nessuno si sia mai adoperato per un suo
reinserimento
professionale. E poi ha demolito l'inchiesta, ritenendo inspiegabile le diverse modalità d'indagine fra Cantoni:
«In Ticino non sono state eseguite le prove del Dna, mentre oltre Gottardo sì e non riesco a spiegarmi
il
motivo».
Ma il processo aperto ieri non si presenta di facile soluzione. Già,
perché il deposito per la refurtiva scoperto dalla polizia a Manno e
preso in affitto da Willimann, sarebbe stato ad uso, secondo
l'imputato, anche di altre persone (leggi ladri) di cui l'imputato
non ha tuttavia voluto fornire i nomi.
Un alibi comodo, questo,
secondo il procuratore pubblico Antonio Perugini, grazie al quale
l'imputato può deresponsabilizzarsi della paternità di molti dei 50
furti. Secondo il magistrato - che ieri al termine
della propria requisitoria ha proposto cinque anni di carcere,
chiedendo la conferma integrale dell'atto d'accusa - Willimann è un
ladro incorreggibile, che ha compiuto una precisa scelta di vita:
rubare per mestiere. Persona scaltra - l'ha definita Perugini - che non
ha nessuna intenzione di
cambiare.
« Contro Willimann ci sono solo indizi e non prove: le indagini degli inquirenti sono lacunose »
- ha invece sottolineato nella sua arringa l'avvocato di difesa, Yasar
Ravi, il quale ha chiesto il proscioglimento da tutti i furti, tranne
gli 11 episodi ammessi dall'imputato. Il legale ha inoltre posto in
evidenza come anche per Willimann valga la presunzione d'innocenza,
nonostante i suoi precedenti penali. La sentenza è attesa per oggi.
G.G.
|
Commenti