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Non fu truffa, ma appropriazione indebita aggravata

Da: La regione 24.4.09 pag 18

Tre anni, di cui due sospesi, la pena inflitta dalle Criminali a un fiduciario ‘dilettante allo sbaraglio’

SPEL
La Corte delle Assise criminali di Lugano

Tre anni, di cui uno da espiare: è questa la pena inflitta ieri dalle Assise Criminali di Lugano al 44enne luganese riconosciuto colpevole non di truffa per mestiere, come nell’atto d’accusa, bensì di appropriazione indebita aggravata, imputazione subordinata proposta dal presidente della Corte, giudice Claudio Zali. L’uomo è stato giudicato colpevole anche di tentata truffa ai danni di un’assicurazione.

Ricordiamo in sintesi i fatti. Tra il 1999 e il 2004, in società con un rumeno nel frattempo deceduto, l’uomo diresse una fiduciaria con sede a Zugo e uffici a Lugano e in Romania, occupandosi di gestione patrimoniale. In cinque anni d’attività la Sa raccolse da imprenditori italiani ben 3 milioni di euro, di cui ben poco venne effettivamente investito in prodotti derivati (è stata calcolata sul periodo una media del 10%), come veniva fatto credere ai clienti. Nelle motivazioni della sentenza si legge come «la Corte ha voluto credere che inizialmente non vi fossero intenti illeciti da parte dei due correi, dilettanti allo sbaraglio, ma le cose sono andate peggiorando negli anni. Con l’aumentare delle entrate è addirittura diminuita la parte investita: nel primo anno la metà, poi un terzo, un ottavo, giù giù fino al 2004, quando ormai si rubava senza alcun ritegno per fare la bella vita».

L’accusa, promossa dal procuratore pubblico Giuseppe Muschietti, era di truffa per mestiere. La Corte non ha però ravvisato gli estremi dell’inganno astuto, presupposto del reato di truffa, derubricandolo in appropriazione indebita. Aggravata, tuttavia, perché commessa in qualità di gestore patrimoniale. E non occorre essere professionisti, ha ritenuto la Corte, è sufficiente ‘agire in qualità di’, pur essendo in realtà un dilettante.

Un reato grave quindi, quello commesso da chi oggi ha ripreso a lavorare onestamente, sia per la reiterazione, sia per l’ammontare dell’importo sottratto. All’autore è stata tuttavia riconosciuta l’incensuratezza e una prognosi positiva: egli, come detto, lavora e, per evitare di interrompere la risocializzazione avviata, la parte di pena da espiare è stata ridotta a 12 mesi. Il periodo di prova dei rimanenti 24, sospesi, è di quattro anni, un periodo lungo in ragione della debolezza di carattere dimostrata non riuscendo ad uscire dal vortice truffaldino. Non è stato infatti creduto che la Sa volesse cessare l’attività, come aveva suggerito la difesa (patrocinatore Jean-Maurice Jordi): si progettava anzi il suo trasferimento in un cantone meno ficcanaso ed era appena assunto un fiduciario per cercare di ovviare alle irregolarità emerse.

La Corte ha riconosciuto il luganese colpevole anche della seconda imputazione, tentata truffa ai danni di un’assicurazione. Per quanto attiene all’accusa principale, ricordiamo che la confessione è, di fatto, avvenuta solo in aula penale. Al di là della prolungata reticenza ad ammettere i reati commessi, la Corte ha apprezzato che l’uomo non abbia cercato di spacciarsi per semplice complice – avrebbe potuto provarci, dato che ‘la mente’ era il rumeno deceduto – ma abbia alla fine riconosciuto le proprie responsabilità di correo.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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