Da: La regione 24.4.09 pag 15
Assolto un 53enne denunciato dalla moglie per aver vuotato la cassa pensioni
PRI«Non ho truffato nessuno, se non me stesso», queste le parole di un 53enne svizzero di origini tunisine processato ieri alle Assise correzionali di Bellinzona riunite a Lugano. E la Corte gli ha dato ragione. L’uomo è infatti stato condannato per aver falsificato la firma della moglie per prelevare denaro dalla cassa pensioni, come aveva confessato fin dall’inizio dell’inchiesta. Per l’accusa di truffa nei confronti della cassa pensioni Gastrosocial è invece stato prosciolto. All’origine del processo vi è la denuncia della moglie che ha scoperto per caso il prelievo di 113 mila franchi dalla cassa pensioni da parte del marito, domiciliato a Giubiasco, che ha sempre lavorato come chef di cucina: «Non ero d’accordo con questa liberazione e non ho mai ricevuto una conferma da parte di Gastrosocial», ha spiegato in aula la donna, chiamata a testimoniare, confermando però di aver ricevuto dal marito almeno 15 mila franchi nel 2008.
«Per trent’anni ho dato alla famiglia tutto il mio salario tenendo solo 300 franchi al mese per me – ha raccontato l’uomo –. Credevo che quei soldi fossero miei». Che ne è stato del resto del denaro prelevato dal cuoco? «Li ho usati per la gestione di un ristorante che avevo rilevato con un socio nel 2007 – ha spiegato alla corte l’imputato, difeso da Sandra Xavier –. Ho pagato l’affitto e il salario dei collaboratori». Peccato però che di questi pagamenti non si sia trovata traccia nella documentazione fornita dalla difesa. Tanto da far dubitare alla procuratrice pubblica Clarissa Torricelli che quel denaro non sia in realtà finito in qualche banca straniera, poiché ai familiari il 53enne diceva di averli messi «dove fruttavano di più». Il punto più importante della requisitoria della Pp portava però sull’accusa di truffa nei confronti della Gastrosocial: «L’imputato ha fatto validare la sua firma al Comune di Giubiasco come richiesto dal formulario che ha riempito – ha spiegato Torricelli – ma ha firmato sulla pagina destinata al coniuge. Così facendo ha fatto credere che la firma autentificata fosse quella della moglie». La procuratrice ha quindi chiesto una pena di 240 aliquote, fissate dal giudice Marco Villa a 10 franchi l’una, per un totale di 2’400 franchi, oltre a una multa di mille franchi. Gastrosocial inoltre si era costituita parte civile e rivendicava tramite il suo rappresentante il risarcimento di quasi 120 mila franchi.
Questi argomenti non sono però bastati a convincere il giudice Marco Villa, che ha accolto la richiesta della difesa di prosciogliere l’imputato dalla truffa, poiché anche secondo lui «un minimo accertamento da parte di Gastrosocial avrebbe permesso di evitare l’inganno». «Bastava leggere quanto scritto sul formulario – ha stigmatizzato Sandra Xavier –. La negligenza della vittima è spaventosa e imperdonabile». L’ex ristoratore se l’è quindi cavata con una pena di 60 aliquote da dieci franchi, sospese con la condizionale per due anni, mentre le multa non gli è stata assegnata vista la sua precaria situazione finanziaria. L’uomo è alla ricerca di un lavoro e non beneficia di indennità.
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