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Logopedia: quei giornalisti informano male

Da: Corriere del Ticino, 2.4.08, pag 48

<>Quei giornalisti informano male


Ho scritto al direttore della trasmissione Falò e ai giornalisti autori del servizio, per chiedere che venisse riportata una mia breve presa di posizione che spiegava i motivi per cui ho deciso di non concedere la liberatoria per l’utilizzo delle mie immagini.
Ciò non è stato fatto e mi trovo quindi costretta a divulgare tramite la presente lettera ai giornali i motivi della mia assenza.
In verità sarei stata molto felice di contribuire alla realizzazione di un servizio in grado di fare chiarezza nel settore della logopedia, è tanto tempo che mi batto per questo.
Purtroppo il servizio è stato realizzato omettendo di riportare molte informazioni di fondamentale importanza.
I giornalisti di Falò disponevano dei pareri dei massimi esperti svizzeri in logopedia (dottori e professori di centri ed ospedali universitari), i quali unanimemente si sono espressi contro una limitazione dei tempi di terapia a 45 minuti per seduta.
Nemmeno uno di loro è stato intervistato ed i loro pareri non sono stati nemmeno citati. Per contro, hanno mostrato l’opinione della logopedista presidente dell’associazione di categoria ticinese (ALOSI), secondo cui, tra una terapia di 45 minuti ed una di 60, non vi sarebbe nessuna differenza. Ritengo
grave che un’affermazione di questo genere, totalmente infondata e che compromette il valore e la qualità della logopedia in Ticino, sia stata espressa pubblicamente proprio dalla presidente dell’ ALOSI.
È stato completamente omesso di dire che la prassi a livello svizzero prevede terapie di durata superiore ai 45 minuti. Anche il fatto che ciò fosse la norma in Ticino nel settore privato fino all’introduzione dell’ingiusta decisione, non è stato detto. E neppure il fatto che nel servizio pubblico, un bambino può ricevere terapie fino ad un’ora e mezza di durata.
Approfondire l’argomento finanziario era determinante per capire se la riduzione dei tempi di terapia fosse effettivamente immotivata come da me sostenuto. Gli autori del servizio si sono invece rifiutati di interpellare un economista indipendente e di mostrare il risultato di un’analisi in loro possesso. Hanno per contro trasmesso le dichiarazioni inesatte ed incomplete di un funzionario e di una logopedista.
Io chiedo l’annullamento di una decisione ingiusta perché immotivata e discriminatoria. Apparendo quale unica voce fuori dal coro, privata del sostegno di un’informazione completa e corretta, avrei contribuito a fornire un’immagine falsata del settore della logopedia in Ticino e la mia battaglia in difesa dei diritti dei bambini sarebbe certamente risultata incomprensibile all’opinione pubblica: per questo motivo ho preferito non apparire del tutto in questo servizio.

Alexandra Tizzano,
logopedista, Gravesano

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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