Da: Il Corriere del Ticino, 3.3.08, pagina 16
Pagò i gioielli con falsi bonifici Il TF annulla l’assoluzione
Un 62.enne italiano accusato per truffa era stato prosciolto sia alle Correzionali sia in Cassazione
L’inganno astuto c’è stato eccome. È stata annullata dal Tribunale
Federale la sentenza con cui la Corte di cassazione e revisione
penale, il 7 marzo scorso, aveva confermato l’assoluzione decretata
alle Correzionali di Lugano nei confronti di un 63.enne italiano
processato per truffa.
L’uomo, difeso dall’avvocato Mauro Belgeri, era accusato di aver
ingannato la gerente di una boutique cittadina facendosi consegnare
senza mai pagare gioielli per oltre 206 mila franchi – poi in parte
restituiti – per poi fuggire all’estero. Per portare a termine il
piano, secondo gli inquirenti, avrebbe sfruttato il rapporto di
fiducia instauratosi con la direttrice del negozio grazie a grossi
acquisti fatti in precedenza. Nella transazione incriminata, poi, si
sarebbe pure servito di due falsi ordini di bonifico.
Arrestato in
Polonia nel dicembre del 2005, era comparso davanti alle Assise
Correzionali di Lugano nel gennaio scorso ma il giudice Claudio Zali,
sottolineando la mancanza di inganno astuto, lo aveva prosciolto.
Secondo la Corte, in pratica, non poteva esserci un rapporto di
fiducia tra l’accusato e la parte lesa e se quest’ultima fosse stata
più prudente la macchinazione sarebbe venuta a galla facilmente.
Alle stesse conclusioni era giunta la Cassazione, sollecitata da un
ricorso dal Procuratore Pubblico Giovan Maria Tattarletti. Il titolare
dell’inchiesta si era quindi rivolto alla massima istanza giudiziaria
svizzera, che ha infine accolto il suo ricorso e rispedito l’incarto
in Cassazione.
Motivando la sua decisione, il Tribunale federale ha
fatto notare come la direttrice della gioielleria, pur con tutta la
prudenza di questo mondo, non poteva da sola accorgersi dell’inganno:
«non può, come invece fa notare la Corte di cassazione e di revisione
penale, essere paragonata a una banca», si legge infatti nella
sentenza.
Sul rapporto di fiducia tra le parti: «l’accusato era più
di un semplice cliente di passaggio; in occasione del primo acquisto è
riuscito a fornire una suggestiva immagine di sè: facoltoso uomo
d’affari assai indaffarato, sempre in viaggio per lavoro, immagine
che non ha cessato di alimentare sino alla fine della vicenda».
giu
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