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Da metà gennaio, la donna, cittadina svizzera residente nel
distretto, ha rivisto i suoi figli soltanto una volta e di sfuggita.
Nel frattempo i due congiunti, adulti, finiti in prigione con gravi
sospetti d’abusi, sono stati scarcerati
«Voglio riavere i miei figli, almeno i due più piccoli. Non li vedo
dal 17 gennaio scorso. L’autorità tutoria ha scritto autorizzando
colloqui sorvegliati di un’ora, tra me e loro, una volta alla
settimana, ma non è stato fissato il giorno e sino ad ora non è
successo nulla. Durante queste settimane li ho visti di sfuggita solo
una volta. Sono andata ad aspettarli fuori dalla scuola che ora
frequentano in un’altra zona del Cantone. Volevo che guardassero la
loro mamma. Volevo dire loro “vi voglio bene”. Quando li ho incontrati
sono rimasti sorpresi. Uno ha subito detto all’altra:“Non possiamo
avvicinarci alla mamma. Ricordati:ci hanno detto che è cattiva”. Mi è
caduto il mondo addosso. Ho chiesto al procuratore pubblico Mario
Branda, che conduce l’inchiesta, di essere interrogata. Mi ha risposto
che sono già stata sentita dalla polizia e che per ora non reputa
necessario un nuovo interrogatorio. Sono
stanca di aspettare:nei prossimi giorni, se non cambierà qualcosa,
inizierò uno sciopero della fame, continuando a parlare di questa
storia». Questo è lo sfogo della madre, cittadina svizzera abitante nel
Mendrisiotto e separata dal marito, coinvolta in una vicenda penale
che ha sollevato clamore nelle scorse settimane: è la storia, triste e
delicata, di due fratelli coinvolti (la bambina in qualità di vittima)
in una vicenda di presunti reati sessuali. Un caso sul quale stanno
lavorando la Magistratura dei minorenni da una parte e il Ministero
pubblico dall’altra: sì, perché la lista delle persone finite sotto
inchiesta si è allungata e ha coinvolto anche due adulti. Primo a
finire nel mirino dell’autorità penale il fratellino maggiore, che si
era confidato di quanto accaduto all’inizio di novembre (un unico
episodio) con la madre e con un amichetto. Quest’ultimo aveva in
seguito raccontato ai propri genitori
quanto riferitogli. Così è partita la segnalazione all’autorità
inquirente. La madre, intanto, stava cercando di capire che cosa fosse
realmente successo, anche perché dalla figlioletta non aveva ottenuto
conferma del fatto.
Poco dopo la metà di gennaio entrano in scena le forze dell’ordine
con un intervento coordinato dal sostituto magistrato dei minorenni.
Tutti e i tre figli (uno, il più piccolo, è completamente
estraneo alla vicenda) vengono allontanati dalla famiglia e alla madre
viene tolta l’autorità parentale: contro di lei è aperto un
procedimento penale per violazione del dovere di educazione e
assistenza.
Nei giorni seguenti, la figlioletta viene ascoltata dalla polizia e
l’inchiesta, improvvisamente, si allarga. In carcere finiscono il
padre e lo zio, fratello della moglie, chiamati in causa dalla
piccina. I due uomini hanno sempre respinto ogni accusa. Dopo qualche
settimana di carcere preventivo vengono scarcerati e contro di loro si
procede a piede libero. La madre continua nel suo sfogo: «Ho letto i
verbali degli interrogatori riguardanti mia figlia: ho notato che,
rispondendo ai poliziotti, utilizza termini che in casa non ha mai
pronunciato e descrive luoghi e oggetti che non hanno nulla a che fare
con la nostraabitazione. Perché?Èunlinguaggio che non riconosco in
mia figlia».
La madre vuole che sulla vicenda venga fatta
chiarezza e rapidamente. Sottolinea che una perizia medica eseguita
sulla bambina non ha individuato lesioni. Lesioni che la gravità del
caso
avrebbe dovuto evidenziare. Poi, la signora parla dell’eco devastante
avuta da quanto avvenuto: lei, il marito, il fratello hanno perso il
posto di lavoro. «Siamo in cinque – ricorda – interessati
direttamente a questa vicenda e abbiamo dovuto interpellare cinque
avvocati. Io ho dovuto chiedere il gratuito patrocinio». Il discorso
prosegue: «Non vi è nessuna situazione famigliare degradata. Io ho
lavorato per anni nel settore sociale. Anche il mio ex marito e mio
fratello hanno sempre avuto un’occupazione. Non abbiamo mai avuto
problemi. Adesso, però, voglio sapere che cosa è realmente accaduto.
Mio figlio maggiore vive in un istituto, gli altri due in una famiglia
affidataria. Voglio che almeno i due più piccoli tornino da me. Mi
sono messa a disposizione per eseguire verifiche delle mie capacità
genitoriali e del contesto ambientale di casa mia e ho chiesto un
incontro chiarificatore con le istanze tutorie, alle quali avevo subito
segnalato di essermi recata fuori dalla scuola frequentata ora dai
miei figli. Finora non ho avuto risposta da nessuno».
Francesco Somaini e Emanuele Gagliardi
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