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«Voglio riavere i miei bambini». Presunti abusi

Da: Corriere del Ticino, 12.3.08, pagina 23

Presunti abusi. La protesta di una madre

«Voglio riavere i miei bambini»
La madre dei due piccoli coinvolti in una vicenda di atti sessuali


Da metà gennaio, la donna, cittadina svizzera residente nel distretto, ha rivisto i suoi figli soltanto una volta e di sfuggita. Nel frattempo i due congiunti, adulti, finiti in prigione con gravi sospetti d’abusi, sono stati scarcerati


«Voglio riavere i miei figli, al­meno i due più piccoli. Non li ve­do dal 17 gennaio scorso. L’auto­rità tutoria ha scritto autorizzan­do colloqui sorvegliati di un’ora, tra me e loro, una volta alla setti­mana, ma non è stato fissato il giorno e sino ad ora non è suc­cesso nulla. Durante queste setti­mane li ho visti di sfuggita solo una volta. Sono andata ad aspet­tarli fuori dalla scuola che ora fre­quentano in un’altra zona del Cantone. Volevo che guardassero la loro mamma. Volevo dire loro “vi voglio bene”. Quando li ho in­contrati sono rimasti sorpresi. Uno ha subito detto all’altra:“Non possiamo avvicinarci alla mam­ma. Ricordati:ci hanno detto che è cattiva”. Mi è caduto il mondo addosso. Ho chiesto al procura­tore pubblico Mario Branda, che conduce l’inchiesta, di essere in­terrogata. Mi ha risposto che so­no già stata sentita dalla polizia e che per ora non reputa necessa­rio un nuovo interrogatorio. So­no stanca di aspettare:nei prossi­mi giorni, se non cambierà qual­cosa, inizierò uno sciopero della fame, continuando a parlare di questa storia». Questo è lo sfogo della madre, cittadina svizzera abitante nel Mendrisiotto e sepa­rata dal marito, coinvolta in una vicenda penale che ha sollevato clamore nelle scorse settimane: è la storia, triste e delicata, di due fratelli coinvolti (la bambina in qualità di vittima) in una vicen­da di presunti reati sessuali. Un caso sul quale stanno lavorando la Magistratura dei minorenni da una parte e il Ministero pubblico dall’altra: sì, perché la lista delle persone finite sotto inchiesta si è allungata e ha coinvolto anche due adulti. Primo a finire nel mi­rino dell’autorità penale il fratel­lino maggiore, che si era confida­to di quanto accaduto all’inizio di novembre (un unico episodio) con la madre e con un amichetto. Quest’ultimo aveva in seguito raccontato ai propri genitori quanto riferitogli. Così è partita la segnalazione all’autorità inqui­rente. La madre, intanto, stava cercando di capire che cosa fosse realmente successo, anche per­ché dalla figlioletta non aveva ot­tenuto conferma del fatto.
Poco dopo la metà di gennaio en­trano in scena le forze dell’ordi­ne con un intervento coordinato dal sostituto magistrato dei mi­norenni. Tutti e i tre figli (uno, il più piccolo, è completamente
estraneo alla vicenda) vengono allontanati dalla famiglia e alla madre viene tolta l’autorità pa­rentale: contro di lei è aperto un procedimento penale per viola­zione del dovere di educazione e assistenza.
Nei giorni seguenti, la figlioletta viene ascoltata dalla polizia e l’in­chiesta, improvvisamente, si al­larga. In carcere finiscono il pa­dre e lo zio, fratello della moglie, chiamati in causa dalla piccina. I due uomini hanno sempre re­spinto ogni accusa. Dopo qual­che settimana di carcere preven­tivo vengono scarcerati e contro di loro si procede a piede libero. La madre continua nel suo sfogo: «Ho letto i verbali degli interro­gatori riguardanti mia figlia: ho notato che, rispondendo ai poli­ziotti, utilizza termini che in ca­sa non ha mai pronunciato e de­scrive luoghi e oggetti che non hanno nulla a che fare con la no­straabitazione. Perché?Èunlin­guaggio che non riconosco in mia figlia».
La madre vuole che sulla vicen­da venga fatta chiarezza e rapi­damente. Sottolinea che una pe­rizia medica eseguita sulla bam­bina non ha individuato lesioni. Lesioni che la gravità del caso
avrebbe dovuto evidenziare. Poi, la signora parla dell’eco devastan­te avuta da quanto avvenuto: lei, il marito, il fratello hanno perso il posto di lavoro. «Siamo in cin­que – ricorda – interessati diret­tamente a questa vicenda e ab­biamo dovuto interpellare cin­que avvocati. Io ho dovuto chie­dere il gratuito patrocinio». Il di­scorso prosegue: «Non vi è nes­suna situazione famigliare degra­data. Io ho lavorato per anni nel settore sociale. Anche il mio ex marito e mio fratello hanno sem­pre avuto un’occupazione. Non abbiamo mai avuto problemi. Adesso, però, voglio sapere che cosa è realmente accaduto. Mio figlio maggiore vive in un istitu­to, gli altri due in una famiglia af­fidataria. Voglio che almeno i due più piccoli tornino da me. Mi so­no messa a disposizione per ese­guire verifiche delle mie capacità genitoriali e del contesto ambien­tale di casa mia e ho chiesto un incontro chiarificatore con le istanze tutorie, alle quali avevo subito segnalato di essermi reca­ta fuori dalla scuola frequentata ora dai miei figli. Finora non ho avuto risposta da nessuno».
Francesco Somaini e Emanuele Gagliardi




PALAZZO DI GIUSTIZIA La Ma­gistratura sta indagando.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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