Svizzera Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seleziona la tua lingua

Aggressione di Pazzallo: lo sconforto della vittima. «Rischio di doverci rimettere anche dei soldi»

Scritto da Lorenzo Quadri - MDD 

domenica 09 novembre 2008

L'amarezza di Patrick, che nel luglio scorso venne aggredito a sprangate da tre kosovari fuori da un esercizio pubblico del Luganese: «Non solo non ho diritto ad alcun aiuto, ma con le mie imposte pago la difesa dei delinquenti che mi hanno mandato all'ospedale»

Ad inizio luglio la cronaca cantonale è stata scossa da un episodio allarmante. Uno di quegli episodi che qualcuno si ostina ancora a spacciare per "casi isolati" quando bisognerebbe semmai parlare di casi ricorrenti. Fuori da un esercizio pubblico del luganese, un ticinese di 33 anni venne aggredito a calci, pugni e sprangate da un gruppo di cittadini balcanici. C'erano dunque tutti gli elementi perché l'aggressione potesse andare a finire molto male. Per fortuna, il fisico palestrato del ticinese gli permise di contenere i danni.
Dopo il fattaccio, la vittima denuncia gli aggressori che vengono identificati ed arrestati. Si tratta di tre fratelli kosovari di 19, 28 e 33 anni. Due di essi risiedono in Svizzera grazie ad un'ammissione provvisoria (!), ovvero un permesso F, rilasciato nel 1999: alla faccia del provvisorio!
Tutti e tre sono persone note alla giustizia per una serie di reati. A questo punto uno si potrebbe legittimamente aspettare che i tre delinquenti si becchino una condanna esemplare e, finalmente, l'espulsione dalla Svizzera in cui, sottolineiamo, dovrebbero essere ammessi solo provvisoriamente. E dove, malgrado l'ammissione fosse provvisoria, hanno finora commesso reati senza mai venire espulsi.
 Ma se questo accadrà è ancora tutto da vedere, poiché la vicenda si sta avviando su binari inquietanti.
Intanto, due degli aggressori, malgrado già noti alla giustizia, sono stati rilasciati dietro cauzione dopo breve tempo, mentre solo il terzo, a seguito di un curricolo penale ancora più nutrito di quello degli altri, dovrebbe essere ancora al fresco. Il colmo è che, dalla piega che stanno prendendo le cose,  a restare fregato rischia di essere il ticinese vittima dell'aggressione: Patrick. Il quale, come detto, ha fatto causa agli aggressori, ma ora si trova in una situazione di impasse. «Ho sporto denuncia, aiutando le autorità nello svolgere il loro dovere a tutela del cittadino. Ma ora, se voglio ottenere giustizia, devo anticipare di tasca mia le spese dell'avvocato. Senza alcuna garanzia di venire poi risarcito, dal momento che gli aggressori risultano indigenti... naturalmente riultano indigenti solo per lo Stato, dal momento che girano in Jaguar e possono permettersi i vestiti firmati! Il colmo è che, mentre io non ho diritto ad alcun aiuto da parte dell'ente pubblico perché ho un reddito, questa gente beneficia del gratuito patrocinio! E' allucinante: io vengo aggredito e non solo devo cominciare col pagarmi di tasca mia tutte le spese legali, ma con le mie imposte devo pure finanziare l'avvocato difensore a chi mi ha mandato all'ospedale e in infortunio per quasi 2 mesi. Dopo aver sporto tutte le denuncie, nell'interesse anche della comunità, mi trovo nella situazione di dover seriamente pensare di gettare la spugna: perché, oltre ad aver subito un danno fisico, invece di venire risarcito rischio ancora di perderci dei soldi. Figuriamoci, l'avvocato degli aggressori mi ha detto che i suoi assistiti possono al massimo racimolare 5000 Fr, mentre io ne ho già spesi 8000 per l'avvocato. Se proseguo nella mia battaglia legale e le spese schizzano verso l'alto, che garanzie ho di venire poi risarcito e indennizzato come mi pare di meritare? Questa situazione è veramente assurda e ci tengo a renderla pubblica. Non solo per me, anche per chi domani potrebbe trovarsi nella mia stessa situazione... o  vi si trova già oggi. Se è così che funziona la nostra giustizia, nessuna sorpresa che la gente abbia perso la fiducia nei tribunali». 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

Commenti

Newspaper

Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.

Forniamo documentazione e analisi per sostenere decisioni informate e un dibattito pubblico equilibrato in Ticino e in Svizzera.

Iscriviti per ricevere aggiornamenti.

Maschi avvisati mezzi sal­vati

Bene dei minori

Male dei minori

Ultimi articoli