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Il presidente della CRP toglie l'inchiesta per appropriazione concernente Claudio Zali dalle mani del responsabile della Procura - Respinta la richiesta di promozione d'accusa del PG per violazione del segreto d'ufficio
Nuova puntata della vicenda giudiziaria riguardante il giudice del Tribunale penale cantonale Claudio Zali, indagato per appropriazione semplice dal procuratore generale Bruno Balestra.
Nei giorni scorsi è arrivata la decisione della Camera dei ricorsi penali (CRP) sulla seconda istanza di ricusa del PG (la prima era stata respinta)presentata dal magistrato indagato, tramite il suo difensore, avvocato John Noseda.
Il presidente della CRP,
Mauro Mini, ha accolto la richiesta del giudice Zali ed ha deciso la ricusa del procuratore generale, ritenendo che il suo agire abbia suscitato almeno l'apparenza della prevenzione. A questo punto l'incarto, riguardante un caso di diritto penale minore, dovrà passare di mano. Il giudice Claudio Zali, interpellato al proposito, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Il presidente della CRP si è pronunciato anche sulla seconda istanza inoltrata dal giudice Zali; si trattava di una promozione d'accusa nei confronti sempre del PG Balestra per violazione del segreto d'ufficio: la richiesta è stata respinta.
Quanto deciso dalla CRP pone il Ministero pubblico davanti ad un importante problema: dover decidere, in tempi abbastanza stretti, a chi affidare l'inchiesta (sempre che il PG non decida di adire eventualmente altre istanze ricorsuali). Inoltre, crea un inevitabile disagio all'interno del palazzo di giustizia nel quale lavorano, fianco a fianco, procuratori pubblici, sostituti procuratori pubblici e giudici. La seconda istanza, unitamente alla promozione d'accusa per violazione del segreto d'ufficio, era stata inoltrata nel giugno scorso dal giudice Zali. L'allora PG aggiunta Maria Galliani aveva stilato un decreto di non luogo a procedere per violazione del segreto d'ufficio nei confronti del PG Bruno Balestra: l'alto magistrato si era infatti autodenunciato dopo aver ricevuto una lettera dal giudice Zali. Quest'ultimo, in pratica, si lamentava perché Bruno Balestra aveva inviato all'organo di disciplina dell' Ordine degli avvocati ed alla Commissione che dà il preavviso alla candidatura dei nuovi magistrati alcune pagine (documento che Claudio Zali riteneva dovesse rimanere riservato) delle osservazioni scritte dal suo difensore, avvocato John Noseda (che fa parte della Commissione)alla Camera dei ricorsi penali durante la prima procedura di ricusa.
Evidentemente, il presidente della CRP ha ritenuto, in quest'ultima istanza, che esistessero gli estremi per far scattare la grave misura. In breve, ora, la vicenda che risale all'inizio del 2006 quando il giudice Zali fu interpellato da un'amica proprietaria di un esercizio pubblico del Luganese. La donna gli aveva chiesto consiglio nell'ambito di una vertenza con la precedente gerente. L'amica riteneva di aver acquistato a fine 2004, oltre al cosiddetto avviamento, anche l'inventario del ristorante e solo in un secondo tempo avrebbe appreso che in realtà una parte importante degli oggetti apparteneva ad una terza persona. Nel settembre 2006, poi, la precedente proprietaria inoltrò una denuncia penale per appropriazione indebita nei confronti della precedente gerente e dell'amica del giudice, estendendola ad eventuali «complici ed istigatori». La questione venne trattata dal procuratore pubblico Arturo Garzoni che alla fine del 2007 stilò quattro decreti di accusa per appropriazione indebita ed un non luogo a procedere. La donna che aveva chiesto consiglio al giudice Zali ed altre due persone (che avrebbero dovuto subentrare nella guida dell'esercizio pubblico)impugnarono il decreto e sono in attesa di comparire in Pretura penale. L'altra donna, colei che aveva venduto l'inventario all'amica del magistrato, invece, accettò il decreto di accusa e la proposta di pena divenne definitiva. Una storia di diritto penale minore che rischia però, visti gli sviluppi, di scuotere il Palazzo.
Emanuele Gagliardi
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