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Caso Zali, ricusato il PG Balestra

Da: CdT, 19.08.08, pag 13

<>Caso Zali, ricusato il PG Balestra
La Camera dei ricorsi penali accoglie l'istanza del giudice indagato


Il presidente della CRP toglie l'inchiesta per appropria­zione concernente Claudio Zali dalle mani del responsa­bile della Procura - Respinta la richiesta di promozione d'accusa del PG per violazione del segreto d'ufficio

 Nuova puntata della vicenda giudiziaria riguardante il giudice del Tribunale penale cantonale Claudio Zali, indagato per ap­propriazione semplice dal pro­curatore generale Bruno Bale­stra.
Nei giorni scorsi è arrivata la decisione della Camera dei ri­corsi penali (CRP) sulla seconda istanza di ricusa del PG (la prima era stata respinta)presentata dal magistrato indagato, tramite il suo difensore, avvocato John No­seda.
Il presidente della CRP,
Mauro Mini,
ha accolto la richie­sta del giudice Zali ed ha deciso la ricusa del procuratore genera­le, ritenendo che il suo agire abbia suscitato almeno l'apparenza del­la prevenzione. A questo punto l'incarto, riguardante un caso di diritto penale minore, dovrà pas­sare di mano. Il giudice Claudio Zali, interpellato al proposito, non ha voluto rilasciare alcuna dichia­razione. Il presidente della CRP si è pronunciato anche sulla se­conda istanza inoltrata dal giudi­ce Zali; si trattava di una promo­zione d'accusa nei confronti sem­pre del PG Balestra per violazio­ne del segreto d'ufficio: la richie­sta è stata respinta.
Quanto deciso dalla CRP pone il Ministero pubblico davanti ad un importante problema: dover de­cidere, in tempi abbastanza stret­ti, a chi affidare l'inchiesta (sem­pre che il PG non decida di adire eventualmente altre istanze ri­corsuali). Inoltre, crea un inevita­bile disagio all'interno del palaz­zo di giustizia nel quale lavora­no, fianco a fianco, procuratori pubblici, sostituti procuratori pubblici e giudici. La seconda istanza, unitamente alla promo­zione d'accusa per violazione del segreto d'ufficio, era stata inol­trata nel giugno scorso dal giu­dice Zali. L'allora PG aggiunta Maria Galliani aveva stilato un decreto di non luogo a procede­re per violazione del segreto d'uf­ficio nei confronti del PG Bruno Balestra: l'alto magistrato si era infatti autodenunciato dopo aver ricevuto una lettera dal giudice Zali. Quest'ultimo, in pratica, si lamentava perché Bruno Bale­stra aveva inviato all'organo di disciplina dell' Ordine degli av­vocati ed alla Commissione che dà il preavviso alla candidatura dei nuovi magistrati alcune pa­gine (documento che Claudio Zali riteneva dovesse rimanere riservato) delle osservazioni scritte dal suo difensore, avvoca­to John Noseda (che fa parte del­la Commissione)alla Camera dei ricorsi penali durante la prima procedura di ricusa.
Evidentemente, il presidente del­la CRP ha ritenuto, in quest'ulti­ma istanza, che esistessero gli estremi per far scattare la grave misura. In breve, ora, la vicenda che risale all'inizio del 2006 quan­do il giudice Zali fu interpellato da un'amica proprietaria di un esercizio pubblico del Luganese. La donna gli aveva chiesto con­siglio nell'ambito di una verten­za con la precedente gerente. L'amica riteneva di aver acquista­to a fine 2004, oltre al cosiddetto avviamento, anche l'inventario del ristorante e solo in un secon­do tempo avrebbe appreso che in realtà una parte importante de­gli oggetti apparteneva ad una terza persona. Nel settembre 2006, poi, la precedente proprie­taria inoltrò una denuncia pena­le per appropriazione indebita nei confronti della precedente ge­rente e dell'amica del giudice, estendendola ad eventuali «com­plici ed istigatori». La questione venne trattata dal procuratore pubblico Arturo Garzoni che al­la fine del 2007 stilò quattro de­creti di accusa per appropriazio­ne indebita ed un non luogo a procedere. La donna che aveva chiesto consiglio al giudice Zali ed altre due persone (che avreb­bero dovuto subentrare nella gui­da dell'esercizio pubblico)impu­gnarono il decreto e sono in at­tesa di comparire in Pretura pe­nale. L'altra donna, colei che ave­va venduto l'inventario all'ami­ca del magistrato, invece, accet­tò il decreto di accusa e la propo­sta di pena divenne definitiva. Una storia di diritto penale mi­nore che rischia però, visti gli svi­luppi, di scuotere il Palazzo.
Emanuele Gagliardi




MAGISTRATO
Il Ministero pubblico dovrà ora decidere a chi affidare l'inchiesta sul giudice Zali, sempre che il PG non decida di adire altre istanze ricorsuali.
(fotogonnella)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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