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Caso Gheddafi, il Pg Zappelli esclude l'archiviazione per motivi politici

Da: La Regione, 14.08.08, pag 4

<>La giustizia farà il suo corso
Caso Gheddafi, il Pg Zappelli esclude l'archiviazione per motivi politici


Ginevra - Il procuratore generale di Ginevra Daniel Zappelli ha escluso ieri di archiviare per motivi politici il procedimento penale avviato nei con­fronti di Hannibal Gheddafi, figlio del leader libico, e sua moglie Aline. In­tanto i due domestici, che accusano la coppia di averli maltrattati, hanno fatto sapere che per ora non intendo­no ritirare la denuncia.
« Non ho intenzione di archiviare il caso per ragioni politiche » , ha detto Zappelli in una conferenza stampa. Nonostante il dossier sia molto deli­cato sul piano diplomatico, il procura­tore ginevrino ha detto di non aver su­bito pressioni né dal Dipartimento fe­derale degli affari esteri ( Dfae), né dalla Missione svizzera presso le or­ganizzazioni internazionali. « Il Dfae ha dimostrato di rispettare l'indipen­denza della giustizia» , ha sottolineato. Zappelli ha ricordato che la legge è uguale per tutti e ha smentito le voci secondo cui all'interno del Ministero pubblico vi sarebbero divergenze sul modo di trattare il caso Gheddafi. Il magistrato non ha inoltre voluto pro­nunciarsi sulle modalità dell'arresto della coppia. «Contro gli agenti non è stata inoltrata nessuna denuncia» , ha tagliato corto Zappelli.
Al momento la sola possibilità per chiudere il caso è che i due domestici ritirino la denuncia. Ma i due - un marocchino e una tunisina - hanno fatto sapere proprio ieri, tramite il loro avvocato François Membrez, che intendono attendere gli sviluppi della vicenda. Secondo Membrez, la madre e il fratello del marocchino sono dete­nuti contro la loro volontà in Libia e si trovano «in grande pericolo» . «Se gli ostaggi saranno liberati, i miei clienti non escludono la possibilità di riflette­re su una mediazione» , ha dichiarato il legale.
Da parte sua, il Dfae ha ribadito che non c'è «alcuna ragione per commen­tare la decisione » del procuratore gi­nevrino.
«Rispettiamo il principio del­la separazione dei poteri e l'indipen­denza della giustizia ginevrina » , ha sottolineato il portavoce Jean-Philip­pe Jeannerat, che non ha voluto preci­sare a che punto siano le discussioni tra Svizzera e Libia, limitandosi a dire che queste « seguono il proprio corso» .
Per il momento, il giudice istrutto­re Michel-Alexandre Graber - che ha incolpato la coppia Gheddafi di lesio­ni semplici, minacce e coazione - non ha fissato la data della prossima udienza. «Penso che ce ne dovrebbe es­sere una a settembre» , ha detto Mem­brez.
Hannibal Gheddafi e la moglie in­cinta di nove mesi erano stati arresta­ti il 15 luglio a Ginevra. I coniugi era­no poi stati rimessi in libertà due giorni più tardi dopo il versamento di una cauzione di 500 mila franchi. La vicenda aveva provocato lo sdegno delle autorità libiche, che avevano at­tuato numerose misure di ritorsione nei confronti della Svizzera. Come condizione per trovare una via d'usci­ta dalla crisi, Tripoli aveva richiesto le scuse ufficiali di Berna sul modo in cui era stata arrestata la coppia Ghed­dafi e aveva preteso l'archiviazione della procedura penale avviata a Gi­nevra.
ATS




KEYSTONE
Il procuratore generale Daniel Zappelli

 

 

Il ‘precedente'
Tutt'altra fattispecie (allora in ballo c'era l'articolo 271 del Codice penale: "Atti compiuti senza autorizzazione per conto di uno Stato estero"), ma la decisione del Pg ginevrino Daniel Zap­pelli di non archiviare il procedimento penale contro Hannibal Gheddafi e sua moglie Aline (vedi articolo accan­to), richiama alla memoria la vicenda che tra i mesi di maggio e luglio del 2003 vide coinvolto un gruppo di citta­dini italiani (tra cui due parlamentari) che avevano tentato di procurarsi do­cumenti presso l'Ufficio esecuzioni e fallimenti di Lugano. Il gruppo accom­pagnava il sedicente consulente finan­ziario italiano Igor Marini (finito in carcere a Berna per riciclaggio e poi estradato in Italia) che accusava alcu­ni politici italiani di spicco (tra cui l'ex presidente del Consiglio Prodi) di aver intascato tangenti milionarie nell'am­bito dell'acquisizione del 29% di Te­lekom Serbia da parte di Telecom Ita­lia. A differenza del caso Gheddafi, al­lora il Consiglio federale decise di non autorizzare il proseguimento dell'in­chiesta assunta dal Ministero pubbli­co della Confederazione (Mpc) dopo che la Procura ticinese aveva ordinato il fermo di Marini e della delegazione. Berna ritenne allora che la questione andasse risolta solo «tramite iniziative di carattere politico e diplomatico» .

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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