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Il Direttore delle Istituzioni: i rallentamenti nel corso della
Giustizia sono talvolta artificialmente provocati per rendere il suo
cammino meno rapido ed efficace. In arrivo numerose novità e
cambiamenti nella Procedura
«Ancora recentemente un processo penale si è concluso con una sanzione
sulla cui entità ha influito il lungo tempo trascorso dai fatti. È
una notizia che va elaborata, anche perché non nuova. Con spirito
costruttivo e sereno dobbiamo chiederci per quali ragioni concomitanti
si producono simili risultati per certi versi aberranti, che non
concernono soltanto la Giustizia penale». È attorno a questa frase che
ieri mattina è ruotato il cuore del discorso che l'avvocato
Luigi Pedrazzini,
direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha tenuto al palazzo
dei congressi in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario. Un
discorso che ha toccato le novità in arrivo in Svizzera e in Ticino
con il futuro codice di Procedura penale federale che introdurrà nel
Cantone, tra l'altro, il giudizio di appello, con rifacimento del
processo di primo grado. «Le domande - ha proseguito Pedrazzini -
interpellano in primo luogo il politico per le sue responsabilità
nella dotazione di risorse a disposizione della Giustizia e per le sue
scelte procedurali che, pur ispirate dalle migliori intenzioni,
producono talvolta effetti di eccesso di garantismo ». «Sul tema - ha
sottolineato - devono riflettere anche i magistrati, per capire
quali modalità di lavoro, di organizzazione e di controllo del lavoro
potrebbero rendere più celere il corso delle procedure». Pedrazzini è
stato chiaro: «Non si chiamino fuori, però, come talvolta danno
l'impressione di voler fare - ha aggiunto - i patrocinatori; e non
casualmente lo dico quest'oggi davanti ad un pubblico composto da
numerosi giuristi, soprattutto giovani. È opportuno ricordare, e la
riflessione, ripeto, non vale soltanto per l'ambito penale, ma anche
per gli altri contesti dell'amministrazione giudiziaria, che il ruolo
dei patrocinatori è sì quello di far pendere l'ago della bilancia dalla
parte del cliente, ma non quello di impedire alla bilancia di
funzionare, sfruttando la debolezza e la naturale fragilità dei
meccanismi istituzionali di uno Stato che vuole essere di fatto, e non
solo di nome, uno Stato di diritto». «Discorso difficile, ma
necessario - ha proseguito - dovendo constatare che i rallentamenti
della Giustizia sono talvolta artificialmente provocati per renderne
il corso meno rapido e pertanto meno efficace. Al riguardo mi permetto
allora
di ricordare che la professione dell'avvocato non è priva di una
valenza d'interesse pubblico, che deve avere radici etiche prevalenti
». Nel corso della parte introduttiva della giornata vi è stato il
simbolico passaggio di testimone, dopo due anni di mandato, tra il
presidente uscente del Tribunale d'appello
Raffaello Balerna
e la collega
Emanuela Epiney-Colombo.
Tracciando una fotografia della situazione, entrambi non hanno mancato
di rimarcare una nota amara in merito ai problemi di natura logistica
che da tempo affliggono il Palazzo di giustizia a Lugano.
Come si ricorderà, il Consiglio di Stato ha recentemente licenziato un
messaggio per risanare i blocchi dell'edificio di via Pretorio. La
richiesta di un credito di 1.850.000 franchi contenuta nel documento
distribuito al Gran Consiglio servirà alla progettazione della
ristrutturazione edile, impiantistica e energetica dello stabile che,
a quarant'anni
dall'edificazione, si trova in una situazione precaria a livello
generale («Nel caso dei servizi igienici - ha sottolineato Epiney-
Colombo - addirittura da terzo mondo»). Il preventivo di spesa è
stato calcolato in 40 milioni di franchi.
In tema di carico di lavoro, sempre maggiore in tutte le Sezioni del
Tribunale (cfr. Cd T del 31 maggio), l'avvocato Epiney-Colombo non ha
mancato di rilevare le possibili
conseguenze di una recente sentenza del Tribunale federale:
accogliendo un ricorso in materia costituzionale nell'ambito di una
causa di piccolo cabotaggio, i giudici di Mon Repos hanno infatti
sancito che, tranne in casi particolari, le decisioni firmate dai
segretari assessori anziché dai pretori vanno considerate nulle. La
sentenza, che risale a metà maggio, ha suscitato notevole attenzione
tra gli addetti ai lavori per le
ripercussioni che rischia di avere sulla prassi in vigore.
L'inaugurazione dell'anno giudiziario è stata seguita, secondo
tradizione, da un folto pubblico composto da circa 200 persone tra
magistrati, giuristi e studenti. Alla parte introduttiva è seguito
un seminario di studio dedicato al tema del «Contratto di mandato
nell'ordinamento giuridico» con relatori ed esperti provenienti da
tutto il Paese.
e.ga/gi.m
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