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«Aiutiamo tutti la Giustizia». Anno giudiziario: appello di Pedrazzini a magistrati e avvocati

Da: CdT, 14.06.08, pag 9

«Aiutiamo tutti la Giustizia»
Anno giudiziario: appello di Pedrazzini a magistrati e avvocati


Il Direttore delle Istituzioni: i rallentamenti nel corso della Giustizia sono talvolta artificialmente provocati per rendere il suo cammino meno rapido ed efficace. In arrivo numerose novità e cambiamenti nella Procedura

 «Ancora recentemente un pro­cesso penale si è concluso con una sanzione sulla cui entità ha influi­to il lungo tempo trascorso dai fat­ti. È una notizia che va elaborata, anche perché non nuova. Con spi­rito costruttivo e sereno dobbia­mo chiederci per quali ragioni concomitanti si producono simi­li risultati per certi versi aberran­ti, che non concernono soltanto la Giustizia penale». È attorno a questa frase che ieri mattina è ruo­tato il cuore del discorso che l'av­vocato Luigi Pedrazzini, diretto­re del Dipartimento delle istitu­zioni, ha tenuto al palazzo dei con­gressi in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario. Un discor­so che ha toccato le novità in arri­vo in Svizzera e in Ticino con il fu­turo codice di Procedura penale federale che introdurrà nel Can­tone, tra l'altro, il giudizio di ap­pello, con rifacimento del proces­so di primo grado. «Le domande - ha proseguito Pedrazzini - inter­pellano in primo luogo il politico per le sue responsabilità nella do­tazione di risorse a disposizione della Giustizia e per le sue scelte procedurali che, pur ispirate dal­le migliori intenzioni, producono talvolta effetti di eccesso di garan­tismo ». «Sul tema - ha sottolinea­to - devono riflettere anche i ma­­gistrati, per capire quali modalità di lavoro, di organizzazione e di controllo del lavoro potrebbero rendere più celere il corso delle procedure». Pedrazzini è stato chiaro: «Non si chiamino fuori, però, come talvolta danno l'im­pressione di voler fare - ha aggiun­to - i patrocinatori; e non casual­mente lo dico quest'oggi davanti ad un pubblico composto da nu­merosi giuristi, soprattutto giova­ni. È opportuno ricordare, e la ri­flessione, ripeto, non vale soltan­to per l'ambito penale, ma anche per gli altri contesti dell'ammini­strazione giudiziaria, che il ruolo dei patrocinatori è sì quello di far pendere l'ago della bilancia dalla parte del cliente, ma non quello di impedire alla bilancia di fun­zionare, sfruttando la debolezza e la naturale fragilità dei meccani­smi istituzionali di uno Stato che vuole essere di fatto, e non solo di nome, uno Stato di diritto». «Di­scorso difficile, ma necessario - ha proseguito - dovendo constata­re che i rallentamenti della Giu­stizia sono talvolta artificialmen­te provocati per renderne il corso meno rapido e pertanto meno ef­ficace. Al riguardo mi permetto al­lora di ricordare che la professio­ne dell'avvocato non è priva di una valenza d'interesse pubblico, che deve avere radici etiche prevalen­ti ». Nel corso della parte introdut­tiva della giornata vi è stato il sim­bolico passaggio di testimone, do­po due anni di mandato, tra il pre­sidente uscente del Tribunale d'appello Raffaello Balerna e la collega Emanuela Epiney-Co­lombo.
Tracciando una fotogra­fia della situazione, entrambi non hanno mancato di rimarcare una nota amara in merito ai problemi di natura logistica che da tempo affliggono il Palazzo di giustizia a Lugano.
Come si ricorderà, il Consiglio di Stato ha recentemente licenziato un messaggio per risanare i bloc­chi dell'edificio di via Pretorio. La richiesta di un credito di 1.850.000 franchi contenuta nel documento distribuito al Gran Consiglio servi­rà alla progettazione della ristrut­turazione edile, impiantistica e energetica dello stabile che, a qua­rant'anni dall'edificazione, si tro­va in una situazione precaria a li­vello generale («Nel caso dei ser­vizi igienici - ha sottolineato Epi­ney- Colombo - addirittura da ter­zo mondo»). Il preventivo di spe­sa è stato calcolato in 40 milioni di franchi.
In tema di carico di lavoro, sem­pre maggiore in tutte le Sezioni del Tribunale (cfr. Cd T del 31 maggio), l'avvocato Epiney-Colombo non ha mancato di rilevare le possibi­li conseguenze di una recente sen­tenza del Tribunale federale: ac­cogliendo un ricorso in materia costituzionale nell'ambito di una causa di piccolo cabotaggio, i giu­dici di Mon Repos hanno infatti sancito che, tranne in casi parti­colari, le decisioni firmate dai se­gretari assessori anziché dai pre­tori vanno considerate nulle. La sentenza, che risale a metà mag­gio, ha suscitato notevole atten­zione tra gli addetti ai lavori per le ripercussioni che rischia di avere sulla prassi in vigore.
L'inaugurazione dell'anno giudi­ziario è stata seguita, secondo tra­dizione, da un folto pubblico com­posto da circa 200 persone tra ma­­gistrati, giuristi e studenti. Alla par­te introduttiva è seguito un semi­nario di studio dedicato al tema del «Contratto di mandato nell'or­dinamento giuridico» con relato­ri ed esperti provenienti da tutto il Paese. e.ga/gi.m




PASSAGGIO DI CONSEGNE
Il consigliere di Stato Luigi Pedrazzini, con il presidente uscente del Tribunale d'appello Raffaello Balerna e la subentrante Emanuela Epiney­Colombo.
(fotogonnella)

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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