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Genova «I due soli
carabinieri in servizio a palazzo erano a seguire un'udienza. Mia moglie è
stata colpita nel suo ufficio, aggredita senza che nessuno potesse
evitarlo. E le minacce, per chi fa il nostro lavoro, sono all'ordine del
giorno». Parla da marito e da magistrato, Luigi Cavadini Lenuzza,
sostituto procuratore generale di Genova, nella corsia dell'ospedale dove
è appena arrivata, sanguinante, sua moglie, Marina Besio, presidente
facente funzioni del tribunale per i minorenni, picchiata selvaggiamente
da un padre disperato.
È successo ieri mattina alle 10,30, nel palazzo del tribunale di viale IV
Novembre, nel centro del capoluogo ligure. L'aggressore, Giovanni Battista
A., 36 anni, residente a Milano, è stato arrestato dagli agenti di una
volante della polizia con le accuse di lesioni e violenza a pubblico
ufficiale. E rinchiuso nel carcere di Marassi. Oggi, un giudice per le
indagini preliminari della procura di Torino, titolare dei procedimenti
relativi a reati commessi o subiti dai magistrati genovesi, deciderà sulla
convalida dell'arresto.
L'uomo, che ha precedenti di polizia risalenti al 2001 per fatti avvenuti
nella provincia di Sassari, ha già subito per tre volte la revoca della
patria potestà. Ed è per il quarto figlio, una bimba nata da pochi mesi,
che ieri mattina si è presentato all'ufficio del giudice Besio, con una
donna, probabilmente la moglie, poi scappata. Voleva sapere perché gli era
stata tolta sua figlia. Non ha sentito ragioni. Si è prima innervosito e
poi, invitato a tranquillizzarsi, ha reagito colpendo il magistrato al
volto con una testata e con due pugni. La donna sanguinante è caduta a
terra, urlando, chiedendo aiuto. In pochi attimi, mentre la compagna
dell'uomo scappava, una volante della polizia interveniva bloccando
l'aggressore. Il giudice Marina Besio, accompagnata al pronto soccorso
dell'ospedale Galliera da un'ambulanza inviata sul posto dal 118, è stata
dimessa con 12 giorni di prognosi: «Le hanno messo dei punti sul labbro e
stanno verificando un problema a un dente che rischia di cadere - spiega
il marito, con gli occhi lucidi - Per il resto, nonostante il colpo al
naso sta meglio».
Dure le prese di posizione dei magistrati e dei lavoratori degli uffici
giudiziari genovesi seguite all'accaduto. Le organizzazioni di categoria
denunciano «la mancanza di sicurezza presso il tribunale per i minorenni
di Genova» e chiedono al ministero maggiore protezione. Sull'episodio la
giunta distrettuale dell'Associazione nazionale magistrati, che «esprime
la sua solidarietà alla collega», spiega: «Il rischio di manifestazioni di
violenza incontrollata da parte di persone che non sono in grado di
tollerare decisioni giudiziarie che li riguardino, sussiste per tutti i
magistrati e per il personale amministrativo, e ripetutamente è stata
segnalata la scarsa o del tutto inesistente tutela della nostra sicurezza
nel luogo in cui operiamo. Questa carenza è ancora più grave nel caso del
tribunale per i minorenni, luogo ove vengono adottate gravi decisioni nei
confronti di chi è spesso portatore di un profondo disagio».
I magistrati puntano il dito anche contro il ministero di Grazia e
giustizia: «Oltre a proporre l'abolizione dei tribunali per i minorenni e
lasciar passare dei mesi per decidersi ad avallare la nomina del candidato
designato dal Consiglio superiore della magistratura a presiedere quello
genovese (il giudice Adriano Sansa - ndr), il ministro dovrebbe
preoccuparsi di garantire l'incolumità fisica dei giudici». Patrizia
Bellotto, della Cgil funzione pubblica chiede misure urgenti: «Non è
accettabile che il tribunale per i minorenni sia privo di misure di
sicurezza».
Graziano Cetara
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