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Un errore bancario trascina un’intera famiglia in tribunale

Da: Corriere del Ticino, 18.3.08, pag 16

Quei soldi «piovuti dal cielo»
Un errore bancario trascina un’intera famiglia in tribunale


Marito e moglie settantenni insieme alla figlia quaran­tenne da ieri davanti alla Corte delle Correzionali di Lu­gano con l’accusa di impiego illecito di valori patrimo­niali e falsità in documenti. La sentenza è attesa oggi


Cosa fareste se una mattina, improvvisamente, sul vostro mo­desto conto bancario «piovesse­ro » 400 mila franchi di cui avete sempre ignorato l’esistenza? So­prattutto come vi comportereste se ai vostri dubbi seguissero ripe­tute assicurazioni da parte dei funzionari dell’istituto di credito che quel denaro è vostro a tutti gli effetti? Sono domande che sor­gono spontanee alla luce della vi­cenda ricostruita ieri davanti alla Corte delle Assise Correzionali di Lugano presieduta dal giudice Mauro Ermani. Alla sbarra due coniugi settantenni e la figlia qua­rantenne, finitiinaulaperuner­rore bancario e oggi accusati di impiego illecito di valori patrimo­niali e falsità in documenti. Tutto ha inizio sette anni or sono quan­do, da un giorno all’altro, sul lo­ro conto all’ UBS finiscono circa 400 mila franchi. Per una fami­glia che fino a quel momento ha dovuto affrontare mille difficoltà per «sbarcare il lunario» si tratta di un fulmine a ciel sereno. Non capacitandosi dell’origine di tut­to quel denaro, espongono i pro­pri dubbi al consulente bancario: quest’ultimo, dopo un rapido controllo, gli assicura che, sì, quei soldi sono proprio loro. Il dubbio però resta e per un anno nessu­no in famiglia tocca quel denaro. Nel frattempo ulteriori incontri con il funzionario della banca, ot­tengono le medesime assicura­zioni e a questo punto gli imputa­ti, poco avvezzi agli strumenti fi­nanziari, si convincono che si tratta del frutto di un piccolo in­vestimento effettuato diversi an­ni prima e decidono di utilizzare questa improvvisa ricchezza per far fronte alle spese quotidiane.
Nel 2007 un cliente italiano del­­l’ UBS, dopo ben 11 anni di silen­zio si fa vivo per avere il saldo del proprio conto e, con sua massi­ma sorpresa, scopre che lo stes­so è stato chiuso e svuotato di ogni avere. Scoppia il caso e con un rapido controllo interno i ver­tici
dell’istituto scoprono un di­sguido che ha dirottato titoli e li­quidi del cliente sul conto degli imputati: colpevole un impiega­to che aveva involontariamente aggiunto un paio di cifre in più al numero di conto provocando il trasferimento. In tutto questo las­so di tempo, buona parte del de­naro è però stato speso e da par­te della banca, nel frattempo co­stretta a risarcire il cliente, parte una denuncia nei confronti del­la famiglia. Il primo magistrato che vaglia il caso, ritenendo cre­dibile la buona fede degli imputa­ti, decide per un non luogo a pro­cedere nei loro confronti. Una de­cisione impugnata dall’ UBS da­vanti alla Camera dei ricorsi pe­nali del Tribunale d’appello che accoglie la proposta di atto d’ac­cusa stilato dall’istituto.
Adesso siamo arrivati al processo. Gli imputati ieri in aula hanno ri­badito la correttezza del proprio
agire sostenuta dalle ripetute as­sicurazioni ottenute all’interno della banca stessa. Ma buona par­te dei soldi non ci sono più e, pur considerando il lato umano del­l’intera vicenda, la pubblica ac­cusa, sostenuta dalla procuratri­ce Monica Galliker, è giunta alla conclusione che i reati furono ef­fettivamente commessi. Il dub­bio dell’origine del denaro c’era dunque gli imputati avrebbero dovuto comportarsi di conse­guenza. Per loro ha quindi pro­posto pene pecuniarie da un mi­nimo di 6.300 a un massimo di 7.200 franchi sospesi condizio­nalmente per un periodo di pro­va di due anni. Sulla medesima linea il legale di parte civile, av­vocato Aron Camponovo, che ha chiesto il risarcimento di un dan­no per 267 mila franchi.
Di diverso avviso i difensori, avvo­cati Andrea Carri e Patrick Unter­see, che hanno chiesto l’assolu­zione. Entrambi hanno ritenuto grave l’atteggiamento della ban­ca, evidenziando allo stesso tem­po l’assenza di prove in grado di mettere in dubbio la buona fede dei propri assistiti. Senza contare che i reati nel frattempo sono an­dati in prescrizione. La sentenza è attesa per stamane.
-gr-




RICCHEZZA IMPROVVISA Su un modesto conto finirono per un ba­nale errore, circa 400 mila franchi. (foto Demaldi)

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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