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L'ispettore finì in carcere con accuse di droga ma fu scagionato

Da: CdT 13.09.08 pag 11

I misteri del caso Azzoni
 Ipotizzati vari reati contro ex poliziotti e informatori


 L'ispettore finì in carcere con accuse di droga ma fu scagionato: il rapporto fi­nale della Procura federale

  Ricordate il caso di Sergio Az­zoni,
  il poliziotto federale ticine­se finito in carcere nel settembre del 2003 con l'accusa di traffico di stupefacenti e corruzione e in seguito completamente scagio­nato dal Ministero pubblico fede­rale dopo un anno di indagini? Ci sono novità, importanti, che ri­guardano tutto quanto accadde prima del suo arresto e, questa volta, all'esame degli inquirenti federali vi è il comportamento di ex poliziotti, di informatori e agen­ti di polizia tuttora in servizio in altri Cantoni. Contro di loro, a se­conda del rispettivo ruolo avuto nella storia, il procuratore fede­rale ipotizza reati che vanno dal­la denuncia mendace e falsa te­stimonianza, all'abuso di autorità fino al sequestro di persona ai danni dell' Ispettore Azzoni. L'ipo­tesi del sequestro di persona, che potrebbe a prima vista far nasce­re qualche perplessità, non sareb­be peregrina siccome l'accusa rimprovera ad ognuna delle per­sone indagate di aver agito di con­certo e in modo consapevole del­la possibilità che un innocente (l'ispettor Azzoni) sarebbe potu­to finire in carcere ingiustamen­te, come in effetti successo.
  Interpellato in proposito il legale di Azzoni, avvocato Paolo Tama­gni, ha espresso soddisfazione per il fatto che dopo tanti anni di indagine finalmente verrà fatta chiarezza e individuate le respon­sabilità personali in questa intri­cata vicenda. Quanto al reato di sequestro di persona, il legale os­serva che in effetti autorevoli commentatori lo ritengono ipo­tizzabile quando l'autore di una denuncia mendace fosse consa­pevole della possibilità dell'arre­sto di un innocente. Ricordiamo che in ragione dell'arresto e del­le ripercussioni personali subite, l'ispettor Azzoni ha ottenuto dal­la Giustizia federale un risarci­mento per ingiusta carcerazione di circa 70mila franchi. In prati­ca, si sta dunque andando verso il chiarimento del ruolo avuto da diverse persone in questa lunga vicenda giudiziaria che vede or­mai da anni opposti Sergio Azzo­ni, già poliziotto della Cantonale ticinese ed oggi agente federale e l'ex commissario della polizia cantonale, Fausto Cattaneo.
  (fotogonnella e Nicola Demaldi)
 Sembrerebbe dunque che que­sto intricato caso abbia imbocca­to la dirittura d'arrivo con la chiu­sura da parte del procuratore fe­derale Felix Reinmann dell'in­dagine scattata dopo la denuncia penale presentata dall' Isp. Azzo­ni nei confronti dell'ex collega e di chiunque altro avrebbe contri­buito a quello che l' Ispettore de­finisce un «complotto» ai suoi danni.
  Il rapporto finale del procurato­re federale apre così la fase del­­l'istruttoria preparatoria che do­po verifica da parte del giudice istruttore federale, dovrebbe con­durre i protagonisti al processo presso il Tribunale penale fede­rale di Bellinzona. Da noi inter­pellato l'avvocato Tamagni si è detto fiducioso vista la comple­tezza del rapporto finale presen­tato dal procuratore federale che ha svolto indagini a 360 gradi in un ambiente delicato.
  Per un agente della polizia del Canton Vaud il magistrato fede­rale ipotizza la falsa testimonian­za, l'abuso di autorità ed il reato di sequestro di persona. Natural­mente questa è la posizione del­l'accusa, che sarà contestata dal­le persone toccate dalle indagi­ni. Ma per l'avvocato Tamagni, che è sempre rimasto a fianco dell'ispettor Azzoni credendo nella sua innocenza, anche quan­do il suo cliente sembrava som­merso da infamanti accuse (poi tutte cancellate dall'archiviazio­ne), il lavoro svolto dal procurato­re federale illuminerebbe una scena preoccupante, un complot­to tanto più inammissibile se or­dito da pubblici funzionari. Com­pito della Giustizia è comunque quello di fare chiarezza su quan­to avvenuto: stabilire, in pratica, se ci si trovi di fronte ad una se­rie di «sfortunate» circostanze op­pure ad un'operazione per certi versi concertata e finalizzata a re­care danno a Sergio Azzoni. Il po­liziotto federale uscì dalla pesan­te esperienza seriamente prova­to, ma ha ripreso il lavoro. Per ca­pire che cosa e perché è avvenu­to quanto scoppiato nel 2003 avremo forse presto, a distanza di 5 anni, una risposta da parte del­la stessa Magistratura federale che aveva a suo tempo arrestato l'ispettore Sergio Azzoni.
 Emanuele Gagliardi Giovanni Mariconda







INTERROGATIVI
  Sono diverse le do­mande cui il Procura­tore federale ha cerca­to di dare una risposta nel corso della laborio­sa inchiesta: quesiti preoccupanti. Se fini­ranno in aula, spetterà alla Corte valutare quanto accertato nel corso delle indagini e stabilire eventuali responsabilità degli indagati.
 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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