Da: 1.12.10 pag 22
Processo Tragica fatalità e non un omicidio colposo
Ragazzo morto in trattore: prosciolto l'alpigiano di Robiei
■ Una tragica fatalità e non un omicidio colposo. Tale, secondo il giudice Giovanni Celio
, è stata la morte sotto un trattore del 13.enne Cristian Bellini,
avvenuta nell'agosto 2004 sull'Alpe di Robiei, in Val Bavona. Il
ragazzo
vi si trovava da una decina di giorni come aiutante, spinto
dalla passione per gli animali e per la natura. Era stato affidato
all'alpigiano, un valmaggese
oggi 39.enne, nei cui confronti la . L'uomo
non avrebbe preso le misure sufficienti per evitare il dramma. Una tesi procuratrice pubblica Clarissa Torricelli
aveva sottoscritto un decreto d'accusa per omicidio colposo
alla quale l'imputato, difeso dall'avvocato Fabrizio Monaci , si è opposto. Ieri, dunque, l'udienza in Pretura penale (dove l'accusa era sostenuta dal sostituto procuratore pubblico Zaccaria Akbas
, essendo Torricelli impegnata in un altro processo), al termine della
quale l'alpigiano è stato prosciolto. Non è comunque da escludere che
entro 5 giorni giunga almeno
una dichiarazione di ricorso dalle parti
civili (rappresentate dall'avvocato Brenno Canevascini per il padre della vittima e dall'avvocato Andrea Roth per la madre). Prima di decidere Akbas si consulterà invece con la collega titolare dell'inchiesta.
Relativamente semplici e noti, nella loro tragicità, i fatti. Il
13.enne, che già era stato all'Alpe di Robiei un mese prima, vi torna
nell'agosto 2004. Fin da subito appare evidente il suo interesse (in
aula definito «quasi morboso») per il trattore. L'alpigiano cerca di
assecondarlo, dandogli la possibilità di
mettersi al volante per brevi tratti, con lui come passeggero, ma
proibendogli categoricamente di farlo da solo. Il divieto viene
segnalato anche a tutti i collaboratori. Ciò nonostante qualche giorno
prima del dramma Cristian viene sorpreso dall'imputato al volante del
mezzo e sgridato con decisione. Lo stesso pastore delle mucche - un
laureato in economia 29.enne, con il quale il ragazzo trascorreva
molto tempo - viene redarguito. Il responsabile dell'alpe va oltre e
ordina di riporre la chiave nel cassetto dietro il sedile quando il
trattore è inutilizzato. Ciò nonostante la mattina del 20 agosto il
13.enne sottrae il veicolo di nascosto, esegue una manovra brusca, si
rovescia e muore. Ieri ci si è chiesti nuovamente se le misure messe in
atto dall'imputato siano state sufficienti, considerando anche che
Cristian (ma l'alpigiano lo ha saputo solo dopo) aveva problemi di
iperattivitià, per un certo periodo curati anche farmacologicamente.
Per accusa e parti civili le chiavi - soprattutto dopo la prima
«scorribanda» - avrebbero dovuto essere sempre allontanate
dall'abitacolo, per la difesa ciò che è stato messo in atto poteva
ragionevolmente bastare in un caso normale. «E quel ragazzo - ha
concluso il giudice - all'imputato era sembrato normale. Per cui i
provvedimenti presi sono a nostro avviso stati sufficienti. Questo -
accanto al fatto che l'alpigiano aveva piena fiducia nel pastore con
cui si trovava il ragazzo - non ce lo fanno ritenere responsabile di
quanto accaduto». B.G.L.
Da: La regione, 17.6.10 pag 15
Morte a Robiei, si va in Pretura
Venti aliquote giornaliere da 100 franchi l’una (sospese per due anni) per il reato di omicidio colposo.
Questa l’entità della pena proposta con decreto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Clarissa Torricelli a danno di un alpigiano 39enne sul cui alpe, a Robiei, nel 2004 perse la vita un 13enne valmaggese schiacciato da un trattore.
Secondo quanto emerso dalla lunga inchiesta condotta dal magistrato, l’alpigiano disse più volte al giovane – attirato dal trattore e desideroso di mettersi al volante – di non toccare il mezzo, e informò della cosa anche il personale dell’alpe. Ma in qualità di garante della sicurezza del giovanissimo “apprendista” (in realtà il 13enne era uno scolaro in vacanza) non fece abbastanza per evitare che l’obiettivo del giovane fosse raggiunto. Così quel 20 agosto di prima mattina il 13enne inforcò l’agognato trattore, lo accese, ma finì su un terrapieno e non potè evitare il ribaltamento del mezzo. Il ragazzo morì sul colpo, schiacciato dal peso della cabina del mezzo agricolo.
La proposta di pena non crescerà comunque in giudicato, visto che l’avvocato Fabrizio Monaci, difensore dell’alpigiano, ha già comunicato la sua intenzione di ricorrere. Il caso verrà dunque trattato a processo in Pretura penale. Lo ha riferito ieri la Rsi.
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