Bassi
La procuratrice pubblica Clarissa Torricelli nel corso del processo al piromane (poi andato esente da pena perché malato!) dinnanzi alle Assise criminali si è presa una potente lavata di capo dal giudice Claudio Zali per non aver reso note al difensore le conclusioni di una perizia al ‘serial fire’. Conclusioni rilevatesi non propriamente secondarie!
Da: CdT 2.12.10 pag 15
Alle Criminali Assoluzione per i 5 roghi nelle cantine
L'imputato 41.enne non era in grado di intendere e volere
■
«Fabiano Marchesi non è un piromane, ma una persona affetta da un
grave disturbo della personalità, con radici nell'infanzia e aggravato
da una forte dipendenza da alcol e psicofarmaci». Con queste parole del
giudice Claudio Zali è calato ieri definitivamente il sipario sul
processo alle Criminali per la serie di roghi che nell'agosto del 2009
scoppiò nelle cantine di 5 palazzine del Luganese. La Corte ha ritenuto
di conseguenza
valide le conclusioni della prima perizia psichiatrica
sull'imputato 41.enne che parlava di una totale irresponsabilità
in
relazione all'imputazione di incendio intenzionale aggravato, da cui è
stato assolto. Marchesi è stato pertanto riconosciuto colpevole
soltanto dei roghi di alcuni cassonetti (tra il 2006 e il 2008) nonché
delle malversazioni per 100 mila franchi ai danni dell'Istituto
sociale comunale di cui era dipendente.
Reati, questi, per cui è stata
decisa una pena di 18 mesi sospesa in favore di una misura
psicoterapeutica stazionaria.
Sì alla perizia, no ai complementi
Al
termine di una camera di consiglio durata circa quattro ore, giudici
togati e cittadini giurati hanno quindi fatto propria la tesi della
difesa, rappresentata dall'avvocato Costantino Delogu, giungendo al
convincimento che dal 2 al 6 agosto, l'imputato non era in grado
d'intendere e di volere. Conclusione, come detto, a cui era giunto il
primo referto peritale, ritenuto «chiaro e lineare». Così non è stato
per contro per il complemento stilato in un secondo momento
e in cui si profilava quella che sarebbe
stata la tesi portata in
aula dall'accusa: «Si è cercato di derogare a un responso preciso - ha
osservato il giudice Zali - in una maniera che non convince».
L'accusa
chiede 6 anni e 6 mesi
«Egli
ha voluto aprire la porta che lo avrebbe portato sui terreni banditi
dal codice penale. Lo ha fatto consapevolmente
per soddisfare il suo
bisogno di trasgressione, vincere la noia e sentirsi onnipotente»:
questa la tesi della procuratrice
pubblica Clarissa Torricelli che in
sede di requisitoria ha chiesto per l'imputato una condanna a 6 anni e 6
mesi di carcere accompagnati all'obbligo di seguire un trattamento
psichiatrico stazionario. In termini giuridici, per l'accusa, si
sarebbe configurata dunque quella che viene definita l'«actio libera
in causa» (il fenomeno che si verifica quando una persona si pone in
stato di incoscienza al fine di commettere un reato ndr.). «Marchesi -
ha sostenuto
il magistrato - sa che se beve e assume psicofarmaci, si
pone a rischio di perdere il controllo. Sa che per poter liberare la sua
parte trasgressiva è necessario
neutralizzare le difese. Sa che una
volta varcata la soglia sarà proprio l'incendio il reato che andrà a
commettere». E tutto questo - ha proseguito Torricelli - in virtù
delle sue esperienze pregresse, dei suoi trascorsi, del suo rapporto
morboso con il fuoco: a maggior ragione dopo il primo incendio del 2
agosto. Per il magistrato, l'agire dell'imputato
prefigura dunque il
reato di incendio intenzionale aggravato:
«Ha agito scientemente, appiccando il fuoco nelle cantine era
consapevole della messa in pericolo della vita e dell'integrità degli
inquilini, del pericolo determinato
da un'intossicazione da fumo».
Difesa: «Non è processabile»
Di
parere diametralmente opposto invece il difensore di Marchesi,
avvocato Costantino Delogu, che richiamando le conclusioni del primo
referto peritale e la totale scemata imputabilità che ne emergeva per
gli incendi, si è battuto per il proscioglimento del proprio
assistito. «Marchesi - ha più volte ripetuto il legale - soffriva di
una dipendenza talmente forte da non essere in grado di astenersi
dall'alcol, pur conoscendo i propri meccanismi mentali non poteva
decidere autonomamente di non bere». Contestata anche l'equazione per
cui il fuoco sia una presenza costante dei suoi comportamenti
trasgressivi: «Non ha mai bevuto con l'intento di appiccare
un
incendio - ha sottolineato l'avvocato Delogu - né poteva prevedere che
tipo di comportamento avrebbe assunto».
Per il rappresentante della
difesa è dunque indiscutibile la totale incapacità di intendere e di
volere del 41.enne al momento
dei roghi. In via principale il
rappresentante
della difesa ha chiesto una pena non superiore ai 18
mesi con la condizionale esclusivamente per le malversazioni commesse in
casa anziani (ammesse). Considerazioni infine riconosciute nella loro
sostanza dalla Corte giudicante. GI.M

DIFESA VINCENTE La Corte ha in sostanza condiviso la tesi del difensore, avvocato Costantino Delogu. (Foto Crinari)
Da: CdT 1.12.10 pag 13
Processo Il mister Hyde dei roghi
Si
è aperto ieri alle Criminali il dibattimento sugli incendi dolosi
dell'estate 2009 in 5 palazzi del Luganese - A tener banco la complessa
personalità dell'imputato
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Da una parte c'è Michele, il lavoratore e il padre di famiglia,
dall'altra Fabiano, il «sabotatore», che fa di tutto per rovinare
l'esistenza al primo. Entrambi convivono nella stessa persona. Si è
concentrata sulla complessa personalità psicologica dell'imputato
ieri la prima giornata del processo alle Criminali sui roghi dolosi
scoppiati nelle cantine di cinque palazzine del Luganese nell'agosto
del 2009. A comparire alla sbarra con le accuse di incendio
intenzionale (subordinatamente, atti commessi in stato di
irresponsabilità colposa), appropriazione indebita e falsità in
documenti, è stato il 41.enne ex impiegato degli Istituti sociali
comunali Fabiano Michele Marchesi. E proprio la metafora del doppio,
delle figure del dottor Jekyll e Mister Hyde, è stata rievocata più
volte in aula nel corso di una giornata in cui l'obiettivo della Corte
presieduta dal giudice Claudio Zali si è concentrato sui problemi
psichiatrici del 41.enne e sulla sua dipendenza
da alcol e
psicofarmaci. Turbe che non hanno mancato di sollevare dubbi sulla sua
effettiva processabilità.
Un crescendo di reati
I
fatti: atto d'accusa alla mano, si parla nel complesso di cinque
incendi, dal 2 al 7 agosto, in via Cortivallo, via delle Scuole
(Pregassona), via delle Scuole (Viganello), via Merlecco e via Vignola,
in un crescendo
che solo l'arresto del 41.enne permise di
interrompere. Roghi di origine dolosa a cui vanno ad aggiungersi quelli
di una macchina a Massagno e, precedentemente,
di alcuni cassonetti e
sacchi della spazzatura, tra il 2006 e il 2008. Vi è poi il capitolo
delle malversazioni commesse nella casa anziani di cui Marchesi era
dipendente da una quindicina d'anni e
valutate in circa 100 mila franchi. L'uomo nella sua qualità di
funzionario e contabile dell'istituto, avrebbe in sostanza sottratto a
più riprese e con una media di un migliaio di franchi al mese, denaro
dalla cassa degli ospiti a lui affidata, da quella dei canoni di
locazione dei parcheggi della struttura e, in misura minore, dal conto
corrente dell'Istituto su cui venivano accreditati i rimborsi di cassa
malati.
Nel 1994 si diede fuoco
Il
disagio dell'imputato - è stato detto - ha radici profonde. Sin da
bambino infatti Marchesi ha sofferto di ossessioni compulsive che ne
condizionavano il comportamento
portandolo a celebrare complessi riti
nella quotidianità, per esempio, prima di andare a dormire. Da
adolescente cominciò inoltre a far uso di alcol e psicofarmaci, che
sottraeva dall'armadietto di casa. A complicare ulteriormente un quadro
definito «border-line» (ai limiti ndr.) vi è poi tutta una serie di
fobie e attacchi di panico che a 18 anni lo avrebbero portato ad
intraprendere un cura psichiatrica da uno specialista.
Vi è poi il
rapporto morboso con il fuoco. Basti citare l'episodio di cui nel ‘94,
l'uomo si rese protagonista e di cui riferirono anche le cronache del
tempo. Dopo aver rubato un'auto e aver girato a vuoto per un po' di
tempo, si fermò a un distributore dove fece il pieno di benzina e si
cosparse di carburante, accendendosi poi una sigaretta dopo essersi
seduto al posto di guida. Le fiamme divamparono immediatamente
provocando ingenti danni e causando gravissime ustioni allo stesso
41.enne che dovette sottoporsi a tre trapianti di pelle.
Non aprire quella porta
A
tener banco è stata poi la perizia psichiatrica (e relativi
complementi) della psicoterapeuta
Miranda Zürcher. Il referto, per
quanto riguarda gli incendi, parla di una totale irresponsabilità
dell'accusato. Con una precisazione, tuttavia, di non poco conto dal
profilo giuridico. In pratica, come emerso dai complementi del referto,
l'immagine evocata è stata quella di una persona che si trova di fronte
a una porta chiusa. Marchesi conosce i propri meccanismi psicologici,
sa che se assume alcol e farmaci oltre una certa dose (la pozione che
trasforma Jekyll in Hyde) varcherà una soglia che potrebbe portarlo sui
terreni banditi dal codice penale. Ora, il quesito da sciogliere è il
seguente: pur se al corrente di ciò che il cocktail rischia di
innescare, era in grado l'uomo di prevedere il tipo di
trasgressione-comportamento a cui sarebbe andato incontro? Lo ha fatto
volontariamente? Avrebbe per forza finito per estrarre l'accendino
oppure no? Domande
a cui la Corte dovrà dare una risposta al termine
della requisitoria della procuratrice pubblica Clarissa Torricelli e
dell'arringa del difensore, avvocato Costantino Delogu, previste in
mattinata.
È realmente processabile?
Da
notare come lo stesso giudice Zali, non abbia nascosto il suo disagio a
fronte dei dubbi sulla processabilità dell'imputato manifestando poi
disappunto nei confronti della rappresentante dell'accusa per il fatto
che la perizia, in un primo momento, venne trasmessa solo parzialmente
al patrocinatore del 41.enne. «Dove sono finiti - ha detto il giudice
Zali - i diritti della difesa di accesso agli atti?». Se ne riparlerà
in giornata. GI.M
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