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Potente lavata di capo dal giudice Claudio Zali alla pp Clarissa Torricelli

Da: La regione 4.12.10 pag 4

Bassi

La procuratrice pubblica Clarissa Torricelli nel corso del processo al piromane (poi andato esente da pena perché malato!) dinnanzi alle Assise criminali si è presa una potente lavata di capo dal giudice Claudio Zali per non aver reso note al difensore le conclusioni di una perizia al ‘serial fire’. Conclusioni rilevatesi non propriamente secondarie!

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Da: CdT 2.12.10 pag 15

Alle Criminali Assoluzione per i 5 roghi nelle cantine
L'imputato 41.enne non era in grado di intendere e volere

«Fabiano Marchesi non è un piroma­ne, ma una persona affetta da un grave disturbo della personalità, con radici nell'infanzia e aggravato da una forte dipendenza da alcol e psicofarmaci». Con queste parole del giudice Claudio Zali è calato ieri definitivamente il sipa­rio sul processo alle Criminali per la se­rie di roghi che nell'agosto del 2009 scoppiò nelle cantine di 5 palazzine del Luganese. La Corte ha ritenuto di con­seguenza valide le conclusioni della pri­ma perizia psichiatrica sull'imputato 41.enne che parlava di una totale irre­sponsabilità in relazione all'imputazio­ne di incendio intenzionale aggravato, da cui è stato assolto. Marchesi è stato pertanto riconosciuto colpevole soltan­to dei roghi di alcuni cassonetti (tra il 2006 e il 2008) nonché delle malversa­zioni per 100 mila franchi ai danni del­l'Istituto sociale comunale di cui era di­pendente. Reati, questi, per cui è stata decisa una pena di 18 mesi sospesa in favore di una misura psicoterapeutica stazionaria.
Sì alla perizia, no ai complementi

Al termine di una camera di consiglio durata circa quattro ore, giudici togati e cittadini giurati hanno quindi fatto propria la tesi della difesa, rappresen­tata dall'avvocato Costantino Delogu, giungendo al convincimento che dal 2 al 6 agosto, l'imputato non era in grado d'intendere e di volere. Conclusione, come detto, a cui era giunto il primo re­ferto peritale, ritenuto «chiaro e linea­re». Così non è stato per contro per il complemento stilato in un secondo mo­
mento e in cui si profilava quella che sa­rebbe stata la tesi portata in aula dal­l'accusa: «Si è cercato di derogare a un responso preciso - ha osservato il giu­dice Zali - in una maniera che non con­vince».
L'accusa chiede 6 anni e 6 mesi

«Egli ha voluto aprire la porta che lo avrebbe portato sui terreni banditi dal codice penale. Lo ha fatto consapevol­mente per soddisfare il suo bisogno di trasgressione, vincere la noia e sentirsi onnipotente»: questa la tesi della pro­curatrice pubblica Clarissa Torricelli che in sede di requisitoria ha chiesto per l'imputato una condanna a 6 anni e 6 mesi di carcere accompagnati all'ob­bligo di seguire un trattamento psichia­trico stazionario. In termini giuridici, per l'accusa, si sarebbe configurata dun­que quella che viene definita l'«actio li­bera in causa» (il fenomeno che si ve­rifica quando una persona si pone in stato di incoscienza al fine di commet­tere un reato ndr.). «Marchesi - ha so­stenuto il magistrato - sa che se beve e assume psicofarmaci, si pone a rischio di perdere il controllo. Sa che per poter liberare la sua parte trasgressiva è ne­cessario neutralizzare le difese. Sa che una volta varcata la soglia sarà proprio l'incendio il reato che andrà a commet­tere». E tutto questo - ha proseguito Tor­ricelli - in virtù delle sue esperienze pre­gresse, dei suoi trascorsi, del suo rap­porto morboso con il fuoco: a maggior ragione dopo il primo incendio del 2 agosto. Per il magistrato, l'agire dell'im­putato prefigura dunque il reato di in­
cendio intenzionale aggravato: «Ha agi­to scientemente, appiccando il fuoco nelle cantine era consapevole della messa in pericolo della vita e dell'inte­grità degli inquilini, del pericolo deter­minato da un'intossicazione da fumo».
Difesa: «Non è processabile»

Di parere diametralmente opposto in­vece il difensore di Marchesi, avvocato Costantino Delogu, che richiamando le conclusioni del primo referto perita­le e la totale scemata imputabilità che ne emergeva per gli incendi, si è battu­to per il proscioglimento del proprio as­sistito. «Marchesi - ha più volte ripetu­to il legale - soffriva di una dipendenza talmente forte da non essere in grado di astenersi dall'alcol, pur conoscendo i propri meccanismi mentali non pote­va decidere autonomamente di non be­re». Contestata anche l'equazione per cui il fuoco sia una presenza costante dei suoi comportamenti trasgressivi: «Non ha mai bevuto con l'intento di ap­piccare un incendio - ha sottolineato l'avvocato Delogu - né poteva prevede­re che tipo di comportamento avrebbe assunto».
Per il rappresentante della difesa è dun­que indiscutibile la totale incapacità di intendere e di volere del 41.enne al mo­mento dei roghi. In via principale il rap­presentante della difesa ha chiesto una pena non superiore ai 18 mesi con la condizionale esclusivamente per le malversazioni commesse in casa an­ziani (ammesse). Considerazioni infi­ne riconosciute nella loro sostanza dal­la Corte giudicante.
GI.M






DIFESA VINCENTE La Corte ha in sostanza condiviso la tesi del difensore, avvocato Costantino Delogu. (Foto Crinari)

 

 

Da: CdT 1.12.10 pag 13

Processo Il mister Hyde dei roghi
Si è aperto ieri alle Criminali il dibattimento sugli incendi dolosi dell'estate 2009 in 5 palazzi del Luganese - A tener banco la complessa personalità dell'imputato


Da una parte c'è Michele, il lavoratore e il padre di famiglia, dall'altra Fabiano, il «sabotatore», che fa di tutto per rovinare l'esistenza al primo. Entrambi convivono nella stessa persona. Si è concentrata sul­la complessa personalità psicologica del­l'imputato ieri la prima giornata del pro­cesso alle Criminali sui roghi dolosi scop­piati nelle cantine di cinque palazzine del Luganese nell'agosto del 2009. A compa­rire alla sbarra con le accuse di incendio intenzionale (subordinatamente, atti com­messi in stato di irresponsabilità colposa), appropriazione indebita e falsità in docu­menti, è stato il 41.enne ex impiegato de­gli Istituti sociali comunali Fabiano Mi­chele Marchesi. E proprio la metafora del doppio, delle figure del dottor Jekyll e Mi­ster Hyde, è stata rievocata più volte in au­la nel corso di una giornata in cui l'obiet­tivo della Corte presieduta dal giudice Claudio Zali si è concentrato sui proble­mi psichiatrici del 41.enne e sulla sua di­pendenza da alcol e psicofarmaci. Turbe che non hanno mancato di sollevare dub­bi sulla sua effettiva processabilità.

Un crescendo di reati
I fatti: atto d'accusa alla mano, si parla nel complesso di cinque incendi, dal 2 al 7 agosto, in via Cortivallo, via delle Scuole (Pregassona), via delle Scuole (Viganel­lo), via Merlecco e via Vignola, in un cre­scendo che solo l'arresto del 41.enne per­mise di interrompere. Roghi di origine dolosa a cui vanno ad aggiungersi quel­li di una macchina a Massagno e, prece­dentemente, di alcuni cassonetti e sac­chi della spazzatura, tra il 2006 e il 2008. Vi è poi il capitolo delle malversazioni commesse nella casa anziani di cui Mar­chesi era dipendente da una quindicina
d'anni e valutate in circa 100 mila fran­chi. L'uomo nella sua qualità di funzio­nario e contabile dell'istituto, avrebbe in sostanza sottratto a più riprese e con una media di un migliaio di franchi al mese, denaro dalla cassa degli ospiti a lui affi­data, da quella dei canoni di locazione dei parcheggi della struttura e, in misu­ra minore, dal conto corrente dell'Istitu­to su cui venivano accreditati i rimborsi di cassa malati.

Nel 1994 si diede fuoco
Il disagio dell'imputato - è stato detto - ha radici profonde. Sin da bambino infatti Marchesi ha sofferto di ossessioni com­pulsive che ne condizionavano il compor­tamento portandolo a celebrare comples­si riti nella quotidianità, per esempio, pri­ma di andare a dormire. Da adolescente cominciò inoltre a far uso di alcol e psico­farmaci, che sottraeva dall'armadietto di casa. A complicare ulteriormente un qua­dro definito «border-line» (ai limiti ndr.) vi è poi tutta una serie di fobie e attacchi di panico che a 18 anni lo avrebbero por­tato ad intraprendere un cura psichiatri­ca da uno specialista.
Vi è poi il rapporto morboso con il fuoco. Basti citare l'episodio di cui nel ‘94, l'uo­mo si rese protagonista e di cui riferirono anche le cronache del tempo. Dopo aver rubato un'auto e aver girato a vuoto per un po' di tempo, si fermò a un distributo­re dove fece il pieno di benzina e si cospar­se di carburante, accendendosi poi una sigaretta dopo essersi seduto al posto di guida. Le fiamme divamparono imme­diatamente provocando ingenti danni e causando gravissime ustioni allo stesso 41.enne che dovette sottoporsi a tre tra­pianti di pelle.

Non aprire quella porta

A tener banco è stata poi la perizia psichia­trica (e relativi complementi) della psico­terapeuta Miranda Zürcher. Il referto, per quanto riguarda gli incendi, parla di una totale irresponsabilità dell'accusato. Con una precisazione, tuttavia, di non poco conto dal profilo giuridico. In pratica, co­me emerso dai complementi del referto, l'immagine evocata è stata quella di una persona che si trova di fronte a una porta chiusa. Marchesi conosce i propri mecca­nismi psicologici, sa che se assume alcol e farmaci oltre una certa dose (la pozione che trasforma Jekyll in Hyde) varcherà una soglia che potrebbe portarlo sui terreni banditi dal codice penale. Ora, il quesito da sciogliere è il seguente: pur se al cor­rente di ciò che il cocktail rischia di inne­scare, era in grado l'uomo di prevedere il tipo di trasgressione-comportamento a cui sarebbe andato incontro? Lo ha fatto volontariamente? Avrebbe per forza fini­to per estrarre l'accendino oppure no? Do­mande a cui la Corte dovrà dare una ri­sposta al termine della requisitoria della procuratrice pubblica Clarissa Torricelli e dell'arringa del difensore, avvocato Co­stantino Delogu, previste in mattinata.

È realmente processabile?
Da notare come lo stesso giudice Zali, non abbia nascosto il suo disagio a fronte dei dubbi sulla processabilità dell'imputato manifestando poi disappunto nei con­fronti della rappresentante dell'accusa per il fatto che la perizia, in un primo momen­to, venne trasmessa solo parzialmente al patrocinatore del 41.enne. «Dove sono fi­niti - ha detto il giudice Zali - i diritti del­la difesa di accesso agli atti?». Se ne ripar­lerà in giornata.
GI.M

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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