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SostPP Borelli: decreto d'accusa. Giudice penale: ex infermiere di una clinica assolto.

Da: CdT 5.11.08 pag 15

Non furono lesioni colpose
 Ex infermiere di una clinica assolto in Pretura
 

Ha lavorato alla San Rocco Era accusato di aver assi­stito male un paziente pro­vocandogli due decubiti
  Non ci fu negligenza. Un ex in­fermiere della clinica San Rocco di Lugano, comparso ieri in Pretu­ra penale a Bellinzona, è stato pro­sciolto dall'accusa di lesioni col­pose nei confronti di un paziente 88.enne. Fulcro della vicenda due piaghe da decubito necrotizzanti formatesi sui talloni dell'anziano - deceduto qualche tempo dopo per altre ragioni - durante il suo ri­covero nel nosocomio. Piaghe che secondo la sostituta procuratrice pubblica Chiara Borelli sarebbe­ro dovute, tra le altre cose, alla scar­sa assistenza prestata dall'uomo, un 48.enne italiano, che, nelle not­ti del 22, 23 e 24 novembre del 2005, non avrebbe cambiato il posizio­namento del malato nel letto. Pra­tica, quest'ultima, che va effettua­ta regolarmente - di solito ogni due ore - e che garantisce la circolazio­ne del sangue nelle parti del cor­po più a contatto con il materasso.
  Pratica che l'infermiere, stando al­la testimonianza di un suo diretto superiore, avrebbe rifiutato di svo­l­gere per paura che il degente gli si rivoltasse contro. Circostanza che il 48.enne ha negato dicendo di aver sempre saputo valutare quan­do intervenire in casi simili. Sta di fatto che l'88.enne, assieme ai familiari, sporge denuncia con­­tro ignoti e l'imputato, anche a cau­sa di alcune inadempienze, viene licenziato. «Mi sono arreso perché mi andava bene così - ha detto in aula - Non mi trovavo bene là».
  Oggi lavora in Italia, sempre come infermiere. È stato processato in pretura dopo essersi opposto ad un decreto d'accusa che propone­va n­ei suoi confronti una pena pe­cuniaria sospesa di 1.750 franchi e una multa da pagare di 1.000.
 Dibattimento rapido
 Nessuna disquisizione tecnica sul­l'origine dei decubiti e le cure per prevenirli; il processo si è risolto in mezza giornata. La procuratrice ha spiegato che il paziente aveva scarsa autonomia e necessitava di particolare attenzione ma che l'imputato, anche se lo sapeva, «se n'è lavato le mani». Il comporta­mento del 48.enne, per la pp, ha accresciuto il rischio che si formas­sero le piaghe.
  Di diverso avviso il difensore del­l'uomo, avvocato Gianluca Fer­rara, secondo cui non ci sono prove sufficienti per affermare che l'imputato sia stato negligen­te e che la sua mancanza, se ci fos­se, abbia un nesso causale con i decubiti. «Da quanto ci risulta, il paziente potrebbe anche non es­ser stato mobilizzato nelle ore diurne, quando il mio assistito non era di turno» ha aggiunto il legale.
  Argomentazioni accolte dal giu­dice Damiano Stefani, che ha as­s­olto l'imputato sulla base del prin­cipio in dubio pro reo.
 Stefani ha voluto comunque lan­ciare un appello ad agire profes­sionalmente al 48. enne e, di rifles­so, a chiunque lavori nel settore ospedaliero:«Se sbagliamo noi (i giudici, ndr) si può ricorrere, ma se lo fate voi non c'è spesso nessu­na possibilità d'appello ».
 giu




ASSISTENZA L'importanza degli infermieri per il paziente.
 (foto Keystone)

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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