Da: CdT, 12.6.10 pag 1 e 6
La
prospettiva è quella di una giustizia sempre più macchinosa, lenta e
burocratizzata, in cui finirà per
prevalere, specialmente a livello amministrativo,
una giurisprudenza
fotocopia.
A trarne vantaggio
non saranno i cittadini, anche se
tutto l'impianto è stato concepito per salvaguardare le loro garanzie di
fronte alla legge. Saranno quelle categorie che grazie a questi
meccanismi potranno avere opportunità di impiego e di lavoro, dal nuovo
personale giudiziario agli avvocati. Oltre, beninteso, a coloro che la
giustizia, invece di perseguirla, cercano di fuggirla.
DIRITTO
UNA GIUSTIZIA CHE CRESCE A DISMISURA.
GIOVANNI GALLI
Negli ultimi quindici
anni il settore della giustizia
ha conosciuto importanti
cambiamenti, che hanno prodotto uno sviluppo imponente ad ogni livello.
Sono state varate nuove leggi che hanno cambiato le procedure,
introdotto nuovi gradi di giudizio e determinato, in ultima analisi, un
potenziamento dell'apparato,
in termini di personale
giudiziario e
di collaboratori. La combinazione di tre fattori, più leggi, più cause,
più riforme di stampo garantista, ha dato il là ad una crescita
progressiva, che non sembra conoscere sosta. Il Cantone, va subito detto
a scanso di equivoci, c'entra poco o nulla, perché si tratta per lo
più di cambiamenti
piovuti dall'alto, ai quali ha dovuto rispondere
facendo
di necessità virtù. Negli anni Novanta, l'adeguamento
della
legislazione penale alla CEDU, la Convenzione europea per la
salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali, ha
modificato le procedure e introdotto nuove garanzie per l'accusato. I
procedimenti sono diventati
più complessi e i tempi si sono
allungati, richiedendo man mano un potenziamento
della magistratura
inquirente,
confrontata al tempo stesso ad un aumento del numero dei
reati. Sono poi arrivati
altri cambiamenti del medesimo tenore, anche
se in settori diversi. La recente riforma
del Tribunale federale,
voluta per sgravare la massima
istanza giudiziaria, ha inserito il
diritto alla sentenza di un giudice nell'ambito
pubblico-amministrativo,
laddove prima molti ricorsi non andavano
oltre lo stadio dell'istanza politica. Il Tribunale cantonale
amministrativo, già subissato di suo, ha dovuto essere potenziato. Nel
2011 sarà la volta di altre due importanti riforme, con l'entrata in
vigore dei codici processuali unificati in ambito penale e civile. Il
Cantone ha dovuto adeguare l'organizzazione giudiziaria. Nel primo caso,
con l'introduzione
del processo d'appello in sostituzione del ricorso
per cassazione, sarà necessaria la costituzione di una nuova Corte,
dotata di due giudici ed inserita
nella Sezione di diritto civile del
Tribunale d'Appello.
Nel secondo, invece, è
prevista l'istituzione di una terza camera civile, che deciderà sui
reclami contro le decisioni di natura procedurale e tratterà le cause
proposte direttamente in appello, ora di competenza della prima e della
seconda Camera civile. Il Tribunale di appello sarà potenziato con un
ulteriore giudice per far fronte all'estensione
della possibilità di
reclamo contro le decisioni di natura procedurale delle autorità
inferiori. Novità sono previste anche a livello di preture, con la
creazione della figura di pretore aggiunto; ne sono previsti nove e
andranno a sommarsi
agli attuali quindici. Risultato
complessivo: dal
2011 ci saranno un Tribunale
d'Appello di 25 giudici e una pretura di 24, senza contare i
potenziamenti
che si renderanno necessari
a livello di
collaboratori giudiziari e di personale di supporto. Accanto a
tutti
questi cambiamenti vi è pure da registrare
l'entrata in scena di
un'articolata legislazione sulla protezione dei dati, che a sua volta ha
introdotto nuovi vincoli e procedure (con annesse facoltà di ricorso) a
tutti e tre i livelli istituzionali: federale, cantonale e comunale.
A questo punto viene
da chiedersi
se questi cambiamenti, dettati
magari anche da buone intenzioni, portino benefici concreti o non siano
piuttosto il prodotto di un formalismo fine a sé stesso. L'impressione,
infatti, è di assistere ad un fenomeno
progressivo perverso, in cui
la giustizia si autoriproduce alla
ricerca di uno status di perfezione formale, senza per questo diventare
migliore nella sostanza. Con il risultato di mettere
ulteriormente in
difficoltà chi già stenta ad assolvere
il proprio compito, vuoi per
limiti di produttività personali, vuoi per oggettiva carenza di
risorse. In ambito penale, ad esempio, fra potenziamenti e revisione di
competenze, si sono susseguiti continui adattamenti,
ma non è stato
ancora trovato un assetto stabile.
L'obiettivo di una giustizia
perfetta contrasta con una realtà che stenta a reggere il ritmo
imposto
dalle nuove esigenze legislative.
Si crea anzi un circolo
vizioso che invece di risolvere in modo celere ed equo i litigi, li
incentiva creando le premesse
per ulteriori cambiamenti. La
prospettiva è quella di una giustizia sempre più macchinosa, lenta e
burocratizzata, in cui finirà per
prevalere, specialmente a livello amministrativo,
una giurisprudenza
fotocopia.
A trarne vantaggio
non saranno i cittadini, anche se
tutto l'impianto è stato concepito per salvaguardare le loro garanzie di
fronte alla legge. Saranno quelle categorie che grazie a questi
meccanismi potranno avere opportunità di impiego e di lavoro, dal nuovo
personale giudiziario agli avvocati. Oltre, beninteso, a coloro che la
giustizia, invece di perseguirla, cercano di fuggirla. Insomma,
c'è il
rischio che prenda corpo una versione aggiornata del vecchio adagio
latino «summum
ius, summa iniuria» (trad. massimo diritto, somma
ingiustizia). Prima della prossima riforma
dell'organizzazione
giudiziaria,
non sarebbe un male fermarsi e riflettere.
Giovanni Galli
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