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Braccio di ferro tra Stato e assicurazione sull’indennizzo milionario a Pelloni: “Non risarciremo.."

Da: www.caffe.ch del 20.6.10

Braccio di ferro tra Stato e assicurazione sull’indennizzo milionario a Pelloni. “Non risarciremo il Cantone!”

L’ assicurazione di responsabilità civile (Rc) del Cantone si rifiuta di pagare l’indennizzo milionario che il governo deve versare al dottor Sandro Pelloni. Per la Basilese, che assicura il Cantone dal 2000, il caso non è coperto dall’attuale polizza poiché risalente al 1995. Per la compagnia assicuratrice precedente, la Winterthur, invece, nel ‘95 la copertura assicurativa si limitava solo all’“ingiusta carcerazione”. Inoltre, il consiglio di Stato avrebbe potuto e dovuto fare ricorso. Secondo il parere di un legale da noi consultato non si capisce, infatti, perché la “Divisione della giustizia” abbia rinunciato a ricorrere contro la decisione della Camera dei ricorsi penali del Tribunale d’appello. Lo scorso aprile aveva intimato al Cantone il versamento di circa 820 mila franchi a copertura delle spese processuali, del torto patito e del mancato guadagno; più un 5% d’interessi con effetto retroattivo a gennaio 2005. Un importo totale, dunque, di oltre un milione di franchi. 

Il consiglio di Stato, il 18 maggio scorso, ha invece annunciato che non avrebbe ricorso. Evidentemente si riteneva fortunato di essersela cavata a buon mercato, vista la richiesta iniziale di Pelloni: 7,1 milioni. Il governo ha inoltre informato, in quell’occasione, di aver incaricato la sua assicurazione di procedere al pagamento. Ma non aveva però previsto un rifiuto.

Secondo la Basilese, il danno rivendicato dal medico non è un danno materiale, ma puramente economico. Ovvero: se Pelloni fosse stato incarcerato, le conseguenti perdite economiche sarebbero state indennizzate. Lo stesso sarebbe valso nel caso in cui al medico fosse stato vietato di esercitare la professione. Non è stato però così. Il danno economico provocato dalla procedura penale, quindi, per la Basilese non deve essere risarcito. 

In sostanza: la Basilese non intende coprire il risarcimento. Ma nemmeno la Winterthur vuole pagare; compagnia questa, chiamata per prima in causa dal governo poichè assicurava il Cantone all’epoca in cui il gastroenterologo fu accusato di abuso e coazione sessuale.

L’accusa contro Pelloni era infatti stata promossa dal Ministero pubblico nell'ottobre del ‘95, quando il Cantone era ancora assicurato presso la Winterthur, e lo era per la copertura di risarcimenti in caso di “ingiuste carcerazioni”. Cosa, nel caso Pelloni, non avvenuta. La compagnia ha quindi rifiutato la copertura dei danni, riconoscendo però una quota del “sinistro”. 

Le polizze Rc della Basilese sono entrate in vigore nel 2000, e quindi non coprono quel caso. L’assicurazione ritiene che la questione riguardi principalmente l’assicuratore precedente. 

Alla “Divisione giustizia” di Bellinzona, non ci si sbilancia: “Stiamo esaminando la situazione e non siamo ancora in grado di prendere posizione sul rifiuto della nostra assicurazione - commentano -. Le discussioni sono tuttora aperte, sia con la Winterthur, sia con la Basilese. In un modo o nell’altro, il Cantone è obbligato a risarcire il dottor Pelloni”.  Nessuno però, né alla “Divisione  giustizia” né a quella delle “Finanze”,  è stato in grado di dirci se il milione sia già stato versato o meno. 

Sullo sfondo, si delinea un altro nodo. Nella sentenza dello scorso 9 aprile, la Camera dei ricorsi penali (Crp) fa riferimento al ruolo della stampa e  a fughe di notizie. La Crp cita articoli di giornale su un “presunto avvio, da parte del consiglio di Stato, di una procedura di sospensione cautelare dall’esercizio della medicina” per il dottor Pelloni. Stando alla Crp, “gli organi di stampa avrebbero incessantemente e in modo tendenzioso riferito della vicenda, concorrendo ad aumentare il danno”. 

La Basilese considera la presunta fuga di notizie come un secondo “sinistro”. Chi ne è vittima, però, deve dimostrare che un funzionario statale ha agito illecitamente. In questo caso, invece, non essendo dimostrato a sufficenza il nesso di causalità tra la fuga di notizie ed il danno, l’assicurazione non ha preso in considerazione l’indennizzo.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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