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Riazzino, assolta... la non-prostituta

Da: La regione, 3.9.09, pag 20

Riazzino, assolta... la non-prostituta

Il suo arresto in un ‘blitz' al Motel Lago Maggiore aveva aperto una falla nelle modalità del Teseu

D.MAR.

Assolta dai reati di soggiorno illegale ed esercizio abusivo della prostituzione per i quali era stata condannata (a una pena pecuniaria) con decreto d'accusa dalla pp Rosa Item. Questa la sentenza emessa ieri mattina a Bellinzona dal giudice della Pretura penale Siro Quadri nei confronti di una ragazza rumena rimasta impigliata nel novembre scorso al Motel Lago Maggiore di Riazzino in un "blitz" antiprostituzione condotto dal distaccamento Teseu della polcantonale. Il giudice ha potuto stabilire che 1: la giovane non aveva soggiornato illegalmente perchè si era notificata; e 2: che pur avendo soggiornato sia al Motel al Bosco di Cadenazzo (noto postribolo) sia al Lago Maggiore (idem), non aveva mai esercitato la prostituzione perchè subito dopo il suo arrivo dalla Romania aveva conosciuto un uomo con il quale aveva stretto un legame sentimentale.

Al di là dell'assoluzione - che ripulisce la ragazza e la mette in condizione di ottenere un permesso di lavoro che altrimenti le sarebbe stato precluso - va ricordato che questo caso aveva dato avvio ad una discussione in merito alle modalità d'azione di Teseu. Dopo il "blitz", tramite il suo avvocato Ignazio Maria Clemente (che ieri l'ha anche difesa in aula), la giovane aveva inoltrato un reclamo al Giar. Motivo del reclamo: il ritiro del passaporto "quale misura sostitutiva dell'arresto" (secondo il verbale di polizia di allora) pur non risultando nessun ordine di arresto scritto da parte del procuratore; e il sequestro di 200 franchi "come deposito cauzionale". A stretto giro di posta era poi arrivato il decreto d'accusa con la proposta di condanna.

Ebbene, nella sua decisione inerente al reclamo, il giudice dell'istruzione e dell'arresto Ursula Züblin aveva constatato che un ordine scritto da parte del Ministero pubblico in effetti non c'era, e questo quando «la promozione dell'accusa, l'arresto e l'eventuale adozione di misure sostitutive devono essere ordinate per iscritto dal procuratore pubblico, cui compete la conduzione dell'inchiesta». Züblin aggiungeva che «costituisce un diritto elementare dell'accusato conoscere le ragioni e le accuse nei suoi confronti che hanno determinato l'adozione di una misura restrittiva». In caso contrario «si incorre in una violazione dei diritti dell'accusato stesso». E aveva quindi annullato la decisione adottata da Teseu.

L'appuntamento processuale era occasione, secondo l'avvocato Clemente, per confrontarsi su questi aspetti con il capo del distaccamento Teseu, Alfredo Bazzocco, il quale a suo tempo aveva sostanzialmente sorvolato sulle considerazioni del Giar e dichiarato (proprio a laRegione Ticino) l'intenzione di continuare con le stesse modalità. Per questo il legale aveva citato Bazzocco come testimone. Il giudice, tuttavia, non aveva ammesso la presenza dell'ufficiale perchè considerata non rilevante ai fini del processo. «Anche se poi in effetti l'assenza di Bazzocco non ha avuto nessuna incidenza - ha dichiarato Clemente dopo il dibattimento - è stato un peccato non poter affrontare apertamente, con il diretto interessato, l'argomento delle modalità di intervento di Teseu. Partendo proprio dalla mancata selezione dei controlli che sfociano poi in decisioni che non hanno, come sottolineato dal Giar ,alcuna base legale. Si potevano insomma chiarire alcuni malintesi che purtroppo sono destinati a rimanere tali».

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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