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Aumentare il numero dei procuratori pubblici? Non se ne parla nemmeno!

Da: www.mattino.ch 18.4.10

Nella seduta che partirà domani il Gran Consiglio voterà sull’adattamento della legge cantonale alla nuova procedura penale federale, la quale introdurrà anche in Svizzera il processo all’italiana, quello che va avanti a corrente alternata tra un’interruzione e l’altra e che, in questo modo, si protrae oltre ogni dire.

Ma che belle novità che introducono da Berna. Ma d’altra parte Berna ha dimostrato in più occasioni di avere ben poco da invidiare a Roma almeno per quel che riguarda la burocratizzazione. Per non parlare poi di quando si tratta di ottenere dei sussidi federali: pratiche e restrizioni a non finire per ricevere due spiccioli (quando li si ricevono).
Come noto il Consiglio di Stato vorrebbe anche approfittare della nuova procedura penale federale per cancellare la figura del giurato popolare: via quel poco che ancora restava di buon senso comune nei processi, avanti con il monopolio dei legulei.
Altra proposta, questa volta avanzata dai kompagni, il potenziamento di cinque unità del Ministero pubblico. Qui probabilmente qualcuno ha voglia di scherzare. Dal momento che il Ministero pubblico, politicizzato ad oltranza, ha il buon tempo di occuparsi di tutte le denuncie nei confronti di leghisti per reati a dir poco ridicoli (ad esempio due spari a salve dal balcone di via Monte Boglia per festeggiare un’importante vittoria elettorale), è evidente che non solo non ci vuole alcun potenziamento, ma se del caso proprio il contrario. E non solo: cosa pensare della condanna inflitta al nonnetto novantenne che si è appropriato di tre confezioni di caramelle, per un valore di 7 Fr e 50, in un grande magazzino?
Questi fatti rendono ridicolo ogni discorso di presunto sovraccarico di lavoro. La Lega, tramite interrogazioni parlamentari, ha segnalato più volte al Consiglio di Stato che qualcosa, nel modo in cui è gestito il ministero pubblico, non funziona. Ma il Consiglio di Stato se ne lava le mani adducendo la separazione dei poteri, e nel frattempo la situazione non migliora di certo.
Al proposito è bene ricordare cosa accadde nell’ormai lontano 2004 quando si è pretesa, con la solita scusa del sovraccarico di lavoro, la nomina di un nuovo giudice per la pretura penale di Bellinzona. Si disse che questo potenziamento era assolutamente indispensabile, che senza sarebbe stata la catastrofe, e altre amenità simili. Con voto tiratissimo, il Gran Consiglio nominò il candidato, e questo contro il parere della Commissione della legislazione (relatore: il sottoscritto) che, a maggioranza, chiedeva di soprassedere. Il “prescelto” però, come sempre più spesso avviene nella magistratura ticinese, dopo circa sei mesi, tra l’altro fregandosene alla grande dell’interesse pubblico e della carica che tante discussioni aveva suscitato, se ne partì per altri lidi. Senza venire sostituito. E nessuno se ne accorse, tanto era essenziale la sua figura.
La richiesta di potenziamento immediato avanzata dai kompagni puzza del solito tentativo di creare altri stipendi d’oro pagati dai contribuenti (ma la $inistra ha già fatto proposte di diverso genere?); di sicuro non le giova il fatto di cadere in concomitanza con la sentenza della Camera dei ricorsi penali che riconosce al dr. Sandro Pelloni il risarcimento più alto della storia ticinese, oltre 820mila Fr più il 5% di interesse a decorrere dal primo gennaio 2005: sicché arriviamo comodamente al milione.
Ulteriore dimostrazione di qualità del Ministero pubblico ticinese. Altro che potenziamenti: il problema, è manifesto, non è la quantità dei PP e dei sost PP, bensì la qualità. Il perché di questa situazione è fin troppo facile da capire: nomina dei candidati magistrati a seguito di inciucio tra partiti, di fatto a vita, e con la commissione d’esperti a fare da foglia di fico.
Lorenzo Quadri

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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