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Una donna straniera divorzia dal consorte violento e la legge le toglie il diritto di restare in CH

Da: La regione 3.1.09 pag 3

‘Lasci il marito? E allora te ne vai'
 Una donna straniera divorzia dal consorte violento e la legge le toglie il diritto di restare in Svizzera

  Vivere nel rispetto delle regole a volte non basta ad un cittadino stra­niero per ottenere il permesso di di­mora in Svizzera. È quello che è suc­cesso ad Esther, cittadina sudameri­cana, invitata dal governo ticinese a lasciare il nostro paese dopo aver ot­tenuto il divorzio dal marito.
  Si era sposata per amore, Esther, perché « avevo trovato nel mio fidan­zato una persona per bene, un gran la­voratore, un uomo deciso a costruirsi una famiglia » . Poi, però, dice delusa la donna straniera sposata da tre anni con un bellinzonese, le cose sono cambiate. « Lui ha mostrato un altro volto ed ha cominciato a bere. La mia vita in poco tempo è diventata un inferno » . E dopo circa sei mesi, la si­gnora ha deciso di chiedere il divor­zio, « perché stufa delle sue angherie, di essere picchiata in casa come in pubblico » . A questo punto, ecco arri­vare inaspettata la beffa: malgrado una condotta morale irreprensibile, nonostante un impiego fisso in un ri­storante della Capitale che le permet­teva di essere economicamente indi­pendente, un giorno Esther si è vista recapitare una lettera del Consiglio di Stato nella quale le veniva revoca­to il permesso di dimora in Svizzera, visto che i suoi vincoli matrimoniali erano stati annullati dalla sentenza di divorzio.
  La donna, malgrado i terribili colpi subiti dal marito (più giovane di lei di tre anni) e dalla legge, non si è data per vinta. « Ho ricorso al Tribunale fe­derale, perché questa è una ingiustizia profonda. Ho sempre rispettato le leggi svizzere ed ho mantenuto un compor­tamento corretto. Volevo soltanto esse­re felice con mio marito e lavorare per aiutare i miei figli che si trovano lonta­no ed hanno bisogno dei miei soldi per vivere decorosamente».
 La donna, da noi raggiunta ieri in Italia dove si trova da alcuni amici, attende ora di sapere se il suo futuro sarà ancora in Svizzera oppure se do­vrà tornarsene a casa.
  «Ci auguriamo tutti che possa rima­nere - dice il proprietario del risto­rante di Bellinzona nel quale ha lavo­rato per tre mesi -. Lei non ci ha mai deluso: è sempre stata puntuale e seria nello svolgere le sue mansioni ed era anche benvoluta dai nostri clienti. Purtroppo gli unici problemi glieli ha creati l'ex marito, che ogni tanto veni­va a cercare rogne nel nostro ritrovo. Un paio di volte ho dovuto intervenire personalmente per evitare che finisse male».
  La sua vicenda lascia comunque perplessi ed è paradossale, soprattut­to se paragonata a quella della brasi­liana che tempo fa aveva tentato di comprare il matrimonio da un ticine­se pur di sistemarsi in Ticino ( vedi LaRegione dello scorso 29 dicembre) e poter lavorare. L'altra faccia della medaglia, insomma: da un lato il ten­tativo di aggirare le norme con un matrimonio fasullo e la possibilità concreta di farla franca, dall'altra l'o­nestà di una persona che prova a ri­spettare le regole ma che viene pena­lizzata dalla legge. « Quando c'è pen­dente una situazione di divorzio - ci spiega il legale della donna - viene ri­messa in discussione la questione del permesso di lavoro e quindi del diritto di vivere nel nostro paese. Revocato il permesso, la cittadina o il cittadino straniero è obbligato a lasciare il no­stro territorio. Se questa procedura non viene rispettata, la persona viene espulsa».
 
Questo non è comunque l'unico caso avvenuto in Ticino. « Purtroppo ce ne sono stati altri, tutti molto simili uno con l'altro - continua l'avvoca­to -. Mogli straniere serie e impegnate costrette ad andarsene perché non ac­cettavano più il comportamento di ma­riti spesso e volentieri maneschi e in­tolleranti ».
 
E aggiunge: « Le differenze di men­talità e cultura sono quasi sempre alla origine di divergenze matrimo­niali. Ma questo non giustifica le at­titudini violente di certi mariti, che quando si sentono in pericolo, e cioè con la consorte decisa a lasciarli per i torti fisici e morali subiti, ricorrono anche all'arma del ricatto. Del tipo: se mi lasci, ti denuncio all'ufficio stranieri! Insomma situazioni cono­sciute che portano ad un altra rifles­sione... » . E cioè che « bisogna sicura­mente rivedere le nostre leggi. Se in certi casi si è troppo permissivi, in al­tri addirittura rigidi e ingiusti. Come il caso della mia cliente, che ha avuto la sfortuna di incontrare un uomo al­l'apparenza bravo ma che poi si è ri­velato un tossicodipendente e pure al­colizzato » . ANTO




Straniera, sposata e picchiata dal marito ticinese
 FOTO EMAR

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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