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Vivere nel rispetto delle regole a volte non basta ad un cittadino
straniero per ottenere il permesso di dimora in Svizzera. È quello
che è successo ad Esther, cittadina sudamericana, invitata dal
governo ticinese a lasciare il nostro paese dopo aver ottenuto il
divorzio dal marito.
Si era sposata per amore, Esther, perché
« avevo trovato nel mio fidanzato
una persona per bene, un gran lavoratore,
un uomo deciso a costruirsi una famiglia » .
Poi, però, dice delusa la donna straniera sposata da tre anni con un bellinzonese, le cose sono cambiate.
« Lui ha mostrato un altro volto ed ha cominciato a bere. La mia vita in poco tempo è diventata un inferno »
. E dopo circa sei mesi, la signora
ha deciso di chiedere il divorzio,
«
perché stufa delle sue angherie, di essere picchiata in casa come in pubblico » .
A questo punto, ecco arrivare inaspettata la beffa: malgrado una
condotta morale irreprensibile, nonostante un impiego fisso in un
ristorante della Capitale che le permetteva di essere economicamente
indipendente, un giorno Esther si è vista recapitare una lettera del
Consiglio di Stato nella quale le veniva revocato il permesso di
dimora in Svizzera, visto che i suoi vincoli matrimoniali erano stati
annullati dalla sentenza di divorzio.
La donna, malgrado i terribili colpi
subiti dal marito (più giovane di lei di tre anni) e dalla legge, non si è data per vinta. «
Ho ricorso al Tribunale federale, perché questa è una ingiustizia
profonda. Ho sempre rispettato le leggi svizzere ed ho mantenuto un
comportamento
corretto. Volevo soltanto essere felice con mio marito e lavorare
per aiutare i miei figli che si trovano lontano ed hanno bisogno dei
miei soldi per
vivere
decorosamente».
La donna, da noi raggiunta ieri in
Italia dove si trova da alcuni amici, attende ora di sapere se il suo
futuro sarà ancora in Svizzera oppure se dovrà tornarsene a casa.
«Ci auguriamo tutti che possa rimanere
- dice il proprietario del ristorante
di Bellinzona nel quale ha lavorato
per tre mesi -.
Lei non ci ha mai deluso: è sempre stata puntuale e seria nello
svolgere le sue mansioni ed era anche benvoluta dai nostri clienti.
Purtroppo gli unici problemi glieli ha creati l'ex marito, che ogni
tanto veniva a cercare rogne nel nostro ritrovo. Un paio di volte ho
dovuto intervenire personalmente per evitare che finisse
male».
La sua vicenda lascia comunque perplessi ed è paradossale, soprattutto
se paragonata a quella della brasiliana che tempo fa aveva tentato di
comprare il matrimonio da un ticinese pur di sistemarsi in Ticino (
vedi LaRegione dello scorso 29 dicembre)
e poter lavorare. L'altra faccia della medaglia, insomma: da un lato il
tentativo di aggirare le norme con un matrimonio fasullo e la
possibilità concreta di farla franca, dall'altra l'onestà di una
persona che prova a rispettare le regole ma che viene penalizzata
dalla legge.
«
Quando c'è pendente
una situazione di divorzio -
ci spiega il legale della donna
- viene rimessa
in discussione la questione del permesso di lavoro e quindi del diritto
di vivere nel nostro paese. Revocato il permesso, la cittadina o il
cittadino straniero è obbligato a lasciare il nostro territorio. Se
questa procedura non viene rispettata, la persona viene espulsa».
Questo non è comunque l'unico caso avvenuto in Ticino.
« Purtroppo ce ne sono stati altri, tutti molto simili uno con l'altro -
continua l'avvocato
-. Mogli straniere serie e impegnate costrette ad andarsene perché
non accettavano più il comportamento di mariti spesso e volentieri
maneschi e intolleranti ».
E aggiunge: «
Le differenze di mentalità e cultura sono quasi sempre alla
origine di divergenze matrimoniali. Ma questo non giustifica le
attitudini violente di certi mariti, che quando si sentono in
pericolo, e cioè con la consorte decisa a lasciarli per i torti fisici
e morali subiti, ricorrono anche all'arma del ricatto. Del tipo: se mi
lasci, ti denuncio all'ufficio stranieri! Insomma situazioni
conosciute che portano ad un altra riflessione... » .
E cioè che
« bisogna sicuramente rivedere le nostre leggi. Se in certi casi
si è troppo permissivi, in altri addirittura rigidi e ingiusti. Come
il caso della mia cliente, che ha avuto la sfortuna di incontrare un
uomo all'apparenza bravo ma che poi si è rivelato un
tossicodipendente e pure alcolizzato »
.
ANTO
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