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Magistratura: tornare all'elezione popolare?

Da: Mattino della domenica, 11.05.08, pag 7

 

Nei giorni scorsi a Ginevra i cittadini hanno scelto, tramite votazione popolare, il nuovo Procuratore generale. In Ticino, l'elezione popolare dei magistrati era realtà (per quanto limitata ai giudici del Tribunale d'appello), fino alla nuova Costituzione cantonale (metà degli anni Novanta). Con la nuova Costituzione, si è introdotto il principio della nomina da parte del Gran Consiglio. Tuttavia la nomina parlamentare di giudici e procuratori pubblici è ben lungi dall'essere soddisfacente. In effetti avviene a scapito della capacità dei candidati: risulta eletta non la persona più qualificata, ma quella meglio inciuciata nella partitocrazia.

Le nomine vengono decise in base a giochetti partitici che nulla hanno a che vedere con la competenza professionale dei candidati, poiché sono tutt'ora in carica magistrati ritenuti dall'apposita commissione professionalmente non idonei, ma eletti lo stesso per volontà di partito. E, una volta insediato, il magistrato "inadeguato" non deve poi temere la trombatura: a parte il fatto che il periodo di nomina è decennale, se una forza politica si mette in testa di silurare un giudice o magistrato eletto da un'altra, dovrà poi mettere in conto la vendetta, sottoforma di tiro al piccione sui propri candidati in occasione di qualsiasi altra nomina parlamentare. Un'eventualità cui nessuno vuole andare incontro.

"Ipotesi fattibile"

A risentirne alla fine è la qualità della giustizia. Allora, se tanto ci dà tanto, non vale la pena ipotizzare un ritorno all'antico, ossia all'elezione popolare dei magistrati, viste le discutibili prestazioni offerte dall'elezione parlamentare?

Secondo Silvia Torricelli, già giudice del Tribunale d'appello e Magistrato dei Minorenni, l'ipotesi non è fuori luogo: "l'elezione parlamentare - osserva Torricelli - si giustifica con il presupposto che i partiti rappresentano le varie sensibilità del paese. Un presupposto che però risulta sempre più traballante. L'ampio uso che il cittadino fa della scheda senza intestazione dimostra che i partiti sono sempre meno rappresentativi del paese reale. Quindi l'elezione popolare per alcuni magistrati può tornare ad essere presa in considerazione, magari con alcuni correttivi".

"Un'autorete"

Diversamente la pensa Alex Pedrazzini, ex Consigliere di Stato ed uno dei principali autori della Costituzione cantonale. "Il ritorno all'elezione popolare costituirebbe un'autorete. Infatti, costringerebbe i magistrati a farsi campagna elettorale. Ora, per la durata di tutto il mandato, i magistrati devono dimostrare indipendenza politica. Con l'elezione popolare si troverebbero però ad andare a chiedere a destra e a manca supporti partitici durante la campagna elettorale. E' vero che questo accade anche ora, con la nomina parlamentare, ma in forma meno smaccata. Il consenso popolare non si basa sulla bravura del magistrato ma sul "pistonage" dei partiti e sulla capacità del diretto interessato di crearsi simpatie, ma in cambio di cosa? Qualsiasi promessa o mezza promessa fatta o aiuto ricevuto dall'uno o dall'altro "potente" o "gruppo d'interesse" diventa poi impossibile da dimenticare durante lo svolgimento del mandato".

Il problema - aggiungiamo noi - è che oggi sull' "indipendenza dalla politica durante lo svolgimento del mandato" da parte di certi magistrati, è meglio stendere un velo pietoso...

Lorenzo Quadri

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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