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Spiragli diplomatici nella vicenda del figlio di Gheddafi

Da: La Regione, 16.8.08, pag 6

<>La lunga strada per Tripoli
Spiragli diplomatici nella vicenda del figlio di Gheddafi


Berna/Ginevra - Si apre uno spiraglio nel­la crisi diplomatica tra Svizzera e Libia: la madre del domestico marocchino che - insie­me a una collega tunisina - aveva sporto de­nuncia per maltrattamento contro Hannibal Gheddafi e sua moglie, è stata rilasciata e ora si trova in Marocco. Lo ha detto ieri a Gine­vra l'avvocato del querelante, François Mem­brez, confermando notizie dei giornali Aujourd'hui Le Maroc e Tribune de Genève.
Qualora la donna sia stata effettivamente liberata, ciò potrebbe dare un "importante contributo" alla risoluzione di altri problemi, ha detto a Berna il portavoce del Dipartimen­to federale degli affari esteri (Dfae), Jean-Phi­lippe Jeannerat, che al proposito non dispo­neva sino a ieri sera di conferme ufficiali. Il domestico marocchino non ha peraltro ancora notizie di suo fratello, la cui incolu­mità è un'altra condizione per giungere a un'archiviazione della vertenza giudiziaria: "è in Libia, ma non sappiamo dove", ha detto all'Ats l'avvocato Membrez. Secondo il quoti­diano romando Tribune de Genève, sarebbe stato liberato anche il fratello, ma per il mo­mento non vi sono conferme ufficiali. Una fonte vicina al governo marocchino ha di­chiarato all'Afp che "il figlio non è scompar­so, ma si trova in Tunisia".
La liberazione della madre e del fratello del domestico potrebbe favorire la soluzione del­la crisi diplomatica sorta tra Svizzera e Libia dopo l'arresto a Ginevra del figlio del leader libico e di sua moglie. Mercoledì il procurato­re generale di Ginevra, Daniel Zappelli, aveva escluso di archiviare il procedimento penale per motivi politici.
Un mese fa la coppia era stata denunciata alla polizia ginevrina per maltrattamenti e brutalità nei confronti del domestico e della collega tunisina. Gli accusati erano stati rila­sciati dopo il versamento di una cauzione pari a mezzo milione di franchi. In seguito la madre del domestico marocchino si era reca­ta in Libia per visitare l'altro figlio - costretto a restare all'interno delle frontiere - ed era stata arrestata all'aeroporto due giorni dopo. Tripoli nel contempo aveva adottato diver­se altre misure di ritorsione: ad esempio la so­spensione della concessione di visti per i cit­tadini elvetici e l'arresto di due impiegati del­l'Abb, poi rilasciati ma ancora bloccati nel paese. Resta inoltre tuttora limitata l'attività della compagnia aerea Swiss, che al momen­to può effettuare soltanto un volo alla settima­na verso Tripoli (erano tre). Il volo previsto domenica sarà comunque metà vuoto, ha det­to Jean-Claude Donzel, portavoce di Swiss. La Svizzera e la Libia proseguono intanto i loro sforzi diplomatici. Sui colloqui il porta­voce del Dfae Jeannerat mantiene il massimo riserbo: a suo avviso il dialogo bilaterale al momento riguarda soprattutto questioni tec­niche e procedurali. Entrambi i paesi hanno però manifestato la volontà di porre fine alla crisi, che dura ormai da un mese.
Il Dfae si sta impegnando affinché i due di­pendenti dell'Abb possano lasciare il territo­rio libico. Inoltre è in contatto con la cinquan­tina di svizzeri in Libia, ha detto Jeannerat, precisando che nessuno di essi è sottoposto ad "angherie preoccupanti". ATS




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Free Hannibal

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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