Da: Corriere del Ticino, 9.5.08, pag 23
Un 43.enne bellinzonese dovrà pagare una pena pecuniaria di
550 franchi e una multa di 800 per aver trasceso nel burrascoso
periodo della separazione
Un addetto informatico è stato condannato ieri in Pretura alla pena
pecuniari di 550 franchi e ad una multa di 800 per ingiurie, vie di
fatto e violazione disobbedienza a decisioni dell'autorità.
L'imputato doveva rispondere a numerosi capi d'imputazione, correlati a
tre decreti d'accusa separati, che sono stati congiunti durante
l'udienza di ieri.
Ostilità, frequenti incomprensioni e piccole
ritorsioni in famiglia. Tratti, quelli della vicenda che si è discussa
ieri, fin troppo comuni per chi è confrontato con laceranti
esperienze di separazione e divorzi.
Durante il periodo di
separazione dalla moglie, tra fine 2006 e il luglio 2007, l'accusato
ha insultato la donna, apostrofandola con epiteti offensivi e il 26
maggio 2007
l'avrebbe strattonata, tirandole i capelli durante una furente
discussione. In seguito a questi episodi, l'accusato ha inoltre
violato, in due occasioni ed in un lasso di tempo assai breve, un
ordine emesso dal procuratore pubblico che le intimava di non
avvicinarsi alla moglie e di evitare di contattarla, senza il consenso
previo dell'interessata: la prima volta recandosi a pochi metri
dall'abitazione comune, che la stessa condivide attualmente col nuovo
compagno; la seconda aggirandosi nei dintorni del negozio dove la
stessa lavora, insultandola ripetutamente. Se nel primo caso,
l'imputato si è difeso sostenendo di dovere scattare alcune
fotografie necessarie alla vendita dell'immobile e di essere stato
inconsapevole della presenza
della moglie, nel secondo egli ha ammesso serenamente i fatti.
Il decreto d'accusa originario, redatto dal procuratore pubblico
Moreno Capella e presentato ieri da Chiara Borelli prevedeva l'accusa
di danneggiamento e di minaccia. In base alle dichiarazioni rilasciate
dalla moglie, l'imputato le avrebbe bucato una gomma dell'auto e in
un' altra occasione avrebbe minacciato la suocera. Ora, come ha
precisato il giudice Giovanni Celio, nulla è stato provato e le
testimonianze della donna erano spesso incongrue. È stato così
prosciolto.
Il pretore ha voluto premiare il sincero pentimento del
43.enne, favorirne la rinascita dopo le turbolenze degli ultimi anni e
lo ha invitato a ottemperare ai suoi obblighi parentali. Ha
riconosciuto come le coordinate dell'esistenza dell'imputato siano
state sconvolte in poco tempo, e come questo sia scivolato in un
vortice di scoramento e solitudine.
Da Pa
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