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Il merlo ucciso e la magistratura

Da: Corriere del Ticino, 20.03.08, pag 53

Il merlo ucciso e la magistratura
Come migliaia e migliaia di ticinesi, sono rimasto anch’io esterrefatto dalla notizia apparsa sul Caffè del 17 marzo e ripresa dal Blick secondo cui il procuratore pubblico Luca Maghetti è riuscito addirittura a decretare un non­luogo- a-procedere riguardo alla denuncia inoltrata al Ministero pubblico da un’esercente di Cadenazzo dopo la barbara uccisione del suo merlo parlante da parte di un «suo» avventore.
Non solo il pp Maghetti non ha considerato quali prove determinanti le dichiarazioni di due testi (come a dire che di fronte ad un reato non si può più provare la colpevolezza di niente), ma il pp Maghetti ha pure mancato dal rilevare che lo «strangolamento» del merlo (spennato e poi arso nel camino) costituisce pure un danneggiamento della proprietà altrui, tanto più che l’animale è costato all’acquirente ben 1.200 franchi.
Ma che dire? È ormai da tempo che ci si rende conto che nella «nostra» magistratura vi sono procuratori che non sono al loro posto e che denotano gravissimi limiti professionali. È vero che, in parte, simili sentenze sono il riflesso indecente del troppo lavoro accumulato che, spesso, porta a
preferire – pur di non far giustizia – di emettere dei decreti di non-luogo-a­procedere poiché non richiedono tante indagini e sono poi solitamente confermati (nel 95% dei casi) dalla Camera dei ricorsi penali (CRP), la quale – a sua volta – non si sa bene a cosa serva… Ma purtroppo è altresì vero che la magistratura impiega anni a sentenziare delle colpe evidenti: si ricorderà ad esempio che il pp Mario Branda impiegò circa due anni per determinare la colpevolezza di coloro che, rimanendo pure feriti, incendiarono il Ristorante Vittoria di Taverne… Ora, davanti a queste ingiustizie istituzionali (che – chissà perché? – neppure il Consiglio della magistratura ha il coraggio di affrontare), non rimane che una risposta convinta: rifiutare fermamente di credere ancora nella magistratura e nella CRP e denunciarle pubblicamente ogni volta (e quante volte!) ne è data l’occasione.
Chissà che forse, a furia di rasentare il ridicolo, qualcuno non proponga almeno un piccolo rimedio di facciata in seno alla magistratura.

Dante Davide Scolari,
Gordemo

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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