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Da: La regione 7.1.09 pag 13

Docente da rinominare
 Chiasso, il Tf annulla la scelta del docente di sostegno pedagogico

Il Municipio dovrà riaprire il concorso o scegliere tra i candidati del primo bando
  Il Tribunale federale di Lo­sanna ha scritto la parola fine alla controversa nomina di un docente di sostegno pedagogi­co alle scuole comunali di Chiasso. I giudici della massi­ma corte svizzera, pochi gior­ni prima di Natale, hanno in­fatti respinto il ricorso inoltra­to dagli avvocati Renzo Galfet­ti e Tuto Rossi, legali del do­cente scelto dal Municipio e la cui nomina, nel settembre scorso, era stata annullata dal Consiglio di Stato. La sentenza sarà motivata nel corso delle prossime settimane.
  Con questa decisione, si chiude un capitolo che ha mo­vimentato l'inizio del nuovo anno scolastico. Il docente no­minato a metà tempo dal Mu­nicipio non dispone del certifi­cato di abilitazione all'inse­gnamento. Su questa base, il Governo cantonale ha accolto il ricorso inoltrato da un'altra docente già attiva a metà tem­po alle scuole chiassesi e che aveva presentato la sua candi­datura per ottenere il posto a tempo pieno. La decisione can­tonale è poi stata impugnata davanti alla massima corte. Gli avvocati del docente, oltre a contestare la legittimità del­la decisione del CdS, hanno chiesto di applicare d'ufficio il carattere sospensivo al ricor­so. L'effetto sospensivo non è stato accordato automatica­mente: il Tribunale federale lo ha concesso alla metà di no­vembre, impegnandosi anche a prendere una decisione in tempi brevi. Decisione, come visto, arrivata prima di Natale e comunicata alle parti nei giorni scorsi. « Indipendente­mente dalla controversia, la Giustizia ha dimostrato sensi­bilità e comprensione nell'am­bito di una materia delicata come la scuola », è il commento dell'avvocato Luisa De Palatis Keller, legale della docente che per prima si era opposta al candidato nominato dall'Ese­cutivo.
  Il Municipio di Chiasso, che non si è mai pronunciato pub­blicamente sulla vicenda, do­vrà ora chinarsi nuovamente - con la medesima sensibilità e in tempi brevi, visto che metà anno scolastico è ormai tra­scorso - sulla nomina di un do­cente di sostegno pedagogico. Due le ipotesi: aprire un nuovo bando di concorso o scegliere sulla base delle candidature valide presentate qualche mese fa. Gli aspiranti docenti che risposero all'appello sono stati una trentina. RED.

 

Da: La regione 8.1.09 pag 19

Manca la perizia, processo da rifare

  Nel 2007 era stato condannato per ripetuta coazione tentata, ripe­tuta ingiuria e disobbedienza a decisione dell'autorità. Il processo dovrà ora essere celebrato nuovamente: il Tribunale federale di Lo­sanna ha infatti parzialmente accolto il ricorso inoltrato dal legale dell'uomo, stabilendo che per accertare l'imputabilità dell'accusa­to, la Corte avrebbe dovuto ordinare una perizia.
  I fatti si sono svolti a tra il 2003 ed il 2005 a Mendrisio e Riva San Vitale. Nel corso dei due anni l'imputato ha inviato numerose lette­re, e-mail e cartoline postali a due coniugi per convincerli ad avere un colloquio con lui. Le lettere avevano contenuto ingiurioso e con­tenevano minacce di ritorsioni, come l'inoltro di denunce, l'avvio di lunghe battaglie giudiziarie e l'invio a parenti e conoscenti di let­tere compromettenti. Un agire che il giudice di prima istanza ha classificato come stalking (molestie assillanti), mentre la Corte di cassazione e di revisione ha ritenuto il comportamento incrimina­to una coazione per mezzo di minacce. I giudici della massima cor­te federale hanno stabilito una violazione dell'articolo 20 del codice penale, che impone al giudice di avvalersi di una perizia non poten­do procedere egli stesso ad una valutazione per appianare i propri dubbi e determinare se e in che misura l'autore è capace di valuta­re il carattere illecito dei suoi atti. L'autorità cantonale dovrà ora sottoporre l'accusato ad una perizia e, se del caso, ridurgli la pena.
 

 

 

 

Da: La regione 30.12.08 pag 19

Maghetti: ‘La politica non sostiene la giustizia'

TI- PRESS
 Il pp Luca Maghetti
  « Ringrazio per aver potuto esercitare un lavoro interessante, sia dal punto di vista professionale che umano. Lascio a seguito di diffi­coltà ormai note: ritengo che i politici non prendano abbastanza sul serio il lavoro e le necessità del Ministero pubblico ». Con queste pa­role - parole forti - Luca Maghetti ha concluso la sua ultima re­quisitoria: dopo aver indossato per sei anni le vesti di procuratore pubblico, tra qualche giorno lascerà la magistratura. Ieri in aula penale il presidente della Corte, giudice Marco Villa, lo ha ringra­ziato per il lavoro svolto in qualità di pubblica accusa. A Maghetti subentrerà Clarissa Torricelli, attualmente sost pp: è stata eletta procuratrice dal Gran Consiglio nelle scorse settimane.
 

 

 

Da: CdT 31.12.08 pag 5

 Il difensore della presunta «talpa» Fredi Hafner lan­cia pesanti accuse
  BERNA L'avvocato di Fredi Haf­ner, il poliziotto zurighese sotto accusa perché considerato la pre­sunta talpa nella vicenda che ha portato alle dimissioni dell'ex ca­po dell'esercito Roland Nef, spara a zero sulla magistratura del suo cantone. Il legale, Hans Baumgar­­tner, accusa la procuratrice Judith Vogel di aver sbrigativamente rin­viato a giudizio l'agente per evita­re che venisse fatta luce su tutte le circostanze del caso. In una di­chiarazione scritta resa nota dal­la trasmissione «10 vor 10» della televisione svizzero tedesca SF, Baumgartner afferma di aver vo­luto interrogare Vogel nell'ambi­to dell'inchiesta:la magistrata ha però subito interrotto l'istrutto­ria, promuovendo l'accusa. Il le­gale chiede la ricusa della procu­ratrice.

 

Da: CdT 30.12.08 pag 5

Nef, dubbi sulla giustizia
 La procura zurighese doveva informare il DDPS

 Continua la polemica sul caso Nef - Diversi politici chiedono all'ex graduato di restituire la buonuscita
  ZURIGO Le nuove rivelazioni della stampa domenicale sui pre­sunti gravi problemi caratteriali dell'ex capo dell'esercito Roland Nef rinfocolano la polemica nei confronti della giustizia zurighe­se: secondo il professore di dirit­to penale Daniel Jositch, che già aveva criticato l'archiviazione del­la procedura di coazione avviata dall'ex compagna dell'alto uffi­ciale, la procura aveva l'obbligo morale di informare il Diparti­mento della difesa (DDPS) su quanto sapeva. Per il consigliere nazionale socialista (PS/ZH) è «parecchio bizzarro» che la pro­cura si sia invece lanciata alla cac­cia della «gola profonda» che ha informato i media dei gravi ad­debiti a carico di Nef.
  Come noto la denuncia dell'ex partner - che, secondo notizie mai confermate ma provenienti da diversi media, sarebbe stata oggetto di molestie molto pesan­ti e ripetute durate mesi - era sta­ta archiviata dopo una dichiara­zione di disinteresse da parte del­la vittima, forse rilasciata in cam­bio di un risarcimento. Per Jo­sitsch - intervistato dall'edizione online del «Tages-Anzeiger» - un non luogo a procedere, in un ca­so così grave, non dovrebbe en­trare in linea di conto. Un'impres­sione a suo avviso confermata dalle nuove rivelazioni, che par­lano di un Nef in preda a scatti d'ira, incapace di autocontrollo e portato ad abusare dell'alcol.
  Ma c'è di più: proprio queste lacu­ne emerse avrebbero dovuto por­tare la procuratrice inquirente, Judith Vogel, ad informare il DDPS quando era in corso la no­mina di Nef a capo dell'esercito. Secondo Jositch questo sarebbe stato un passo poco usuale e non imposto dalla legge: «ma esiste anche un aspetto morale: in que­st'ambito la procuratrice non ha ottemperato ai suoi obblighi».
  La magistratura ha invece avvia­to un procedimento contro Fre­di Hafner, noto investigatore del­la polizia zurighese, sospettato di essere all'origine della fuga di no­tizie: Jositch ritiene molto eleva­te le probabilità che la persona in questione sia prosciolta dalle ac­cuse, se dimostrerà di aver agito nell'interesse superiore del pae­se e della difesa nazionale. «Quel­lo che mi disturba è però il fatto che, anche se assolto, dovrà su­bire un lungo procedimento. Mi chiedo quindi se era necessario rinviarlo a giudizio.» Il deputato critica anche la buonuscita di 275.000 franchi ricevuta dall'ex capo dell'esercito. Il rapporto del­la commissione della gestione ha dimostrato che Nef non ha forni­to apertamente tutte le informa­zioni che doveva. A suo avviso a livello giuridico non si può però più tornare indietro.
  Il paracadute dorato offerto all'al­to graduato appenzellese non piace nemmeno ad altri politici, intervistati ieri dal «Blick». Per il consigliere nazionale Toni Bor­toluzzi (UDC/ZH)Nef non meri­ta una buonuscita, bensì «un cal­cio nel sedere». Per Josef Lang (Verdi/ZG) l'interessato deve re­stituire i soldi, perché ha violato il principio della buona fede.
 


UNA TELENOVELA INFINITA L'uscita di scena di Schmid non ha chiuso il caso dell'ex Capo dell'esercito Roland Nef.

 

Da: CdT 31.12.08 pag 5


 «Intervento poco appropriato, mezzi eccessivi, manette umilianti e mancanza di cortesia» - Il DFAE aveva rac­comandato alle autorità cantonali di agire con la pre­cauzione e la delicatezza richieste dal caso

  GINEVRA L'esperto svizzero membro della commissione inca­ricata di far luce sulla vicenda Gheddafi non lesina critiche alla polizia e alla magistratura di Gi­nevra e parla di «intervento poco appropriato, mezzi eccessivi, ma­nette umilianti, mancanza di cor­tesia ». Il documento del professor Lucius Caflisch, che è composto di 7 pa­gine e reca la data del 14 dicem­bre, giunge alla conclusione che nessun atto illegale può venir ascritto a carico delle forze dell'or­dine ginevrine, ma esso stigma­tizza fortemente sia il comporta­mento della polizia che della giu­stizia. Ad esempio, il DFAE aveva raccomandato alle autorità can­tonali di agire con precauzione e delicatezza, considerata la posi­zione delle persone coinvolte. Gi­nevra però non ha tenuto conto di queste raccomandazioni, scrive nel rapporto lo specialista di dirit­to internazionale.
  Invece di emettere un mandato di accompagnamento e di procede­re all'arresto della coppia Ghed­dafi, il commissario di polizia avrebbe potuto accontentarsi di un mandato di comparizione; in­somma un ordine più leggero e più appropriato.
  Gli agenti hanno pianificato l'in­tervento, ma Caflisch si interroga sul loro grado di preparazione e scrive:«è stato detto che la polizia era informata, o avrebbe dovuto esserlo, della presenza del bam­bino (il figlio di 3 anni della cop­pia Gheddafi, ndr). Il fatto è che non lo era». Al momento di affi­dare il bambino a terzi è sorta quindi una certa confusione e al­la fine è stato preso a carico da una conoscente dei Gheddafi.
  Quanto poi allo spiegamento di 20 agenti per arrestare due perso­ne, «con il senno di poi può venir considerato inutile e eccessivo, vi­sto che la coppia non ha opposto resistenza». Per quanto concerne l'ammanettamento di Hannibal Gheddafi, che non ha opposto una resistenza attiva, il giurista lo con­sidera «inutile, inappropriato e so­prattutto umiliante». Non aver permesso alla coppia di entrare in contatto con il loro consolato su­bito dopo l'arresto non è contra­rio alla Convenzione di Ginevra, ma viene qualificato di «scortese». Per di più, un giorno dopo l'inol­tro di una denuncia dei due do­mestici dei Gheddafi, questi ultimi hanno segnalato il furto di 2000 euro e di un orologio che si trova­vano nella camera della moglie di Hannibal, Aline. «La polizia ha tra­scurato di istruire questa pratica con il rigore richiesto dalla leg­ge », scrive Caflisch.
 

 
 

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