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Da: La regione 22.1.09 pag 3

  Una magistratura dal volto nuovo, con un procuratore generale con competenze ridisegnate, un vice con il ruolo di procuratore capo, entrambi designati dal Gran Consiglio ticinese. Al loro fianco ci sa­ranno cinque procuratori scelti dal procuratore generale fra i magi­strati che sono stati eletti dal parlamento. Queste sono le principali novità proposte ieri dal messaggio pubblicato dal Consiglio di Stato in vista dell'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale federale (il primo gennaio 2011) e della conseguente abrogazione del codice cantonale. Il governo ha insomma approvato le proposte del gruppo di lavoro diretto dall'avvocato John Noseda (Ps).
  Altri cambiamenti sono comunque previsti per la giustizia canto­nale. Entrerà infatti in funzione un avvocato della prima ora, che do­vrà accompagnare gli indiziati sino dall'avvio dell'inchiesta. Saran­no poi introdotti la procedura d'appello e la revisione completa dei processi, e non parziale come avviene a tutt' oggi con la Corte di cas­sazione. Muteranno anche le competenze dei giudici dell'istruzione e dell'arresto (il Giar), che decidono le misure di privazione della li­bertà. Costoro dovranno adottare eventuali provvedimenti coerciti­vi. Nelle Corti criminali saranno infine aboliti i giurati popolari. I giudici di pace non potranno più tentare la conciliazione nei reati a querela di parte. Con una decisione separata il governo ha poi dato mandato al Dipartimento delle Istituzioni di elaborare una analisi sulle competenze del Tribunale d'appello e in seguito valutare in un secondo tempo l'ipotesi di scorporare da questo tribunale gli organi­smi che giudicano in prima istanza cantonale.

 

Da: CdT 29.1.09 pag 8

<>< mce_serialized="13sicqabg">< mce_serialized="13sicpdoo">Procedura penale, ecco cosa cambia
 Una per una tutte le novità della riforma giudiziaria attesa per il 2011


 Anche il Ticino si prepara ad adeguare la legislazione cantonale in vista dell'entrata in vigore del nuovo Codi­ce di procedura penale federale - Il Consiglio di Stato propone una riorganizzazione del Ministero pubblico

  L'adeguamento della legisla­zione cantonale al nuovo Codice di procedura penale (unificato a livello federale), che entrerà in vi­gore il 1. gennaio 2011, porterà con sé una riforma del sistema giudiziario ticinese, sia dal profi­lo del funzionamento, sia per quanto concerne l'organizzazio­ne del Ministero pubblico (vedi articolo sotto). Diversi gli ambiti che saranno toccati dalla riforma (presentata a grandi linee sul Cd T del 22 gennaio), che è stata illu­strata nel dettaglio ieri a Bellin­zona.
 Appello penale
 Fra le principali novità, sarà in­trodotto il processo d'appello nel­l'ambito penale. Le parti coinvol­te in un procedimento penale po­tranno chiedere un vero e proprio rifacimento del processo. «Attual­mente in Ticino non c'è questa possibilità, ma il ricorso per Cas­sazione, che è dato solo in caso di contestazioni di carattere giu­ridico », ha spiegato John Nose­da,
  coordinatore della Commis­sione che ha esaminato le nuove disposizioni federali. « L'appello è un riesame del caso in Tribu­nale, fatto sulla base delle prove raccolte in precedenza». Con l'in­troduzione del processo d'appel­lo, prosegue, «non ci saranno più processi di Cassazione (attual­mente una novantina all'anno), ma verosimilmente aumenteran­no i casi, perché si potrà ricorre­re più facilmente». Da qui l'esi­genza di potenziare l'organico della Corte d'appello, che si com­porrà di tre giudici a tempo pieno.
 Polizia e atti impugnabili
 Il Codice unificato comporta con­seguenze anche per la Polizia. In particolare, gli atti di polizia sa­ranno suscettibili di reclamo e considerati alla stregua degli atti dei magistrati. Con quali effetti? Ci saranno maggiori obblighi e for­malità procedurali da rispettare nelle indagini e nell'assunzione di prove (ad esempio negli interro­gatori). «Si tratta di un rafforza­mento del ruolo della Polizia in ambito giudiziario», commenta Noseda. «Tutte le polizie - incluse le Comunali, la Polizia ferroviaria, le Guardie di confine - saranno subordinate alle procedure del Codice penale svizzero e sottopo­ste alla vigilanza del Ministero pubblico. Occorrerà rafforzare la preparazione scientifica degli agenti e il coordinamento».
 Fase istruttoria anticipata
 Altre riforme riguardano la fase iniziale del procedimento pena­le. È previsto l'intervento di un avvocato della prima ora:il difen­sore sarà presente anche in Poli­zia dall'inizio dell'inchiesta. No­seda ha poi rilevato che ci sarà un'anticipazione della fase istrut­toria, che scatterà appena ci sarà la notizia del reato. «Ciò compor­terà un aggravio di oneri per il Mi­nistero pubblico». La durata del carcere preventivo, inoltre, scen­derà da 6 a 3 mesi, con possibili­tà di proroga. Ragion per cui, ha detto Noseda, «ci si attende un numero maggiore di proroghe».
 Altre modifiche
 Il decreto d'accusa non potrà più essere proposto nella procedura semplificata e, in caso di opposi­zione, gli atti non andranno diret­tamente dal giudice ma torneran­no dal procuratore pubblico per un approfondimento d'inchiesta. Saranno inoltre applicabili nuo­ve misure di privazione della li­bertà. Il magistrato che decide sul­le misure coercitive non si chia­merà più giudice dell'istruzione e dell'arresto (GIAR), ma giudice dei provvedimenti coercitivi. Infine, verranno abolite le giurie popola­rieigiudicidipacenonpotranno più mediare la conciliazione nei reati di querela di parte.
 Ragioni e valutazioni
 Definendo l'introduzione del Co­dice unificato «un passo storico», il direttore delle Istituzioni Luigi Pedrazzini ha illustrato le ragio­ni che hanno condotto ad elabo­rare la riforma così come presen­tata. «Abbiamo approfittato del­la riforma per aprire un capitolo sull'organizzazione del Ministe­ro pubblico e il suo funzionamen­to » ha detto, specificando però che si è optato per una linea di conservazione. «Dove si è potuto confermare l'organizzazione lo abbiamo fatto. Era improvvido creare nuovi cambiamenti non necessari». Del resto, ha aggiun­to Noseda, «le soluzioni propo­ste permettono di effettuare un adeguamento procedurale e di verificare in seguito quali dovran­no essere i cambiamenti defini­tivi dell'organizzazione giudizia­ria ». Il Consiglio di Stato si è con­centrato in particolare su quattro punti. «È stato condiviso il fatto di creare una gerarchia nel Ministe­ro pubblico; l'aumento dei giudi­ci del Tribunale d'appello è stato ritenuto giustificato, come pure il mantenimento dell'organico del GIAR». Un capitolo a sé è la collo­cazione del Tribunale penale cantonale nell'organizzazione giudiziaria. «La Commissione ha proposto di scorporarlo dal Tri­bunale d'appello, creando un Tri­bunale cantonale di giudizio di prima istanza». Una proposta che il Consiglio di Stato è disposto a considerare, ha rilevato Pedraz­zini, chiedendosi se non si do­vrebbero scorporare anche altri elementi e creare un vero Tribu­nale d'appello. « In tempi brevi - ha assicurato - un primo rappor­to sarà presentato al Governo e se questo darà il via libera il mes­saggio dovrebbe giungere ancora nella prima parte dell'anno». r.l.
 




LAVORI
 Fra i preparativi in vista del 2011 c'è anche la sistemazione del primo piano del Palazzo di giustizia a Lugano.
  I lavori di risanamento dovrebbero iniziare nei prossimi mesi per concludersi nel corso dell'anno.
  (fotogonnella)

 

MINISTERO PUBBLICO
 Un PG che dirige e con competenze di capo

  Conl'entratainvigoredelnuo­vo Codice di procedura cambierà anche l'organizzazione del Mini­stero pubblico. L'aspetto centrale della riforma è l'introduzione di una chiara linea gerarchica, con un Procuratore generale (PG), un sostituto con la funzione di pro­curatore capo, cinque procurato­ri capo designati a questa funzio­ne direttamente dal PG e 14 pro­curatori pubblici.
  Attualmente l'organigramma è paragonabile ad una piramide ro­vesciata. Il PG è un primus inter pares con funzioni di coordina­mento e vigilanza sull'attività del Ministero pubblico e sul suo fun­zionamento. La carica è ricoper­ta da Bruno Balestra, affiancato da 3 procuratori generali aggiunti (al momento ce ne è solo una, la pp Rosa Item), 11 procuratori pub­blici e 6 ( per ora sono solo 5) sosti­tuti procuratori, che si occupano dei reati che prevedono pene in­feriori ai tre mesi. Il PG è nomina­to­a questa funzione dal Gran Con­siglio, mentre i tre aggiunti sono scelti dal collegio dei procuratori (organo che sarà soppresso). Il PG inoltre decide i criteri di riparti­zione dei procedimenti e dirime i conflitti di competenza. Il Gover­no intende conferirgli maggiori competenze e farne a tutti gli ef­fetti un vero capo. Secondo la pro­posta di legge il PG dovrà dirigere il Ministero pubblico ed emanare direttive interne sulle istruzioni, sulla vigilanza della polizia giudi­ziaria e sui criteri di ripartizione degli incarti. Inoltre stabilirà l'or­ganizzazione della procura, con competenze a livello di gestione delpersonaleedellerisorse.
  «Le nuove disposizioni federali - ha rilevato John Noseda, coordi­natoredel Gruppo di lavoro- han­no reso necessario il riesame del­l'organizzazione del Ministero pubblico. Con le nuove norme procedurali sarà necessario ga­ra­ntire un'unità di funzionamen­to e un coordinamento che richie­de necessariamente una diversa impostazione». In particolare, «una struttura collegiale come l'­at­tuale non è più pensabile quando le procedure prendono avvio im­mediatamente e vi è la necessità di un chiaro coordinamento con la Polizia cantonale». Lo scopo, ha concluso, è migliorare la coesio­n­e e l'efficienza del Ministero pub­blico, senza nulla togliere all'au­tonomia del singolo magistrato, che resterà un caposaldo. Tornando alla riorganizzazione, la riforma prevede la suddivisio­ne della­procura in almeno tre se­zioni specializzate per materia: 1) reati comuni, 2)reati economicie finanziari e assistenza giudiziaria internazionale, 3)reati previsti dal­la legislazione speciale federalee cantonale e le contravvenzioni. Il PG stabilirà la composizione del­l­e sezioni e i criteri di ripartizione.
  Inoltre potrà decidere di attribui­re singoli casi ai procuratori pub­blici. Per bisogni d'ufficio avrà pu­re la facoltà di is­tituire ulteriori se­zioni e modificare l'attribuzione di
 singole materie, dei magistrati e dei funzionari. I procuratori capo dirigeranno le sezioni e assegne­ranno i procedimenti. Potranno inoltre stabilire forme di collabo­razione tra i magistrati e, su dele­ga del PG, l'attribuzione delle ri­sorse umane e logistiche nonché i rapporti con la polizia giudizia­ria. La presenza di più procurato­ri pubblici capo, spiega il messag­gio, dovrà garantire, oltre alla so­stituzione nei compiti organizza­tivi e alla sollecita trattazione dei casi più importanti, anche la crea­zione di uno «spirito di squadra» e di responsabilità condivisa all'in­terno delle singole sezioni. Il mes­sa­ggio inoltre conferma che i pro­curatori pubblici sono autonomi nella trattazione degli incarti. Il procuratore generale avrà tuttavia la facoltà di togliere da un procu­ratore pubblico, per assegnarla a un altro, la trattazione di un caso qualora vi siano gravi inadempien­zeoritardi.
  Quanto ai criteri di elezione dei procuratori, l'unica novità riguar­da il sostituto PG. Anch'egli, al pa­ri del suo superiore diretto, sarà designato dal Gran Consiglio, che resta l'autorità di nomina di tutti i 21 procuratori pubblici.
 



John Noseda
 Con le nuove norme procedurali bisognerà garantire un coordina­mento che richiede un'altra impostazione

 

COSTI E PERSONALE
 Oltre due milioni fra investimenti e gestione corrente

  Un capitolo a parte è costituito dai costi dell'adeguamento, in ter­mini finanziari e di personale. Il di­rettore della Divisione della giu­stizia Giorgio Battaglioni ha quantificato le spese in costi d'in­vestimento (570 mila franchi cir­ca) e maggiori costi di gestione cor­rente (1,6 milioni circa). Fra i pri­mi rientra anche un credito di cir­ca 360 mila franchi per il risana­me­nto del primo piano del Palaz­zo di giustizia a Lugano.
  I lavori do­vrebber­o iniziare nei prossimi me­si per essere ultimati nel corso del-l'anno.
  Quantoalpersonale, cisa­ranno 2 giudici e 2 vicecancellieri per la Corte d'appello e di revisio­ne penale e 1 vicecancelliere per la Camera dei reclami penali; non cambierà il numero dei magistra­ti. È comunque prevista l'attribu­zione di 3/4 di unità amministra­tive al Ministero pubblico. Pedraz­zini ha puntualizzato che si cerca di potenziare seguendo la formu­la del «minimo necessario».

Da: La regione 23.1.09 pag 22

Nuovo concorso per il docente di sostegno
 Dopo l'annullamento della nomina. Ma nel Municipio è scontro

  Tre a due: è questo il risultato della votazione con la quale il Municipio di Chiasso ha deciso di pubblicare un nuovo concorso per la nomina di un docente di sostegno pedagogico presso le scuole comunali dopo che il Con­siglio di Stato prima ed il Tribu­nale federale poi hanno censura­to l'operato dell'Esecutivo che, sempre a maggioranza aveva de­signato un candidato privo dei requisiti richiesti (il nostro gior­nale ne ha riferito ampiamente a più riprese). Il docente in que­stione continua nel frattempo ad operare presso le scuole chiasse­si a titolo di supplente. La mino­ranza municipale e cioè il socia­lista Luigi Rigamonti ed il popo­lare democratico Fabio Bianchi, che è anche il capodicastero Edu­cazione avrebbero optato per una scelta immediata tra i candi­dati già conosciuti e con le quali­fiche in regola, questo nell'inte­resse prima di tutto del regolare funzionamento della scuola ma, anche se la cosa potrebbe appari­re formale (così però non è), nel rispetto della legge. Il governo prima e la massima corte poi ol­tre ad annullare la nomina, han­no indicato due strade possibili: la scelta tra uno dei candidati già in corsa nell'ambito del prece­dente concorso che sarebbe stata quella più facile oppure l'apertu­ra di un nuovo bando. Il sindaco Moreno Colombo, l'altro munici­pale liberale Stefano Campono­vo e la vicesindaco leghista Ro­berta Pantani-Tettamanti, cioè i tre membri dell'esecutivo il cui voto era già stato decisivo nel­l'ambito della designazione poi annullata a seguito di un ricorso, hanno preferito la via della ria­pertura del concorso. La prima conseguenza di questa decisione è che si stanno allungando i tem­pi necessari per rientrare nella legalità. Invece di chiarirsi, co­me avrebbe dovuto essere il caso disponendo di una sentenza come quella sottoscritta dai giu­dici del Tribunale federale, il caso rischia di ingarbugliarsi ancora di più.
  Da vicenda legale si sta nel frattempo trasformando in caso politico e non mancheranno cer­tamente, nei prossimi giorni, le voci che si alzeranno a Chiasso per denunciare un modo di go­vernare ritenuto poco trasparen­te. Intanto, tramite la propria le­gale Luisa Keller De Palatis la docente che ha vinto il ricorso ha fatto sapere che ripresenterà la propria candidatura. L'avvocato De Palatis ci ha pure trasmesso un commento: «È palese che la maggioranza del Municipio ha deciso di prolungare l'attuale sta­to di illegalità al solo scopo di compiacere chi ha voluto il candi­dato privo di abilitazione. Che lo faccia la leghista poco importa, che lo facciano i liberali radicali è un fatto grave e preoccupante. La Scuola non deve essere usata per ripicche politiche» . La discussio­ne riparte da qui. RED.

 

Da: La regione 23.1.09 pag 17

Stesso giudice, stesso caso, ma pene ridotte
 Al ‘processo bis' due imprenditori italiani ottengono condanne più miti

  Stesso giudice, stessa vicenda giudiziaria, ma sentenza rive­duta e corretta. Al ribasso.
  Si è concluso con pene miti, ieri, il ‘processo bis' (in corso da mercoledì) per reati patrimo­niali a carico di due imprendito­ri milanesi, padre di 70 anni e fi­glio di 44, che, condannati in contumacia lo scorso aprile a 3 anni e a 18 mesi con la condizio­nale, hanno ottenuto il rifaci­mento del dibattimento richie­dendo quello che in termini giu­ridici viene definito ‘lo spurgo' e presentandosi così al cospetto della Corte.
  Il nuovo giudizio, formulato dalla giudice Agnese Balestra­Bianchi, ha visto cadere l'impu­tazione più grave: la truffa. In estrema sintesi la vicenda vede vittima l'ex amica e convivente facoltosa del 70enne, la quale de­cise di farsi aiutare per dirotta­re in banche luganesi (perlopiù in ‘nero') enormi somme - alcu­ni milioni di franchi - ereditate dal marito. Ebbene, ieri la Corte ha stabilito come l'anziano ab­bia effettivamente abusato delle diverse procure bancarie, prele­vando dai conti di cui era titola­re la donna. Ma questo in virtù di un accordo scritto tra le parti che la giudice ha ritenuto au­tentico. Niente truffa, dunque, ma comunque appropriazione indebita ripetuta e amministra­zione infedele qualificata. Reati, questi, che hanno portato la pre­sidente della Corte delle assise correzionali di Lugano a quan­tificare in 18 mesi posti al bene­ficio della sospensione condizio­nale la pena a carico del 70enne, il quale ieri non si è presentato alla lettura della sentenza, aspetto biasimato dalla giudice. Pena pecuniaria di 60'000 franchi sospesi con la condizio­nale, invece, per il figlio ricono­sciuto colpevole ‘unicamente' di un episodio di appropriazione indebita per un importo di 800'000 franchi. Nella nuova e più mite pena la Corte ha tenuto conto dell'avvenuto risarcimen­to della vittima avvenuto in sede civile, del lungo tempo tra­scorso e in parte della violazio­ne del principio di celerità pro­cessuale (il caso risale infatti al periodo '93-'97). G.G.

 

Da: La regione 23.1.09 pag 5

Un governo al servizio degli Usa
 Pesanti critiche dal Parlamento per la distruzione dei documenti sul caso Tinner: ‘Decisione sproporzionata'


  Berna - È stata «sproporzio­nata » la decisione del Consi­glio federale del novembre 2007 di ordinare la distruzione di tutti i documenti ( cartacei ed elettronici) relativi alla vi­cenda dei fratelli Tinner, i due sangallesi accusati di contrab­bando nucleare verso la Libia e finiti in carcere quattro anni fa. Questa la conclusione del rapporto della Delegazione delle commissioni di gestione del parlamento, pubblicato ieri.
  Il documento, divulgato no­nostante l'opposizione del go­verno, dedica spazio ai motivi addotti da quest'ultimo (" evi­tare che informazioni sensibili finissero in mani sbagliate") per giustificare il proprio at­teggiamento. Il verdetto della Delegazione è però pesante. Essa è infatti dell'avviso che la situazione non era tale da giu­stificare l'applicazione dell'ar­ticolo 185, capoverso 3, della Costituzione federale che auto­rizza a prendere provvedimen­ti «per far fronte a gravi turba­menti, esistenti o imminenti, dell'ordine pubblico e della si­curezza interna o esterna» .
  « Nell'ambito del diritto in­ternazionale, non vi era alcun motivo impellente per rinun­ciare a utilizzare piani di co­struzione ( di armi nucleari) quale corpo del reato in una procedura penale » , si legge nel rapporto. Il documento sottoli­nea che l'Esecutivo ha « prefe­rito rispondere alle esigenze de­gli Usa, sbarazzandosi di tutte le prove, compresi i piani di co­struzione di armi nucleari » . In questo modo, sposa la tesi del Ministero Pubblico della Con­federazione, sin dall'inizio convinto che la decisione sia stata presa su pressione degli Stati Uniti, desiderosi di can­cellare le prove dei loro con­tatti con i Tinner.
  Il Consiglio federale non ave­va informato la Delegazione delle commissioni di gestione del parlamento ( Dcdg) sulla sua decisione di distruggere i documenti legati alla vicenda Tinner. I parlamentari sono stati informati solo in un se­condo tempo. La Dcdg ritiene che l'ex capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia ( Dfgp) Christoph Blocher avrebbe dovuto informarla tempestivamente, dopo il 14 novembre 2007.
  Fu soltanto nel febbraio 2008 e in seguito al suo intervento presso il Dfgp che la Delegazio­ne è stata messa al corrente. Queste informazioni non le hanno tuttavia permesso di rendersi conto che la distru­zione dei documenti che sareb­be stata compiuta il mese stes­so non si sarebbe limitata ai piani di costruzione di armi nucleari, ma a tutti i documen­ti di prova sequestrati presso i Tinner.
  In questo senso, il rapporto della Dcdg rimprovera all'ex consigliere federale Blocher di aver comunicato la vera porta­ta del dossier al governo in ri­tardo. L'ex ministro di giusti­zia e polizia ha informato il collegio in fasi successive, ri­velandogli i problemi in modo tardivo. Tuttavia, secondo il rapporto anche il governo non se la cava a buon mercato. «Oc­corre infatti constatare che ave­va accettato che il Dfgp si limi­tasse a informarlo di volta in volta e non ha mai chiesto che gli presentasse una situazione completa o una strategia glo­bale » .
  Ma il caso è già approdato alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Urs Tinner, nel novembre 2008 ha infatti depositato una querela contro la Confederazione "per aver distrutto prove a discolpa dell'accusato". ATS/C.C.
 

 

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