Svizzera Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seleziona la tua lingua

Da: La regione 3.1.09 pag 3

Il Ministero pubblico sotto i riflettori ‘Quali le sue priorità?' chiedono Quadri e Pantani

  « Quali sono le priorità del Ministero pubbli­co ticinese? » se lo chiedono in una interroga­zione inviata ieri al Consiglio di Stato i depu­tati leghisti Lorenzo Quadri e Rodolfo Pantani. La situazione del Ministero pubbli­co « è sotto la lente di tutti, perché numerosi in­dicatori sembrano lasciar intendere l'esistenza di problemi di conduzione, di scelta delle prio­rità e di personale all'interno della magistra­tura stessa » affermano Quadri e Pantani. A questo proposito, i due deputati della Lega chiedono al governo « a quante rogatorie inter­nazionali ha dato seguito il Ministero pubbli­co nei cinque anni, e in particolare quante pro­venivano dall'Italia » , paese con il quale la magistratura ticinese collabora maggiormen­te. « Vorremmo sapere - continuano i due de­putati - per quali reati sono state aperte le ro­gatorie, e quante di esse erano infondate » .
  Quadri e Pantani sollevano infine delle per­plessità sui risultati delle analisi sul Ministe­ro pubblico annunciate a suo tempo dal Con­siglio della magistratura.
  « Un esame - concludono i due esponenti le­ghisti - sui cui permane comunque un qual certo scetticismo, dal momento che i controllori e i controllati sono, in alcuni casi, le stesse per­sone » .

 

Da: La regione 3.1.09 pag 3

‘Lasci il marito? E allora te ne vai'
 Una donna straniera divorzia dal consorte violento e la legge le toglie il diritto di restare in Svizzera

  Vivere nel rispetto delle regole a volte non basta ad un cittadino stra­niero per ottenere il permesso di di­mora in Svizzera. È quello che è suc­cesso ad Esther, cittadina sudameri­cana, invitata dal governo ticinese a lasciare il nostro paese dopo aver ot­tenuto il divorzio dal marito.
  Si era sposata per amore, Esther, perché « avevo trovato nel mio fidan­zato una persona per bene, un gran la­voratore, un uomo deciso a costruirsi una famiglia » . Poi, però, dice delusa la donna straniera sposata da tre anni con un bellinzonese, le cose sono cambiate. « Lui ha mostrato un altro volto ed ha cominciato a bere. La mia vita in poco tempo è diventata un inferno » . E dopo circa sei mesi, la si­gnora ha deciso di chiedere il divor­zio, « perché stufa delle sue angherie, di essere picchiata in casa come in pubblico » . A questo punto, ecco arri­vare inaspettata la beffa: malgrado una condotta morale irreprensibile, nonostante un impiego fisso in un ri­storante della Capitale che le permet­teva di essere economicamente indi­pendente, un giorno Esther si è vista recapitare una lettera del Consiglio di Stato nella quale le veniva revoca­to il permesso di dimora in Svizzera, visto che i suoi vincoli matrimoniali erano stati annullati dalla sentenza di divorzio.
  La donna, malgrado i terribili colpi subiti dal marito (più giovane di lei di tre anni) e dalla legge, non si è data per vinta. « Ho ricorso al Tribunale fe­derale, perché questa è una ingiustizia profonda. Ho sempre rispettato le leggi svizzere ed ho mantenuto un compor­tamento corretto. Volevo soltanto esse­re felice con mio marito e lavorare per aiutare i miei figli che si trovano lonta­no ed hanno bisogno dei miei soldi per vivere decorosamente».
 La donna, da noi raggiunta ieri in Italia dove si trova da alcuni amici, attende ora di sapere se il suo futuro sarà ancora in Svizzera oppure se do­vrà tornarsene a casa.
  «Ci auguriamo tutti che possa rima­nere - dice il proprietario del risto­rante di Bellinzona nel quale ha lavo­rato per tre mesi -. Lei non ci ha mai deluso: è sempre stata puntuale e seria nello svolgere le sue mansioni ed era anche benvoluta dai nostri clienti. Purtroppo gli unici problemi glieli ha creati l'ex marito, che ogni tanto veni­va a cercare rogne nel nostro ritrovo. Un paio di volte ho dovuto intervenire personalmente per evitare che finisse male».
  La sua vicenda lascia comunque perplessi ed è paradossale, soprattut­to se paragonata a quella della brasi­liana che tempo fa aveva tentato di comprare il matrimonio da un ticine­se pur di sistemarsi in Ticino ( vedi LaRegione dello scorso 29 dicembre) e poter lavorare. L'altra faccia della medaglia, insomma: da un lato il ten­tativo di aggirare le norme con un matrimonio fasullo e la possibilità concreta di farla franca, dall'altra l'o­nestà di una persona che prova a ri­spettare le regole ma che viene pena­lizzata dalla legge. « Quando c'è pen­dente una situazione di divorzio - ci spiega il legale della donna - viene ri­messa in discussione la questione del permesso di lavoro e quindi del diritto di vivere nel nostro paese. Revocato il permesso, la cittadina o il cittadino straniero è obbligato a lasciare il no­stro territorio. Se questa procedura non viene rispettata, la persona viene espulsa».
 
Questo non è comunque l'unico caso avvenuto in Ticino. « Purtroppo ce ne sono stati altri, tutti molto simili uno con l'altro - continua l'avvoca­to -. Mogli straniere serie e impegnate costrette ad andarsene perché non ac­cettavano più il comportamento di ma­riti spesso e volentieri maneschi e in­tolleranti ».
 
E aggiunge: « Le differenze di men­talità e cultura sono quasi sempre alla origine di divergenze matrimo­niali. Ma questo non giustifica le at­titudini violente di certi mariti, che quando si sentono in pericolo, e cioè con la consorte decisa a lasciarli per i torti fisici e morali subiti, ricorrono anche all'arma del ricatto. Del tipo: se mi lasci, ti denuncio all'ufficio stranieri! Insomma situazioni cono­sciute che portano ad un altra rifles­sione... » . E cioè che « bisogna sicura­mente rivedere le nostre leggi. Se in certi casi si è troppo permissivi, in al­tri addirittura rigidi e ingiusti. Come il caso della mia cliente, che ha avuto la sfortuna di incontrare un uomo al­l'apparenza bravo ma che poi si è ri­velato un tossicodipendente e pure al­colizzato » . ANTO




Straniera, sposata e picchiata dal marito ticinese
 FOTO EMAR

 

Da: CdT, 2.1.09 pag 6

Norman Gobbi, il direttore d'orchestra
 Dal presidente del Parlamento critiche al Governo fagocitato dai funzionari


 Norman Gobbi, classe 1977, dal maggio scorso è il più giovane primo cittadino del Cantone. Nel ruolo di presidente del Gran Consiglio si sen­te un po' come un direttore d'orchestra chiamato a gestire tromboni e prime donne. Nell'intervista d'inizio anno non manca di dare la pa­gella al Consiglio di Stato, prossimo al giro di boa della legislatura: sufficiente. Ma esprime anche una critica: «L'impressione è che il Governo, fagocitato dall'amministrazione, non vede il fil-rouge ed è po­co sensibile alle opinioni della comunità». A maggio tornerà a vesti­re i panni del deputato leghista e dopo l'intesa PLRT-PPD-PS sul Pre­ventivo 2009 non esclude accordi tra la destra sociale e nazionale (Lega e UDC) con i partiti di centro, sempre che il PLRT «si tolga dal­l'obbligo morale di stringere alleanze a sinistra».
  PAGINA A CURA DI GIANNI RIGHINETTI
 L' INTERVISTA
 ''

  Il 5 maggio quando è stato eletto alla presidenza aveva detto «cerchia­mo di portare un po' d'ordine in que­sto Parlamento». A otto mesi di di­stanza ritiene che l'obiettivo sia sta­to raggiunto?
 «Ho cercato da subito di imporre una conduzione democratica sì, ma ferma. Devo dire che il Parla­mento ha recepito il messaggio e le discussioni sono ordinate.
  Il presidente è a volte come il di­rettore d'orchestra, che deve ge­stireunpo' tutti i suonatori della sinfonia cantonale (tromboni e prime donne comprese)».
 Qual è stato il momento di massima dif­ficoltà e caos? Come ha cercato di por­vi rimedio?
 
«Al momento non ce ne sono sta­ti, anche perché - grazie al sup­porto del segretario generale e del consulente giuridico - ho sempre messo bene in chiaro le regole prima di eventuali discussioni».
 Ritiene che oggi il Parlamento rispec­chi il paese reale o c'è qualche sensi­bilità che non è rappresentata in aula?
 «Ci sono i disoccupati, gli operai, gli imprenditori, i sindacalisti, gli avvocati, i banchieri, gli ingegne­ri -architetti, i pensionati, gli stu­denti, gli animalisti, i cacciatori­pescatori, gli automobilisti, gli ambientalisti, gli spendaccioni e i risparmiatori. Abbiamo davvero tutta la società in un Parlamento cantonale e credo sia un bene, al di là di chi dice che "una volta era meglio"».
 I suoi predecessori hanno sempre la­mentato scarso interesse del Governo nei confronti del Legislativo. Le cose stanno ancora così o ritiene che qual­cosa sia cambiato?
 « La "malattia" del Governo sta nell'essere fagocitato da quanto l'amministrazione gli propina; in altri Cantoni i membri dell' Ese­cutivo siedono durante l'intera sessione in Parlamento. Nella scorsa sessione a Bellinzona, il Governo è rimasto per ben due giorni in Gran Consiglio con i Pre­ventivi 2009:credo sia un unicum negli ultimi anni».
 Il Preventivo 2009 è stato contrasse­gnato dall'alleanza PLRT-PPD-PS. Una soluzione contingente o una costan­te fino al 2011?
 «Le maggioranze, in un sistema proporzionale senza raggruppa­menti, si fanno e si disfano rego­larmente; nel caso contingente sa­rei stato ovviamente più contento che la maggioranza fosse stata fat­ta con la destra sociale e naziona­le (Lega-UDC). Quest'ultima va­riante non la escludo, ma a condi­zione che il partito di maggioran­za relativa ­si tolga dall'obbligo mo­rale di stringere alleanze a sinistra ».
 Il Governo nel primo anno delle legisla­tura ha prodotto poco. Nel secondo an­no ha formulato diverse proposte, pun­tualmente criticate, quando non fuci­late. Qual è la sua impressione? Dia la pagella di metà legislatura.
 «La mia impressione è che questo Esecutivo, fagocitato dall' Ammi­nistrazione,
Un Governo in ritardo cronico nel proporre temi. Il risultato? Si arriva sempre all'ulti­mo con esercizi da pompiere
  non vede il fil-rouge ed è poco sensibile alle opinioni della comunità. Come nel caso della Legge d' Applicazione della Nuova Politica Regionale, respin­ta da tutte le organizzazioni delle Città e dei Comuni di montagna. I ritardi - cronici - nel proporre i temi (si veda l'ultimo della Legge d'applicazione alla Legge federa­le sull'approvvigionamento elet­trico) è un altro elemento non po­sitivo di questo Governo; i temi so­no conosciuti e spesso prevedibi­li, ma si arriva sempre all'ultimo con esercizi da pompiere. La no­ta di sufficienza è corretta, ma manca il fil-rouge della strategia governativa per portare questo Cantone a migliori lidi (lavoro, opere, investimenti, riorganizza­zione amministrativa, ...)».
 A questo punto cosa si aspetta dalla politica cantonale nel 2009?
 «Principalmente, se la crisi sarà confermata nella sua importan­te gravità, misure reali di rilancio del lavoro e dell'economia».
 La crisi fungerà da collante tra i di­versi partiti o sarà un elemento di­sgregante, nel senso che ognuno ten­derà a profilarsi autonomamente?
 «Nei momenti difficili la Svizze­ra
Ho incontrato perso­ne e realtà differenti.
  Ho percepito che la gente è vicina alle istituzioni. Una piace­vole sorpresa
  ha saputo unirsi per il bene del Paese; auspico che questo spirito sia seguito anche in questa crisi che si preannuncia molto dura. Nell'unità però le varie sensibili­tà devono rimanere tali, in modo che tutti gli interessi siano tenu­ti in considerazione».
 Cosa le sta dando, a livello umano e politico, l'anno di presidenza?
 «Molto. Nelle mie presenze nella comunità ho incontrato molte per­s­one nuove e molte realtà differen­ti, conoscendo ambiti per me nuo­vi.
  Ho percepito che la gente, il Po­polo, è molto vicina alle Istituzio­ni e­apprezza quando queste si in­teressano del loro operato. Il lega­me cittadino- istituzione è stato per me una vera e piacevole sorpresa».
 Faccia un augurio ai ticinesi per l'an­no nuovo.
 «Nel 2009 auguro a tutte le cittadi­ni e tutti i cittadini di trovare mo­menti di serenità e gioia, di raggiun­gere gli obiettivi fissati e di poter esaudire un sogno che da tempo tengono nel cassetto».
 

 




SUPER PARTES

 Dal 5 maggio 2008 il leventinese Norman Gobbi è il punto di riferimento per tutti i parlamentari, indipendente­mente dallo schieramento politico.
  La sua conduzione, democratica ma ferma, ha messo ordine in un'aula nota per essere indisciplinata a caotica.
  (foto Nicola Demaldi)

Da: CdT 27.12.08 pag 9

La Giustizia per la pace sociale
 Il procuratore generale Bruno Balestra fa il bilancio del Ministero

 EMANUELE GAGLIARDI
  Procuratore, da sempre il diritto penale calamita l'interesse dei citta­dini.
  Perché?
 «Da sempre e dappertutto i fatti di cui si occupa il diritto penale suscitano il maggior interesse del­l'opinione pubblica e delle cro­nache giudiziarie. A differenza del diritto civile e amministrati­vo, nelle sue molteplici sfaccet­tature, il campo e la lettura pena­le riguardano episodi che tocca­no le emozioni di tutti provocan­do una facile identificazione nel bisogno di sicurezza individuale che nasconde difficoltà e umane paure accentuate da quest'epo­ca di frenetici cambiamenti. Ciò genera aspettative di una cosid­detta giustizia che risponda al sentiredi ognuno, machehapo­co a che fare con i fatti e le nor­me giuridiche che regolano il si­stema penale».
 Non ci sono troppe leggi?
 «In una società sempre più com­plessa e veloce, il legislatore in­segue i tempi promulgando leggi sempre più numerose e altrettan­to complesse, nella speranza che all'aumento di regolamentazioni corrisponda una giustizia miglio­re più precisa ed efficace».
 Le vostre decisioni vengono sempre accettate?
 «Il Ministero pubblico è solo il primo fronte della giustizia pena­le con il compito di intervenire in tutti i numerosissimi casi di so­spetta violazione delle normati­ve (circa 12 mila sono gli incarti annui costantemente crescenti che riguardano un numero ben maggiore di persone e fatti). Le valutazioni formali e sostanziali così come le interpretazioni giu­ridiche, sono spesso opinabili; proprio per questo sono stati in­trodotti, a tutela dei cittadini, ul­teriori filtri che permettono alle parti di avere una seconda, terza e quarta valutazione. In stragran­de maggioranza le decisioni di questo ufficio sono accettate e so­lo l'1% è oggetto di riforme di un'autorità superiore. Ciò non to­glie che gli interessati concreta­mente toccati vivano un com­prensibile sentimento di ingiu­stizia. Ingiustizia che provano pe­rò anche le vittime quando non si riesce a condannare un colpe­vole. Ciò è insito in un sistema che come proprio obiettivo deve avere quello di evitare anzitutto il rischio di condannare un inno­cente ».
 Qual è il vostro compito?
 «Il compito del magistrato è la dif­ficile ricerca della verità, una ve­rità imperfetta e diversa per l'esperienza di vita di ciascuno, colpito da percezioni ed emozio­ni differenti. Emozioni forti, at­traverso le quali il magistrato de­ve saper cogliere fatti, spesso complessi e non sempre dimo­­strabili, per capire l'accaduto, nel rispetto delle forme e spesso nel­l'urgenza o nei tempi limitati del suo intervento. Se poi tali fatti do­vessero rappresentare una viola­zione della legge, diventa un compito ancora più difficile quel­lo di interpretare e di dedurre la consapevolezza e la responsabi­lità dell'autore, che rispondono a logiche personali oggi sempre più diversificate nel nome di una più spiccata libertà individuale».
 Che ruolo ha la giustizia?
 «La giustizia resta un tentativo necessario per preservare la pace sociale, ma sarà meno efficace se ognuno di noi non si assume le proprie responsabilità individua­li, prendendosi anche il tempo per decantare le emozioni guar­dando gli avvenimenti oltre i pro­pri interessi, con l'umiltà di ri­spettare la diversità dell'altro. Pur­troppo assistiamo ad un aumen­to di conflittualità che delega al penale, spesso anche strumenta­lizzato, la soluzione di problemi che sempre meno ci si prende la responsabilità di gestire».
  «Coniugare le esigenze di uma­nità, oggettività, celerità e quan­tità di tale lavoro è una sfida ar­ricchente, ma che necessaria­mente scontenta sempre qualcu­no, nel rispetto di tutte le norme materiali e formali in continuo cambiamento e nei limiti delle competenze di legge, che nulla hanno a che fare con valutazioni morali».
 Come avete affrontato le novità?
 «Quest'anno l'ufficio è riuscito in modo quasi definitivo a recepire il nuovo sistema di sanzioni vo­luto dalle autorità federali nel 2007 e nonostante alcuni colle­ghi e collaboratori abbiano lascia­to il Ministero, l'impegno degli al­tri ha consentito di mantenere buona la produzione anche se è evidente che le fisiologiche par­tenze comportano un inevitabi­le rallentamento, vuoi per i tem­pi necessari alle sostituzioni vuoi per quelli di apprendimento del­la materia e degli incarti».
 Qual è il vostro obiettivo?
 «Obiettivo dell'ufficio, oltre be­ninteso continuare a svolgere il proprio ruolo di perseguire i rea­ti, è quello di prepararsi concreta­mente agli ulteriori cambiamen­ti relativi alla nuova procedura penale federale unificata e alla nuova organizzazione che il Par­lamento vorrà dibattere. Sono al­tre sfide importanti che toccano da vicino tutta l'essenza del Mi­nistero e del suo modo di lavora­re in futuro. I compiti e le compe­tenze formali e materiali aumen­teranno e oggettivamente rende­ranno più arduo il servizio per il cittadino. Le decisioni sull'oppor­tunità di migliorare concreta­mente le condizioni e le risorse reali per rispondere meglio a que­sti compiti spettano al cittadino ed ai suoi rappresentanti politi­ci. Finora la grande difficoltà è stata quella di non riuscire mai a precorrere i tempi realizzando un assetto stabile adeguato. Ad ogni modo nell'ufficio, individualmen­te e nel suo insieme, si lavora con il contributo spesso ignoto ed im­pegnativo dei magistrati e dei lo­ro collaboratori. Un lavoro che non può fare differenze fra casi e persone, con la consapevolezza comunque che i riflettori del­l'emotività e della polemica en­fatizzata e generalizzata appar­tengono alle logiche di questa so­cietà, ma non devono impedire di svolgere nei fatti il servizio cui il Ministero è votato cercando sempre e costantemente di far meglio».
  Si avvicina a grandi passi il 2009: un anno importante anche per la Giustizia ticinese. L'anno si ini­zierà con importanti processi re­lativi ad episodi che hanno scos­so il Cantone: a gennaio alle Cri­minali di Locarno si svolgerà il di­battimento per la tragica morte di Damiano Tamagni, mentre in Cassazione a Lugano verranno dibattuti gli avvenimenti relativi al buco registrato ai danni di Ban­ca Stato. E poi ci sono le altre gros­se inchieste in corso, che hanno portato in carcere diverse perso­ne indagate per reati di varia na­tura.
  Infine occorre aspettare il lavoro che il Consiglio della Magistratu­ra ha deciso di svolgere nelle prossime settimane per appro­fondire la situazione all'interno del Ministero pubblico.
 La Giustizia resta un tentativo necessario per preservare la pace so­ciale. «Ma sarà meno efficace se ognuno di noi non si assume le proprie responsabilità individuali, prendendosi anche il tempo per de­cantare le emozioni guardando agli avvenimenti oltre i propri inte­ressi, con l'umiltà di rispettare la diversità dell'altro. Purtroppo as­sistiamo ad un aumento di conflittualità che delega al penale, spes­so anche strumentalizzato, la soluzione di problemi che sempre me­no ci si prende la responsabilità di gestire». A parlare è il procura­tore generale Bruno Balestra che abbiamo interpellato per fare un bilancio del suo Ufficio al termine di un anno non semplice, con­frontato con varie partenze, aumento di incarti e qualche polemica.
 L' INTERVISTA
 ''

 VOLUMINOSI
Dodicimila incarti all'anno, ma in Ticino la media tende a crescere. (foto Fiorenzo Maffi)
 Bruno Balestra

 La Giustizia sarà me­no efficace se ognu­no di noi non si assu­me le proprie respon­sabilità individuali

 





 

 

Newspaper

Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.

Forniamo documentazione e analisi per sostenere decisioni informate e un dibattito pubblico equilibrato in Ticino e in Svizzera.

Iscriviti per ricevere aggiornamenti.

Maschi avvisati mezzi sal­vati

Bene dei minori

Male dei minori

Ultimi articoli