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Da: Il caffé 14.12.08

Ex magistrati e penalisti bocciano la soluzione di Pedrazzini contro la crisi del ministero pubblico

"Non serve un super
procuratore generale"


Libero D'Agostino

Dopo le polemiche sull'arresto del deputato Ravi, tutti concordano sulle disfunzioni della magistratura inquirente, ma propongono ricette diverse

Sulla diagnosi sono tutti d'accordo: il Ministero pubblico è in crisi, profonda; sulla terapia  i pareri divergono. Vista da ex procuratori pubblici e avvocati penalisti, la soluzione ventilata dal ministro della Giustizia Pedrazzini di dare più poteri al Procuratore generale e potenziare lo staff del personale di supporto dei magistrati, è soltanto un palliativo. Dice l'ex procuratore generale Luca Marcellini: "Non è così che si risolve il problema. Il nodo è l'attuale sistema di scelta e di nomina dei procuratori pubblici". Rincara l'avvocato Renzo Galfetti: "Quella prospettata da Pedrazzini mi sembra la solita soluzione burocratica: se c'è qualcosa che non funziona si potenzia l'ufficio, si danno più poteri al capo, invece d'intervenire sulla causa del problema che oggi per il Ministero pubblico è di persone e capacità".

Le polemiche sul caso Yaser Ravi, l'avvocato e deputato pipidì, arrestato su ordine del procuratore Arturo Garzoni, e scarcerato 24 ore dopo, per la Procura sono state sale su una ferita aperta. Ma la reazione di alcuni politici, secondo Galfetti, è stata del tutto fuori posto: "Invece, di compiacersi del fatto che se c'è un magistrato che ordina, sbagliando o meno, un arresto e nel giro di una giornata il Giudice dell'istruzione e dell'arresto, lo scarcera, è una garanzia del funzionamento della giustizia di cui tutti dovremmo essere contenti. Nessuno ha, invece, parlato di un caso ben più grave che la dice tutta sulla crisi del Ministero pubblico. La decisione, cioè, della Camera dei ricorsi penali che per il procedimento contro il giudice Claudio Zali, poi abbandonato, ha pesantemente censurato proprio il procuratore generale Bruno Balestra. Certo, la situazione del Ministero pubblico è molto preoccupante, ma non la si raddrizza dando più poteri al procuratore generale".  

Nemmeno per Marco Broggini, altro noto penalista, è questa la soluzione giusta: "Rafforzare i poteri del Pg - spiega - è un'arma a doppio taglio. Da un lato potrebbe aprire la strada ad un condizionamento dell'attività degli altri procuratori, ad una loro deresponsabilizzazione, dall'altro presuppone una figura di procuratore generale, che oltre all'elevata competenza giuridica, abbia anche un forte carisma e qualità organizzative notevoli. Il che rimanda al criterio della capacità dei candidati durante la selezione degli aspiranti procuratori". Secondo il senatore Dick Marty, ex procuratore pubblico, in una Procura con una ventina di magistrati ci vuole di sicuro una guida forte: "Altrimenti ogni procuratore va per la sua strada, ma - avverte - si bisogna calibrare bene poteri e competenze del procuratore generale e definire una scala gerarchica precisa".

Per Marcellini ben venga il potenziamento dello staff della Procura, giuristi, segretari e altro personale, serve - nota - un'attenta valutazione delle risorse, ma non basta: "È necessario rivedere il sistema di scelta dei procuratori. Ci vuole un organo di specialisti che valuti le candidature e nomini direttamente, magari con parlamento e governo che avvallano formalmente la scelta. L'attuale trafila, commissione di esperti, preavvisi dei partiti e decisione del Gran consiglio è troppo complicata, troppo soggetta a condizionamenti, umiliante per i candidati che in caso di rifiuto ci rimettono anche la faccia, e scoraggiante per chi non può contare sull'appoggio di un partito". Un organo di selezione che per Marcellini potrebbe anche essere il Consiglio della magistratura, allargato ad esperti esterni e se proprio si vuole, il patrocinio politico - parlamentare, con la presenza dei capi gruppo dei partiti.  Sul criterio delle capacità dei magistrati insiste Galfetti: "Se non si privilegia questo requisito per tutto il Ministero pubblico, dare più poteri al procuratore generale è come mettere al volante di una Ferrari chi ha sempre guidato un'utilitaria. Con tutto quello che ne consegue".

Da: La regione 12.12.08 pag 21

Baby Paradise, firmato l'atto d'accusa ma la difesa annuncia un nuovo ricorso

  Caso Baby Paradise: è giunto alle parti l'agognato atto d'accusa, ma si profila già un nuovo ricorso. L'avvocato Massimiliano Schia­vi, difensore della direttrice dell'istituto rinviata a giudizio davanti a una corte delle Assise correzionali, ha deciso di ricorrere davanti alla Camera dei ricorsi penali ( Crp) contro le diverse imputazioni mosse alla donna dal procuratore pubblico Luca Maghetti. Il legale definisce l'atto d'accusa troppo vago per quanto riguarda tempi e luoghi ( come riferito ieri dal ‘ Cdt').
  Lungo l'elenco delle accuse ipotizzate nei confronti dell'ex diret­trice sessantenne del Baby Paradise - una vicenda giudiziaria che si trascina da tempo e per la quale lo scorso ottobre il giudice dell'i­struzione e dell'arresto, Edy Meli, accogliendo un reclamo della di­fesa, aveva invitato il magistrato ad emanare l'atto d'accusa o l'ab­bandono del procedimento entro fine novembre 2008 e di procedere immediatamente alla chiusura dell'istruttoria formale. Il pp Ma­ghetti, che non sosterrà l'accusa in aula visto che alla fine dell'anno in corso lascerà la Magistratura, firma il rinvio a giudizio della don­na per i reati di violazione del dovere di assistenza e educazione, ab­bandono, coazione e tentata truffa, tutti ripetuti. Le vittime dei pre­sunti maltrattamenti sono sessantasei bambini ospitati al Baby Pa­radise tra il 1999 e il 2005.

 

Da: www.mattino.ch 14.12.08

Scritto da Lorenzo Quadri - MDD   
domenica 14 dicembre 2008
Aspettiamo con ansia le proposte per ovviare al tutto esaurito nel carcere giudiziario della Farera: chissà perché nutriamo un certo scetticismo...

Il carcere giudiziario della Farera ha registrato il tutto esaurito e come risultato il Ministero pubblico procede ad arresti selettivi. Ovvero, si arresta il malfattore "se c'è posto". Quindi ci sono persone che si sa che delinquono, che dovrebbero essere arrestate, ma che rimangono in libertà a delinquere in quanto le celle libere... non ci sono.
A questo proposito non possono che sorgere interrogativi inquietanti. Il carcere giudiziario La Farera (57 posti) è aperto da poco più di due anni (agosto 2006), con clamoroso ritardo sui tempi di marcia, e con un cantiere che ha visto cumularsi superamenti di spesa giganteschi e conseguenti tagli al progetto iniziale.
L'apertura della Farera ha portato allo smantellamento delle vecchie carceri pretoriali, in quanto "fuori norma". Smantellamento che veniva invocato ormai da lungo tempo.

Carcere inadeguato?
Dopo poco più di due anni di attività si scopre dunque che il carcere nuovo di zecca e costato una barca di soldi non è già più adatto alle esigenze in quanto troppo piccolo. Anzi, che adatto alle esigenze non lo è mai stato, né mai lo sarà: è nato con la dimensione sbagliata.
 A questo punto si presentanto varie possibilità. Ma nemmeno una che non costituisca una smaccata presa in giro del cittadino contribuente.
Infatti le opzioni sono:
1)    Si riaprono le Pretoriali dopo aver fatto fuoco e fiamme per chiuderle, e spendendo soldi per rimettere in sesto le celle smantellate 2 anni fa (e non tre secoli fa);
2)     Si ingrandisce la Farera spendendo altri milioni del contribuente, ciò che, visti i trascorsi del cantiere, grida vendetta solo al pensiero;
3)     Oppure si continua a lasciar liberi delinquenti conclamati con la pratica (illegale) degli arresti programmati, ovvero del "si arresta quando c'è posto".

Magistratura
Come si vede, tra una corbelleria e l'altra c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Bisognerebbe però anche tirare fuori qualche cifra sulla nazionalità delle persone arrestate. Cominciamo col diminuire il numero dei criminali stranieri con una politica d'immigrazione meno largheggiante, e vedremo che le carceri si svuoteranno. Meno ammissioni e più espulsioni. Più facile di così...
Ci si può poi chiedere se la superpoliticizzata Magistratura ticinese non abbia l'arresto troppo facile e se non tiri le inchieste troppo per il lungo.
Del resto se i vertici del Dipartimento delle Istituzioni dicono che si faranno pressioni sui PP perché accelerino le inchieste, questo significa che le inchieste possono essere accelerate e quindi, logica conseguenza, che allo stato attuale la Magistratura non svolge il proprio lavoro come dovrebbe. Peraltro le continue smentite (caso Zali, Afsaltopoli,... ) da parte delle istanze superiori in cui incappa a ripetizione il PG Balestra contribuiscono ad accentuare l'immagine di una giustizia inquirente che ha perso la bussola.

«Situazione illegale»
«Gli arresti programmati - rileva il criminologo Michel Venturelli - sono illegali in un cantone dove vige il principio di legalità della pena, ma era evidente che si sarebbe arrivati ad una saturazione del sistema carcerario: nel 2000 il corpo della Polizia cantonale è stato potenziato del 10% degli effettivi, i procuratori pubblici sono passati da 12 a 21, i giudici del tribunale penale cantonale sono passati da 3 a 4. Era dunque logico che anche il numero delle incarcerazioni sarebbe aumentato (è  una semplice questione matematica), come evidente era il fatto che il carcere giudiziario La Farera,  che ha solo una quindicina di posti in più di quanti ne avessero in totale le vecchie pretoriali, è nato troppo piccolo». Secondo Venturelli, il problema è strutturale, legato ad una visione della giustizia troppo incentrata sulla repressione.
«Attualmente - prosegue il criminologo - il tasso di elucidazione dei reati è del 10%. Ovvero, solo un reato su 10 viene chiarito e perseguito. Gonfiando la  macchina della giustizia, questo tasso potrebbe salire, ma sarebbe economicamente insostenibile. I costi della tolleranza zero sono altissimi e lo abbiamo visto a New York durante il "regno Giuliani" quando la polizia costava 4 volte il sistema sanitario. Davanti a questa situazione, gli arresti programmati sono l'unica soluzione ora percorribile - fino a quando? - ma c'è un problema: sono illegali. Immaginiamo la situazione: uno spacciatore è noto come tale alla polizia, ma non viene arrestato perché il carcere giudiziario è pieno. Finisce quindi in lista d'attesa. Dovesse nel frattempo venire commessa una rapina, i rapinatori, in quanto autori di un reato più grave dello spaccio, scalvalcherebbero lo spacciatore nella lista d'attesa e finirebbero per primi dietro le sbarre. L'arresto dello spacciatore slitterebbe dunque sempre più in là nel tempo: e intanto, il diretto interessato continuerebbe a spacciare, con la giustizia consapevole di quello che accade, ma forzatamente passiva. Intendiamoci - conclude Venturelli - io non ho la soluzione in tasca, ma ritengo che spingere esclusivamente sulla repressione non potrà che accentuare il problema portando al tracollo del sistema giudiziario; da qui la necessità di lavorare di più, invece, sulla riduzione del danno. Che è meno drastica e spettacolare, ma alla portata delle nostre tasche».

«Riferiremo»
Da parte sua, osserva il presidente Armando Boneff, la Commissione parlamentare di sorveglianza sulle condizioni di detenzione «è preoccupata della situazione creatasi alla Farera, e se ne sta occupando, cercando di capire il fenomeno. Non è poi compito della Commissione trovare delle soluzioni, ma quest'ultima riferirà al Parlamento, come da mandato, sulle risultanze dei suoi approfondimenti».

 

Da: www.mattino.ch 14.12.08

Scritto da Lorenzo Quadri - MDD   
domenica 14 dicembre 2008
Caso Zali, caso Asfaltopoli, caso Ravi, rapporto KPMG. Gli ultimi avvenimenti, caratterizzati da una serie di errori marchiani, gettano una luce inquietante sul Ministero pubblico ticinese. Qualcuno non è al suo posto? La Procura è priva di un capo? Occorre una riforma radicale? E il sistema di nomina da parte del Parlamento, funziona o no? Tutti quesiti che abbiamo sottoposto ad alcuni interlocutori.

Silvia Torricelli
Già Magistrato dei minorenni
Una valutazione approfondita della Magistratura inquirente è sicuramente necessaria per capire come gestire al meglio le risorse, che non necessariamente devono essere nuove. Il sovraccarico di lavoro non può essere negato ma sicuramente anche l'approccio di singoli procuratori pubblici, o sostituti procuratori, nel condurre le inchieste peggiora la situazione.
In Magistratura, posso dirlo per esperienza, non ci sono fannulloni, ma ci sono dei problemi attitudinali di singoli magistrati che si ripercuotono anche sulla conduzione delle inchieste: ad esempio interrogatori che durano 8 ore quando ne basterebbero meno della metà per ottenere lo stesso esito ed atti istruttori francamente superflui che allungano solo i tempi (e i costi) dell'istruzione.
Anche a livello di burocrazia interna vi è una mole di direttive che invece di snellire appesantiscono il lavoro d'ufficio. È chiaro che poi è tutto l'apparato a risentirne. Il problema è comunque principalmente di conduzione: al Ministero pubblico manca una guida sicura e riconosciuta. È vero che la legge dovrebbe dare più poteri al procuratore generale ed in questo senso servirebbe una riforma legislativa. Ma non ci si può nascondere dietro un dito: alcuni margini di manovra già esistono con le norme attuali, solo che non vengono adeguatamente sfruttati col risultato che il Ministero pubblico naviga a vista. Ritengo sia pertanto necessario un "cambiamento al vertice".
Inoltre, quando ci si rende conto che un magistrato non si è rivelato idoneo a svolgere la funzione per la quale è stato eletto, bisogna avere il coraggio di riconoscerlo e agire di conseguenza, senza tergiversare.  Le aree politiche dovrebbero poi avere il buon senso di non ripresentare un magistrato che ha dimostrato di non essere adatto al compito; ma questo, attualmente, non accade, perché nessuno vuole ammettere di aver commesso un errore. Deve essere chiaro che se un magistrato inquirente sbaglia, e ultimamente sembra che accada spesso, o dimostra di non possedere i requisiti attitudinali per svolgere la sua funzione, ad andarci di mezzo è l'immagine di tutta la giustizia penale con la conseguenza che vengono penalizzati anche coloro che svolgono bene il loro lavoro, e che sono comunque la grande maggioranza. Col risultato di nuocere anche all'attrattiva del lavoro a Palazzo di giustizia: oggi sono pochi i giovani avvocati validi disposti a concorrere per un posto in Procura con il rischio poi, in caso di elezione, di vedersi abbandonati a se stessi o bersagliati da critiche globali per gli sbagli o l'incapacità di altri colleghi.

Alex Pedrazzini
Deputato GC
L'elezione popolare dei magistrati era in vigore in Ticino prima della nuova Costituzione cantonale. Un ritorno al passato non può, per me, essere la soluzione. L'elezione popolare costringe il giudice a farsi campagna elettorale e difficilmente sarà il più competente ad ottenere il miglior risultato. Per questo si  è deciso di demandare la decisione al Gran Consiglio, con il filtro di una commissione esterna che avesse il compito di scremare i candidati non idonei. Sulla carta il sistema è buono, mentre nella sua messa in partica si evidenziano delle lacune. In particolare, non va bene che in Gran Consiglio arrivino delle candidature blindate: perché i candidati non prescelti dal partito sono già stati "cordialmente invitati" a fare un passo indietro. Non va bene la prassi dei ritiri all'ultimo momento col risultato che in corsa rimane un solo candidato - il prescelto dal partito - per carica, ciò che di fatto annulla la possibilità di scelta del parlamento. Ritengo quindi che i candidati non dovrebbero ritirarsi e la Commissione dovrebbe avere maggiori competenze.
Per quel che riguarda il funzionamento del Ministero pubblico, un audit potrebbe avere senso, in particolare un confronto con quello che accade negli altri Cantoni. Bisognerebbe però poi avere il coraggio di seguire e tradurre in pratica le risultanze dell'audit.
Il caso Ravi ha ri-portato il dibattito sulla Magistratura al centro del confronto politico, il Procuratore generale Balestra si è giustificato dicendo che il Ministero pubblico deve trattare tutti allo stesso modo, quindi non può usare maggiore cautela nei confronti di un indagato quando quest'ultimo è un personaggio pubblico. Questo è senz'altro vero, ma c'è un però: l'indagato non personaggio pubblico se arrestato non finisce in prima pagina sui giornali con tutte le conseguenze del caso per lui e la sua famiglia. La parità di trattamento non è interamente data e di questo, la Magistratura deve tenere conto.

Pierre Rusconi
Presidente UDC-Ti
Il caso specifico del collega deputato è stato trattato con molto clamore e questo ha fatto alzare i toni del dibattito. Ritengo che il Parlamento dovrebbe interferire leggermente meno sul lavoro di magistrati che ha pur sempre nominato. Se è vero che in Magistratura verosimilmente non tutti sono all'altezza della funzione per cui sono stati nominati, non bisogna fare di ogni erba un fascio, ma occorre distinguere tra le persone.

Gianmaria Bianchetti
Consigliere comunale di Lugano
All'interno del Ministero pubblico ci sono delle cose che non funzionano, come dimostrano fatti recentemente accaduti: l'arresto di un deputato in Gran Consiglio è solo l'ultimo della serie. Penso però anche al caso del giudice Zali, indagato dal Procuratore generale, dove considerazioni di tipo personale sembrano aver avuto la preminenza sugli aspetti legali della vicenda. Ci sono inoltre le numerose richieste di risarcimento. Ritengo ci sia un problema di nomina, di conduzione del Ministero pubblico (che sembra essere privato di una guida sicura), e di persone. Di fatto oggi nelle nomine dei magistrati la valutazione svolta dalla Commissione di esperti non ha alcun peso, poiché i candidati vengono scelti su base politica e partitica. Con questo non voglio dire che tutta la Procura sia da buttar via, ci sono dei procuratori validi, purtroppo alcuni hanno lasciato la carica e anche quello delle partenze premature è un problema che va affrontato. Un serio esame del funzionamento e della conduzione del Ministero pubblico si impone e non può più essere rimandato.

Michel Venturelli
Criminologo
In Ticino ci sono magistrati che sono costati alla collettività più in risarcimenti che in stipendi. Casi clamorosi difesi dai partiti che hanno gettato discredito sull'intera categoria. "Sbagliare è umano" mi si dirà, ma quando un procuratore pubbico si ostina nel suo sbaglio, il danno può di essere irreparabile. Proprio per questo un audit esterno, come già fatto per polizia e carcere, sul Ministero pubblico è opportuno. Sino ad oggi si è delegato compito di verifica al Consiglio della magistratura, che parzialmente è composto da magistrati, e si trova  quindi esaminare l'operato dei suoi stessi membri.  Un controllo che denota un'ipocrisia tale che alla luce dei fatti non è più sostenibile.
Anche le attuali modalità di elezione dei magistrati possono venire messe in discussione, l'ideale sarebbe un pubblico concorso con una commissione di esperti apartitica e apolitica preposta alla valutazione dei candidati: non si capisce infatti perché le nomine all'interno del potere giudiziario debbano invece essere lasciate in balia della spartizione partitica.

Christian Vitta
Capogruppo PLR
Il funzionamento della Magistratura sotto il profilo organizzativo va affrontato, del resto l'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale imporrà comunque delle riforme. Per quel che riguarda il sistema di nomina, la formula perfetta non esiste, quella attuale ha, è vero, dei margini di miglioramento. Ad esempio la Commissione di esperti dovrebbe venire potenziata in modo da filtrare meglio i candidati fornendo maggiori garanzie di qualità.

Boris Bignasca
Deputato GC
L'attuale sistema di elezione dei magistati è improntata unicamente alla ripartizione partitica delle cariche, mentre l'idoneità dei candidati scivola in secondo piano, e i risultati si vedono. E visto che non si vuole scontentare nessuno, il numero di Procuratori pubblici è sovradimensionato: infatti in Ticino ne abbiamo 20 mentre a Lucerna sono 6. Inoltre fa spece che i procuratori abbiano il tempo di partecipare a trasmissioni e dibattiti politici ma non di aiutare i colleghi a smaltire il presunto sovraccarico di incarti. Sarebbe interessante sapere quanti incarti analizza in media un procuratore  pubblico ticinese per rapporto ai colleghi della Svizzera interna, come pure disporre dell'elenco delle inchieste aperte che si concludono con un buco nell'acqua. Al proposito non mancano certo gli esempi recenti e recentissimi. Intanto però i magistrati non devono rendere conto a nessuno dei propri errori che possono avere conseguenze devastanti per le persone colpite ed i loro familiari, come pure per le casse dello Stato sottoforma di risarcimenti. Una riforma approfondita è pertanto doverosa

Sergio Savoia
coordinatore Verdi TI
Sono molto scettico sul sistema di nomina che di fatto è andato oltre la votazione in Gran Consiglio: non si può nemmeno più votare perché alla fine, davanti al plenum parlamentare, dopo gli accordi di retrovia tra i partiti, rimane un solo candidato per posto disponibile. Siamo quindi alla cooptazione partitica dei magistrati. Per quel che riguarda il funzionamento del Ministero pubblico, pur difendendone il ruolo istituzionale, non si può non vedere che alcuni magistrati non sono al loro posto, da qui la necessità di una verifica approfondita che comporti una collaborazione tra magistratura e politica, onde evitare di creare un conflitto tra poteri dello Stato, ad esempio tra Legislativo e Giudiziario, che porti ad uno stallo con un fronteggiarsi, muro contro muro, di accuse e difese d'ufficio. Si tratta insomma di affrontare la questione con decisione e celerità, ma senza trasformarla in bagarre. Non vorrei inoltre che il Ministero pubblico si trasformasse nel posto dove va chi non trova niente di meglio. E purtroppo alcuni segnali di un'involuzione in questo senso già si percepiscono.

Da: www.mattino.ch 14.12.08

Scritto da Lorenzo Quadri - MDD   
domenica 14 dicembre 2008
Che al Ministero pubblico ticinese qualcosa non funzioni pare incontrovertibile.
Per citare solo gli esempi più recenti:
-    Il giudice Claudio Zali viene inquisito e torchiato dal Procuratore Generale (PG) Balestra con l'accusa di essersi voluto appropriare di alcune carabattole di un' osteria. Il PG viene ricusato per parzialità e il nuovo magistrato incaricato proscioglie il giudice bollando i ragionamenti del PG come «contorti ed estranei al diritto penale»: una cosa inaudita.
-    Settimana scorsa il deputato uregiatto Yasar Ravi viene arrestato; la comunicazione dell'avvenuto fermo avviene con modalità a dir poco inquietanti. 26 ore dopo, le accuse del PP davanti al GIAR si sciolgono come neve al sole, al punto che è lo stesso PP a ritirarle, nell'ambito di un incontro-scontro che pare abbia fatto tremare i (costosissimi)  muri del carcere giudiziario della Farera.
-    Il rapporto KPMG su AET, relativo al destino di decine di milioni di Fr di proprietà del contribuente, da mesi e mesi giace imboscato in un cassetto di Palazzo di Giustizia, e nemmeno il Consiglio di Stato ha potuto prenderne visione.
-    Denuncia "asfaltopoli" della Città di Lugano: il Procuratore Generale emette un decreto di non luogo a procedere che la Camera dei ricorsi penali bolla come "frettoloso" e ritorna al mittente.
-    Gli innumerevoli capi d'imputazione gravanti sul Corvo si traducono in una condanna ad una pena detentiva di pochi giorni.
-    I risarcimenti pagati a cittadini ingiustamente finiti sotto inchiesta si moltiplicano, attualmente ne sono pendenti oltre una trentina per un totale di 20 mio di Fr, per buona pace del contribuente che si trova a pagare le polizze assicurative sempre più alte che le compagnie pretendono - visto l'andazzo - dal Cantone. Il quale (chissà come mai?) non è più ritenuto un cliente appetibile.
-    Intanto, perfino il presidente del PPD cantonale dichiara pubblicamente che in Magistratura qualcuno, nel caso concreto tanto per non fare nomi il PP Garzoni, non è al suo posto; da ciò il Ticino tutto deduce che 1) Il PP Garzoni non si trova in Magistratura in quota PPD e 2) Stranamente, quando era la Lega a dire le stesse cose, si trattava di populismo, qualunquismo, becerume e di attacchi gratuiti.
-    Per una somma di coincidenze senz'altro fortuite, quando ci sono di mezzo dei leghisti, la macchina della Giustizia si muove fulminea (ma di sicuro non silenziosa) ciò che non è decisamente il caso in altri frangenti: due pesi e due misure?

Poiché l'elenco è lungi dall'essere concluso, non si può che concludere che nel Ministero pubblico qualcosa non funziona come dovrebbe. Il Consiglio della Magistratura, evanescente organo di vigilanza, è composto in buona parte proprio da quei magistrati di cui dovrebbe giudicare l'operato: poiché controllori e controllati sono le stesse persone, si capirà come interventi energici da questa parte rientrino nel campo delle pie illusioni.
A questo punto il Consiglio di Stato, leggi Dipartimento delle Istituzioni, non può più stare a guardare nascondendosi dietro il (facile) dito della separazione dei poteri.
Se qualcuno in Via Pretorio non è più al suo posto, bisogna anche avere il coraggio di dirglielo e di prendere le misure del caso, prima che questi "qualcuno" affondino portando con sé tutta la Procura.
Se il Ministero pubblico manca di una guida, se i Procuratori coltivano ognuno il proprio orticello e la mano sinistra non sa quello che fa la destra, se a funzioni delicate ed importanti sono state nominate persone non adatte, se a Palazzo di Giustizia regnano rancori e veleni personali, questi ed altri fatti di cui si mormora a volume sempre più alto, se confermati, sono problemi gravi che non possono lasciare indifferente la politica.
Ed inoltre: è stato fatto o no un esame delle reali necessità di organico dei vari settori della Magistratura? Oppure ci troviamo davanti - come peraltro è il caso anche nell'amministrazione comunale - di settori sottodotati ed altri con personale in esubero, come lascia trasparire lo zelo con cui vengono perseguite inchieste a dir poco risibili (vedi rogatorie Vallettopoli)?

 

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