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Da: La regione 2.12.08 pag 19

Berna proroga al 5 gennaio la data del rimpatrio della famiglia ucraina


  Non potrà restare in Svizzera ma avrà più tempo per poter lasciare il territorio. È stata infatti prorogata la partenza della famiglia ucraina, salvata lo scorso mese di gennaio dopo due giorni all'addiaccio sul Monte Lema, mentre tentava di entrare illegalmente in Ticino, e a cui l'Ufficio federale della mi­grazione ( Ufm) ha imposto il rimpatrio con­fermato dal Tribunale amministrativo fede­rale ( Taf).
  Il nuovo termine della partenza della fami­glia ucraina dalla Svizzera, inizialmente fis­sato al 24 novembre, è stato rimandato al prossimo 5 gennaio. L'Ufficio federale delle migrazioni ha accolto la richiesta avanzata dall'avvocato Marco Garbani, il quale chiede­va più tempo per poter organizzare il rimpa­trio. Berna nella sua risposta ha riconosciuto che il primo termine, quello appunto di lu­nedì scorso, era sbagliato. Attualmente la ma­dre e i suoi figli sono ospitati in una struttura del canton Vallese.

 

Da: La regione 2.12.08 pag 15

‘Caso Leukerbad': le lettere sparite
 Nel dossier di Palazzo Marcacci non c'è traccia di un carteggio del '99 relativo ai rischi finanziari per la Città


  L'incarto " Leukerbad" di Palazzo Marcacci non reca traccia del carteg­gio, datato primavera 1999, fra l'allo­ra Municipio e l'avvocato Sergio Sal­vioni. Un carteggio molto importan­te, perché ( anche se con il senno di poi) dimostra come la Città avrebbe a suo tempo potuto fare di più e me­glio per evitare di ritrovarsi oggi, a 9 anni di distanza, con una fattura di 826 mila franchi da saldare.
  Che vi sia un " buco" fra i docu­menti è certo, ma la notizia non vie­ne purtroppo confermata ufficial­mente. Di conseguenza, nessuna spiegazione valida viene fornita per chiarire il perché almeno 4 lettere di importanza centrale ( 3 scritte da Sal­vioni al Municipio, e una di risposta firmata dall'allora sindaco Marco Balerna e dall'ex segretario comuna­le Piero Marazza) siano andate per­se. Come laRegioneTicino ha riferito di recente, con le sue lettere l'avvoca­to Salvioni aveva cercato di sensibi­lizzare il Municipio circa la neces­sità di fare immediate e approfondite verifiche per evitare in futuro pesi fi­nanziari in relazione alle convenzio­ni sottoscritte con la Centrale d'e­missione dei Comuni svizzeri.
  Il legale locarnese, a suo tempo già incaricato da parecchi altri Co­muni di esaminare le problematiche dipendenti dalle convenzioni, scris­se una prima volta alla Città di Lo­carno nel marzo del ' 99, consiglian­dole in primis di verificare se per il Comune esistessero dei rischi, e se del caso di " approntare difese esami­nando attentamente eventuali negli­genze commesse dalla Centrale d'e­missione".
 
Dopodiché l'avvocato in­contrò il Municipio, e a stretto giro di posta ritenne di dover tornare a battere il chiodo comunicando che entro il mese di giugno la Centrale d'emissione avrebbe tenuto la sua assemblea con l'approvazione del­l'attività, quindi era fondamentale prendervi parte " debitamente pre­parati" per contestare il contestabi­le e introdurre nei 2 mesi successivi una causa verso la società e gli am­ministratori.
  Ma apparentemente non successe nulla. Tanto che il 16 aprile Salvio­ni, preoccupato, sollecitò una rea­zione del Municipio arrivando a ri­portare la sua personale impressio­ne che Locarno - così come altri Co­muni - non si rendesse pienamente conto della responsabilità che si stava assumendo. Oltretutto in quel momento era già chiaro che la Cen­trale di emissione aveva commesso delle negligenze ( non controllando a sufficienza le spese folli di Leukerbad), quindi i margini di ma­novra non mancavano. Poi la Città decise di nominare Salvioni a sua tutela, ma prima che questi venisse a saperlo ufficialmente, il mandato venne annullato. Di seguito, all'as­semblea della Centrale d'emissione vennero inviati l'ex segretario Ma­razza e il vicesegretario Gibolli. Che di ritorno comunicarono al Municipio che non v'era motivo di preoccuparsi. D. MAR.

 

Da: Mattino della domenica, 30.11.2008

Non credo nella giustizia

Il 2 novembre 1982 iniziavo a lavorare per l'Amministrazione cantonale presso l'allora Procura pubblica sopracenerina a Bellinzona. Ero stata assegnata all'ufficio in qualità di ausiliaria, con contratto rinnovabile di trimestre in trimestre, e il giorno prima della scadenza dovevo telefonare alla Sezione del personale per domandare se il giorno dopo avrei dovuto recarmi sul posto di lavoro! Infatti, sembra ci fosse il blocco del personale ed io ero stata assunta per sostituire in segreteria le funzionarie che, una settimana ciascuno, dovevano procedere all'informatizzazione dei dati.

Ero orgogliosa di lavorare in quell'ufficio, per la Giustizia, ma ben presto dovetti ricredermi e, passati ormai 26 anni, nella giustizia degli uomini, cioè di questa Terra, non riesco proprio più ad aver fiducia.

Dopo la trasmissione di Falò, che mostrava il caos che vige presso il Ministero pubblico di Lugano - cosa di cui mi sono molto meravigliata e che credevo potesse succedere solo... a Napoli - posso pensare che... cinque lustri or sono non era così e che il tutto sarebbe dovuto migliorare, non peggiorare!

Nel caos attuale del Ministero pubblico... si può anche perdere una denuncia di ben tre pagine, inoltrata dalla sottoscritta in data 8 marzo di quest'anno!

Rivoltami al Giar per ritardata giustizia, è saltato fuori che non trovano traccia di questa denuncia. Bene, avanti così!

Ora, per le prossime denunce che sporgerò - considerato che non sono disposta a spendere fr. 5.-- per la raccomandata e neppure a "perdere il treno" percolpadichinonsisabene -, chiederò ai signori del Ministero pubblico di confermarmi ricevuta della denuncia entro 5 giorni.

Per la cronaca: ho lavorato presso la Procura pubblica fino al dicembre 1983 e da gennaio a marzo 1984 presso l'Ufficio del giudice istruttore, in sostituzione del segretario infortunatosi in un incidente stradale.

Mi piaceva molto lavorare in quegli ambiti, e mi è piaciuto molto lavorare anche presso la centrale operativa della Polizia stradale (1998/99), anche se qualcuno ha voluto far credere il contrario.

La mia salute non mi ha permesso di continuare.

Patrizia Ramsauer,
ex funzionaria statale
vittima di mobbing,
deputata in Gran Consiglio

 

Da: La regione, 5.12.08 pag 6

Giustizia

 Minorenni accompagnati nelle inchieste
 Berna - Un minorenne deve avere il diritto di farsi accom­pagnare da una persona di fi­ducia nel corso di tutti gli sta­di di una procedura penale. Lo ha deciso ieri la camera dei cantoni per 17 voti a 8 durante la discussione sul codice unifi­cato di procedura penale. Il dossier torna al Nazionale.
  Diversamente dal Nazionale, i senatori hanno seguito su que­sto punto il parere del Consi­glio federale. Stando a Dick Marty (Plr), « vi sono numerosi giovani delinquenti che non hanno più contati coi genitori, ma che comunque intrattengo­no contatti con un parente o un amico di famiglia che potrebbe diventare persona di fiducia » . La presenza di tali figure, si è detto convinto il senatore tici­nese, « può rafforzare il ruolo educativo del giudice dei mino­renni facendo in modo che il messaggio di quest'ultimo ven­ga meglio recepito dal giovane » . Questa persona ha un mero ruolo di sostegno e non interferisce nella proce­dura, ha precisato Marty. Per una minoranza guidata dal bernese Werner Luginbühl ( Pbd), il ruolo di questa perso­na di fiducia è poco chiaro: c'è il rischio che venga confuso con l'avvocato del minore. Per Luginbühl sono soprattutto i genitori che devono sostenere la prole, ma senza che venga conferito loro uno statuto par­ticolare.
  La camera dei cantoni auspica l'ottenimento di un avvocato d'ufficio per i minori che ri­schiano una pena superiore ai 14 giorni di prigione.

 

 

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