Svizzera Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seleziona la tua lingua

Da: La regione, 10.12.08 pag 7

Violazione della Cedu

  Ginevra - La magistratura gi­nevrina ha violato la Conven­zione europea dei diritti umani (Cedu), omettendo di indagare su un sospetto caso di brutalità della polizia nei riguardi di un africano. Il Tribunale federale ha accettato il ricorso di que­st'ultimo contro l'archiviazione della denuncia, inoltrata nei confronti dei due agenti della polizia cantonale nel maggio 2005. La Corte suprema ha con­statato che né il procuratore ge­nerale, né il giudice istruttore, né la Camera d'accusa di Gine­vra hanno verificato le dichia­razioni della vittima.

 

Da: La regione, 10.12.08, pag 3

Ravi: sono innocente e ho fiducia nella giustizia
 ‘Era il mio primo interrogatorio. In cella non ho chiuso occhio, pensavo a mia moglie e ai figli'

  Si dice, nonostante tutto, « se­reno ». E « fiducioso ». Fiducioso « nella giustizia ». Una giustizia « che funziona visto che venerdì, oltre ad essere stato scarcerato, il procuratore pubblico davanti al Giar ha ritirato buona parte delle accuse che mi aveva conte­stato il giorno precedente » . Quando alla fine dell'interro­gatorio, negli uffici bellinzone­si del Ministero pubblico, Ya­sar Ravi viene arrestato su di­sposizione del procuratore pubblico Arturo Garzoni, tito­lare di un'inchiesta innescata un paio d'anni prima da una denuncia e riguardante la ven­dita, in parte in nero, di una villa di Castagnola. Venerdì pomeriggio 5 dicembre l'udien­za dinanzi al Giar nel carcere giudiziario della Farera dove l'avvocato luganese ha trascor­so la notte. Il giudice non con­valida l'ordine di arresto e Ravi, che è anche deputato Ppd al Gran Consiglio, torna a esse­re un uomo libero. E con lui viene scarcerato pure un com­mercialista di Lugano, coinvol­to nella stessa indagine. « Riba­disco la mia totale estraneità ai fatti addebitatimi e dunque la mia innocenza », dichiara Ravi alla " Regione Ticino", che lo ha raggiunto ieri telefonica­mente.
  L'inchiesta comunque pro­segue. Sono caduti i reati ipotizzati inizialmente a suo carico e cioè l'istigazione alla falsa testimonianza, lo sviamento della giustizia e il favoreggiamento. Mante­nute invece le accuse di fal­sità in documenti e di conse­guimento fraudolento di una falsa attestazione...
 
« Lo ripeto: sono innocente e sono convinto che riuscirò a di­mostrare l'infondatezza anche di queste due ipotesi di reato. Ol­tretutto non sono notaio ».
  Come si è arrivati allora a formularle?
 
« Non dovete chiederlo a me, la domanda semmai è da porre al procuratore pubblico ».
  Com'è finito in questa sto­ria della compravendita del­la villa di Castagnola, avvo­cato Ravi?
 
« La signora, la venditrice del­l'immobile, era una mia cliente. Il rogito però non l'ho allestito io. Altro non aggiungo, dato che sono tenuto al segreto professio­nale e dato che è in corso un'in­chiesta ».
  Lei era già stato interro­gato dal pp su questa vicen­da prima di giovedì scorso?
 
« No, era la prima volta. E mai e poi mai mi sarei aspettato di essere arrestato. È stato scioc­cante, specie quando sai di esse­re innocente ».
  Per quale o quali motivi l'ordine di arresto?
 
« Per un presunto pericolo di collusione ».
  Una notte in cella, quella fra giovedì e venerdì: come l'ha trascorsa?
 
« Ho dormito pochissimo, pra­ticamente non ho chiuso occhio. Pensavo soprattutto alla mia famiglia. A mia moglie. Ai miei quattro figli ».
  Lei è anche in Gran Consi­glio per il Ppd. Si è già in­contrato con i vertici del partito dopo la sua scarce­razione?
 
« Anzitutto vorrei che la mia posizione dal punto di vista pe­nale venisse chiarita al più pre­sto. Premesso ciò, stamattina (ieri, ndr) ho sentito al telefono il presidente Giovanni Jelmini al quale ho ribadito la mia as­soluta estraneità ai fatti. Alla prossima riunione del gruppo parlamentare ne discuteremo. Se mi verranno chiesti dei chia­rimenti, li fornirò, ovviamente nel rispetto del segreto istrutto­rio e di quello professionale » . Ravi resta per ora indagato.
  Per falsità in documenti e con­seguimento fraudolento di una falsa attestazione. « Siamo con­vinti - sostiene a sua volta il difensore, l'avvocato John No­seda - che pure queste due ipote­si di reato sono destituite di fon­damento e lo dimostreremo, con­fidando nell'emissione di un de­creto d'abbandono in tempi ra­gionevoli ». A.MA./L.B.
 




TI- PRESS
 Yasar Ravi

 

Da: Il caffé 7.12.08

MAGISTRATI SPESSO "PREVENUTI COLPEVOLI"

  LILLO ALAIMO, direttore responsabile
L
e filastrocche che si ascoltano ogni qualvolta la casta dei poli­tici vede finire sotto inchiesta o dietro le sbarre un proprio rappre­sentate, lasciano spesso il tempo che trovano. Nenie difficilmente cantate quando ad inciampare nel codice penale sono cittadini comuni, ma intonate ad arte se ad essere inguati sonopersonaggiche,conleloronoie giudiziare, potrebbero minare credi­bilità e prestigio di questa o quell'i­stituzione, di questa o quella casta. È inevitabile! Ma non per questo sem­pre e comunque giustificabile.
  Un deputato ticinese l'altro gior­no è finito nella rete della giusti­zia. Non è passata che qualche ora dal suo arresto per registrare di­chiarazioni critiche verso la magi­stratura e i mass media.
 segue a pagina 5

Interviene il ministro della Giustizia Pedrazzini dopo le polemiche per l'arresto del duputato ppd Ravi e gli attacchi della Lega al Ministero pubblico


 LIBERO D'AGOSTINO
"Bisogna dare più poteri al procuratore generale"
  Più poteri al Procurato­re generale e ai procu­ratori anziani ed esper­ti", ecco la strategia del ministro della Giusti­zia Luigi Pedrazzini, per il nuovo corso del Ministero pubblico bersagliato da attacchi e polemiche.
  Per la procura ticinese è stata una settimana di fuoco. Martedì, il de­putato leghista Boris Bignasca che in parlamento dà del "deficiente" al procuratore pubblico Luca Ma­ghetti; giovedì l'arresto, ordinato dal procuratore Arturo Garzoni, dell'avvocato e deputato pipidiYa­ser Ravi, assieme ad un commer­cialista luganese, per una transa­zione immobiliare (vedi articolo in basso) entrambi scarcerati 24 ore dopo. Nuove bordate contro la Procura. Se c'è chi chiede le dimis­sioni di Garzoni e del procuratore generale Bruno Balestra, tutti invo­cano una "riflessione" sul Ministe­ro pubblico, che nella parole di molti politici appare diviso e allo sbando. "Sappiamo che c'è questa impressione - dice Pedrazzini­, certo un problema esiste e lo stia­mo affrontando. Pur non essendo obbligati a farlo, con l'adeguamen­to della legge al nuovo codice di procedura penale stiamo lavoran­do alla riorganizzazione del Mini­stero pubblco con una gerarchia interna più forte".
  Gerarchia più forte significa so­prattutto più potere al al Pg, al pro­curatore generale, che oggi è solo un "primo tra pari": "Bisogna dar­gli gli strumenti - spiega il mini­stro- per valutare il lavoro degli al­tri magistrati, per dare istruzioni ai procuratori, affiancandogli in que­sta funzione i colleghi più anziani". Se le parole di Bignasca, Pedrazzi­ni le liquida come "espressione in­degne che qualificano chi le ha usate", molto più delicato è il caso di Garzoni. "Se é legittimo mettere in discussione l'operato dei magi­strati - afferma Pedrazzini- altret­tanto legittimo è far valere anche per loro, come per qualsiasi altro cittadino, la presunzione d'inno­cenza. Solo sulla base di una cono­scenza completa dell'inchiesta, si potrà sapere se il procuratore Gar­zoni ha commesso un grave erro­re personale nell'ordinare gli arre­sti poi sconfessati dal Giar. Non so­no ammissibili processi di piazza per la magistratura. Il giudizio sul suo operato spetta al Consiglio di vigilanza". Che al Ministero pub­blico ci siano dei problemi, Pe­drazzini, non lo nasconde: "Le so­luzioni sono un potenziamento del personale di supporto dei ma­gistrati, un nuovo assetto organiz­zativo e una logistica più funziona­le. Dobbiamo pensare alla Procu­ra, che oggi impiega una sessanti­na di persone, come ad un'azienda". Col suo linguaggio ru­spante Bignasca ha sparato anche contro la "dittatura della magistra­tura": "Non credo che i cittadini onesti si sentano vessati dai giudi­ci, semmai vorrebbero una magi­stratura ancora più forte, in uomi­ni e mezzi", dice il ministro. Tasto delicato quello degli uomini del Ministero pubblico: "Alla luce del nuovo codice di procedura penale s'impone un potenziamento della Procura - precisa. Ritengo, però, che l'attuale numero di procurato­ri e sostituti sia sufficiente. Va po­tenziato, invece, il personale che lavora a fianco dei magistrati, pen­so, ad esempio, a giuristi e segrete­rie".
 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 La nuova strategia :"Si rafforzerà la gerarchia interna.Va potenziato il personale di supporto ai magistrati"







YASAR RAVI
 Indagato per una transazione immobiliare, il deputato è stato scarcerato 24 ore dopo



ARTURO GARZONI
 Il procuratore nell'occhio del ciclone per l'arresto del deputato ppd Yasar Ravi



LUCA MAGHETTI
 Al procuratore dimissionario il deputato leghista Boris Bignasca ha dato del deficiente


 
CHE STILE LA POLITICA!

 SIMONETTA CARATTI, vice direttore
R
eo di aver avviato - per Bi­gnasca - inchieste senza fondamento”. Accuse pe­santi che un parlamentare non deve lasciarsi scappare anche se maturate su un terreno di emo­zioni e fatti personali. Come Bi­gnasca non condividiamo la stortura di un sistema che per­mette ai partiti di nominare dei magistrati in un valzer liti e riven­dicazioni a non finire. A più ri­prese abbiamo criticato l’agire o la lentezza della magistratura, portandoelementi,testimonian­ze su casi specifici. È il nostro ruolo e lo svolgiamo fino in fon­do. Ma mai accuse a vanvera mossi da simpatie o antipatie.
  Perché è pericoloso (se non ad­dirittura folle) insinuare il so­spetto, senza portare fatti con­creti e lasciar intendere che le de­cisioni della magistratura sono manovrate dalla politica. Ed è al­trettanto pericoloso non reagire ad un attacco che non colpisce unsolomagistrato,maminailla­voro di un’intera squadra. Di conseguenza accettiamo, ma non condividiamo il silenzio del procuratore generale Bruno Ba­lestra, che sollecitato dal Caffè non ha voluto commentare la vi­cenda. Forse i suoi colleghi si aspettavano una difesa ufficiale.
  Se perdiamo la capacità di indi­gnarci, di reagire, di emarginare chi sceglie l’insulto come arma politica, perdiamo un pezzo del­la nostra dignità. E di esempi questa settimana ne abbiamo tanti… dalle caricature sul Mat­tino della presidente del Nazio­nale Simoneschi-Cortesi alle schermaglie a non finire tra Giu­dici, Mariolini, Masoni via stam­pa (forse potrebbero risolvere i loro problemi semplicemente parlandosi) fino al parlamentare Andrea Giudici che ha strattonto
una collega di partito.

 
 

  "PRESUNTI COLPEVOLI"
 LILLO ALAIMO, direttore responsabile
A
ddirittura prima che i giornali fossero pubbli­cati, c'è chi ha puntato il dito sui "processi mediatici". Al­tri ed altre volte sulla "ricerca di visibilità" della magistratura.
  Sono dichiarazioni che, per quanto banali e scontate, altro non sono che pressioni indebi­te sull'indipendenza della ma­gistratura inquirente. Pressioni che, nel medio e nel lungo ter­mine, stanno gravemente dele­gittimando un potere che da troppo tempo agli occhi dei ti­cinesi zoppica. E vistosamente.
  Che i sistemi di nomina dei ma­gistrati siano eccessivamente politicizzati è risaputo e indub­bio. Ma che l'azione della magi­stratura sia di conseguenza in­quinata dall'appartenenza po­­litica, è tutto da dimostrare.
  Non serve dare del "deficiente" a un procuratore (come l'altro giorno ha fatto in parlamento un deputato leghista), per in­fangare la credibilità della ma­gistratura. Può bastare molto meno. Per gettare il seme del dubbio sulla capacità della ma­gistratura, sono sufficienti le fi­lastrocche recitate a prescinde­re, quelle che, senza ancora co­noscere gli atti dell'inchiesta, af­fermano dell'"assoluta estraneità ai fatti" di chi è finito sotto in­chiesta o in carcere.
  Tavolta, alla presunzione d'in­nocenza per gli indagati si mi­schia una presunzione di colpe­volezza per i magistrati. E quan­do a mischiare le cose è la stes­sa classe politica che quei procuratori e quei giudici ha scelto e votato, allora agli occhi dei cittadini le cose si complica­no. Inevitabile pensare che gli inetti siano prima di tutto i po­litici, incapaci di trovare un si­stema di nomina meno politi­cizzato e una selezione solo su criteri di professionalità.
 alaimo@caffe.c

I legali

La spiegazioni del vice presidente dei notati, Mazzola, sulle modalità di compravendita
 "Noi ci fidiamo delle cifre dei clienti"

P
agamenti in nero, transazioni finan­ziare non documentate o falsamente documentate. L'arresto dell'avvocato Ravi, già scarcerato, ha risollevato gli inter­rogativi sulla "veridicità" delle compraven­dite immobiliari in Ticino? "Che sostanzial­mente sono veritiere - sottolinea il vicepre­sidente dell'Ordine dei notai del Ticino l'av­vocato Alfio Mazzola di Lugano - anche perché se viene dichiarato un prezzo infe­riore al reale, si pagano comunque le tasse sul valore di stima ufficiale".
 E quali sono gli obblighi dei notai nel caso di una compravendita.

 "Quelli di assicurarsi della reale volontà del venditore e del compratore e di rogare gli atti secondo quanto disciplinato dalla leg­ge sul notariato".
 La tassazione avviene in base all'importo ufficiale della compravendita?

 "È evidente: è stabilita per legge, e può an­che azzerarsi se non si conseguono utili".
 E per non conseguire utili, un notaio può suggere formule o modalità per evadere il

 fisco?

 "No, deve informare sulle tasse e sugli one­ri che la compravendita comporta, ma non può dare consigli per evadere, né tanto me­no suggerire di versare una parte della com­pravendita in nero".
 Può assistere ad un accordo plateale fra l'acquirente e il venditore al fine di dichia­rare meno del dovuto?

 "A mio parere no. Nel momento in cui lui viene a sapere che il prezzo rogato non è quello effettivo, non deve procedere. Lo sta­bilisce l'articolo 62 della legge sul notaria­to".
 Che dice cosa?

 "Dice che se l'atto è simulato, cioè non de­stinato per concorde volontà delle parti a spiegare l'effetto legale che comporta, ma è diretto a cagionare ingiusto e fraudolento danno allo Stato o a terzi, il notaio deve ri­fiutare di rogare".
 Ha l'obbligo di verificare se l'importo del­la compravendita è nella norma?

 "E come potrebbe? Non è un architetto o un operatore immobiliare. Si attiene a quanto dichiarato, visto poi che esiste un valore uf­ficiale di stima".
 Concludendo: le dichiarazioni in Ticino sono fedeli?

 "A mio parere sì, anche perché il notaio av­visa delle conseguenze penali e civili".
 Quanto incide in compravendita l'onere notarile?

 "Complessivamente il 2% del valore dell'at­to.
  Ma attenti, questa cifra non è incassata tutta dal notaio".
 Cioè?

 "La percentuale più consistente l'11‰ va alla tassa di registro fondiario, circa il 3‰ alla tassa di archivio notarile e all'imposta di bollo. Solo un quarto va al notaio. E poi c'è la tassa sugli utili immobiliari".
 Voi potete fare sconti ai vostri clienti?

 "Sì, nel senso che ossiamo applicare una parcella inferiore alle tariffe stabilite per legge".
 c.m.

 ‘‘

 Le dichiarazioni in Ticino sono fedeli e noi avvisiamo delle conseguenze penali e civili




ALFIO MAZZOLA
 Vice presidente dell'ordine dei notai

La legge
 Quanto incassa chi fa un rogito immobiliare

 Qualsiasi compravendita di im­mobili o terreni comporta per l'acquirente un aggravio che si stima complessivamente attor­no al 2% del valore dell'atto. Ma non si tratta di una parcella che incassa completamente il notaio. La percentuale del 2% sull'importo della transizione è è composta per il 5‰ circa del­l'onorario notarile, dell'11‰ per la tassa di registro fondiario e per il 3‰ dalla tassa di archi­vio notarile e imposta di bollo. (La quota che va direttamente al notaio è del 5‰ al notaio per importi fino a mezzo milione di franchi, il 4‰ per importi da mezzo a un milione di franchi il 3‰; la frazione da un milione a due milioni di franchi ecc.: art. 5 legge sulla tariffa notarile)



 

 

Da: Il caffé 14.12.08

A Zurigo supervisione
su chi fa le inchieste


Stefano Bettelini e Corrado Galimberti

Un procuratore generale con più ampi poteri a Ginevra, Zurigo e Berna, e semplicemente un "primo tra pari" in Ticino, dove il responsabile del ministero pubblico non ha prerogative particolari.

È questa una delle differenze tra la Procura pubblica ticinese e quella di altri cantoni. La Svizzera è un paese in cui i Ministeri pubblici hanno sempre avuto poteri e modalità di elezione diverse da cantone a cantone. Ma dal gennaio dell'anno prossimo la situazione muterà radicalmente poiché entrerà in vigore, in modo progressivo, il nuovo codice di procedura penale che uniformerà a livello nazionale anche l'attività dei ministeri pubblici. Spariranno ad esempio i giudici istruttori, peculiarità di tutti i cantoni romandi e di alcuni della Svizzera tedesca, tra i quali Zurigo, mentre in Ticino sono già stati aboliti nei primi anni Novanta.

Nel canton Zurigo il procuratore generale ha il potere di avocare le inchieste, ovvero di togliere un'inchiesta a un procuratore per occuparsene direttamente. Ha pure il potere di spostare una determinata inchiesta da un procuratore ad un altro, oltre ad avere diritto di essere pienamente informato sullo sviluppo dei vari dossier.

Pure nel canton Berna il procuratore generale può avocare le inchieste. Ha la possibilità di valutare il lavoro dei procuratori nelle inchieste e di traferire i dossier da un procuratore ad un altro.

Situazione simile nel canton Ginevra, dove il procuratore generale, per tradizione,  ha la possibilità di riprendere un'inchiesta che è portata avanti da un altro procuratore. Formalmente non può obbligare un procuratore ad agire in un certo modo in un inchiesta, ma ha diritto di essere pienamente informato e influisce dando dei consigli, che sono normalmente rispettati vista la possibilità di avocazione.

Da: Il caffé 14.12.08

Entro fine anno un rapporto sull'istituzione della commissione giustizia

"La Procura ha bisogno
di una guida più forte"


Clemente Mazzetta
  

Dare più potere al procuratore generale, riorganizzare la magistratura in modo che sia più efficiente ed efficace. All'interno dei partiti politici di governo, i concetti che Luigi Pedrazzini, ministro delle Istituzioni, ha espresso settimana scorsa al Caffè, sono sostanzialmente condivisi. Almeno da tre su quattro, visto la posizione oltranziste della Lega.

Sono appoggiati a piene mani all'interno del Ppd, ad esempio, dove il deputato Fabio Bacchetta-Cattori sostiene che: "Una revisione degli aspetti organizzative e delle competenze dei procuratori si impone anche in ragione dell'adeguamento del codice di procedura penale".

Per l'ex presidente del Ppd "è opportuno andare verso l'indirizzo prefigurato dal consigliere di Stato: ovvero assegnare un maggior potere al procuratore generale". 

Indirizzo condiviso pure nel Ps, dove la "crisi" del giustizia ticinese si risolve aumentando il ruolo di controllo del Consiglio della magistratura. "È questo ruolo di autocontrollo che dobbiamo rendere più efficace - afferma Werner Carobbio (Ps)-; non credo che esista una questione giustizia così come sollevata dalla Lega in modo strumentale". Carobbio, vicepresidente della commissione della legislazione, aggiunge: "Abbiamo istituito un sottocommissione che ha preso in esame i vari  aspetti legati alla giustizia: nomine, potere dei magistrati, organizzazione. Personalmente condivido l'indirizzo di Pedrazzini". 

Fra le proposte scaturite, anche l'istituzione di una commissione di controllo parlamentare, proposta l'anno scorsa dal deputato plrt Felice Dafond. "Si tratta di una speciale Commissione con il compito principale di esercitare l'alta vigilanza sul potere giudiziario, - spiega - non con l'intento di mettere una mano del sistema politico su quello giudiziario, ma per affrontare con serietà i problemi organizzativi, gestionale che annualmente i vari rapporti dei magistrati ci segnalano". Dafond condivide l'indirizzo di Pedrazzini sull'aumento del "potere" del procuratore pubblico, "qualche potere in più ci vuole, ma attenti: non sarà la panacea per tutti i mali". Il rapporto sarà reso pubblico entro fine anno. Tutte proposte che contrastano con la "feroce" campagna contro la Procura lanciata dalla Lega che ha anche chiesto una discussione generale in parlamento. Campagna su cui Attilio Bignasca non demorde: "Prima di dare più poteri al procuratore generale - sostiene Bignasca - bisogna che Bruno Balestra, attuale capo procuratore, se ne vada. Non possiamo ritenere che il problema della giustizia sia solo un problema di carenza di organico o di organizzazione. Se si impone una riorganizzazione del Ministero pubblico, che la faccia un nuovo procuratore generale".

Newspaper

Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.

Forniamo documentazione e analisi per sostenere decisioni informate e un dibattito pubblico equilibrato in Ticino e in Svizzera.

Iscriviti per ricevere aggiornamenti.

Maschi avvisati mezzi sal­vati

Bene dei minori

Male dei minori

Ultimi articoli